10 fatti che forse non sai sui cocktail

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I cocktail li beviamo, li prepariamo, li amiamo, ma quanto ne sappiamo su di loro? Ecco 10 fatti che non tutti conoscono sui cocktail…

Cocktail, ne parliamo ogni giorno, li beviamo spesso (soprattutto se a base di gin!), li prepariamo, ma forse non sappiamo proprio tutto su cosa siano i cocktail, la loro storia, la definizione… Ecco quindi dieci fatti interessanti che non tutti sanno sui cocktail: enjoy and God Save the Gin!

10 curiosità sui cocktail

1. Definizione di cocktail

La definizione di cocktail è decisamente generica e dice che può essere chiamata “cocktail” ogni tipo di bevanda che contenga due o più ingredienti, di cui almeno uno deve essere alcolico. Se si tratta di un distillato più un mixer (ingrediente analcolico per la miscelazione) la bevanda si chiama “highball”, come per esempio il gin tonic che è composto da gin e acqua tonica. Un cocktail composto da un distillato e un liquore è chiamato “duo” e se a questi due ingredienti viene aggiunto un mixer allora si ha un “trio”.

2. Un’etimologia misteriosa

Nessuno sa esattamente da che cosa derivi la parola “cocktail”; l’unica cosa certa è che comparve per la prima volta su un quotidiano britannico nel 1798. Molteplici sono le storie e le teorie riguardanti l’etimologia: una delle meno conosciute sostiene che la parola “cocktail” rappresenti la coda che si muove (“cocked tail” in inglese) di un cavallo vivace, riferendosi al fatto che i primi cocktail avevano il fine di sollevare il morale. Ci sono poi diverse fantasiose teorie etimologiche, per esempio quella che sostiene che derivi dal francese “coquetier”, cioè “portauovo”, o che si tratti di una deformazione della termine inglese “cock ale” utilizzato nel XVII secolo. Una delle teorie fra le più note sostiene che si riferisca alla coda del gallo (“cock’s tail” in inglese) poiché queste bevande sono solitamente belle e colorate come le piume della coda del gallo, ma c’è anche chi pensa che ci si riferisca al fatto che in Messico venissero utilizzate le piume di pollo per mescolare le bevande miscelate!

cocktail

Gin Fizz

3. Esiste una lista ufficiale dei cocktail

L’Associazione Internazionale dei Bartender (IBA) conserva una lista dei cocktail “ufficiali”. Essi sono divisi in tre categorie: “Unforgettables” (Indimenticabili), che include Gin FIzz, Sidecar e Negroni; Contemporary Classics (Classici Contemporanei), come Cosmopolitan, Sex on the Beach e Black Russian; New Era Drinks, tra cui Espresso martini, Vesper e Dark ‘N’ Stormy.

4. I cocktail divennero popolari proprio durante il proibizionismo

Negli Stati Uniti durante il periodo del cosiddetto Proibizionismo (1920-1933) fu vietata la vendita di alcolici e nacquero quindi numerosi bar clandestini chiamati “speakeasy”. Il nome deriva da una barlady che zittiva i clienti rumorosi dicendo “Speak easy”, cioè “parla piano”, poiché c’era il rischio di essere scoperti e arrestati. L’alcol che giungeva di contrabbando in questi bar illegali era solitamente di pessima qualità, spesso prodotto in casa e per questo motivo la miscelazione per rendere i cocktail migliori era molto importante. Inoltre il gin e la vodka, poiché di più facile produzione, sostituirono il rum e il whisky come ingredienti primari dei cocktail. Fu proprio in questo periodo che i cocktail divennero molto più popolari di quanto non fossero prima.

5. Dal genever al gin: l’evoluzione dei cocktail

La maggior parte dei cocktail tradizionali a base di gin originariamente venivano preparati con il genever. Nella Bartenders Guide di Jerry Thomas, il primo ricettario di cocktail mai pubblicato (1862), si faceva infatti riferimento come ingrediente al “gin olandese”, cioè il genever. Durante la Prima Guerra Mondiale però la produzione di genever calò fortemente in quanto scarseggiavano i cereali necessari per la base alcolica e inoltre l’esportazione di genever negli USA cessò del tutto a causa del Proibizionismo e quindi questo ingrediente venne sostituito dal gin, di più facile reperibilità, e il genever venne quasi dimenticato al di fuori dei Paesi Bassi.

cocktail

Martini Cocktail

6. Nessuno sa come sia nato il Martini cocktail

Il Martini è uno dei cocktail più famosi nel mondo, ma le sue origini sono un mistero. Alcuni sostengono sia una versione più secca del Martinez, un cocktail nato prima del Martini; altri pensano che sia nato a Martinez, in California; altri ancora suggeriscono che l’origine sia italiana, facendo riferimento all’azienda Martini & Rossi.

In ogni caso sappiate che il Martini va mescolato e non shakerato, nonostante quello che sostiene James Bond, poiché altrimenti risulta troppo diluito. Inoltre, oltre alle olive, sono molteplici i garnish considerati tradizionali per il Martini: dalla scorza di limone alle cipolline sottaceto, potete scegliere quello che preferite, ma è meglio considerare bene l’abbinamento con il tipo di gin e di vermouth scelti.

7. Il Tom Collins nasce nell’800 a causa di una burla

L’origine del Tom Collins deriva da una burla avvenuta a New York nel 1874: a moltissime persone che stavano trascorrendo la notte fuori venne detto che un uomo di nome Tom Collins stava girando la città diffondendo calunnie su di loro. Nessuno sapeva chi fosse questo Tom Collins, ma tutti cominciarono a cercarlo ovunque furiosi e, mentre i burloni si facevano grasse risate nel vedere queste persone cercare qualcuno che non esisteva, nei bar nacque l’idea di creare un cocktail con questo nome, così da poter dare qualcosa a chi fosse entrato nel locale chiedendo di un certo Tom Collins.

Tom Collins

8. Uno dei cocktail più reinterpretati è la Piña Colada

La Piña Colada di base conterrebbe rum, latte di cocco e succo di ananas, ma le variazioni che sono state fatte a questa combinazione sono numerosissime. Un esempio è l’Amaretto Colada, con l’amaretto al posto del rum, oppure esiste una versione dove il rum è sostituito dalla vodka. Nella Kiwi Colada il succo di kiwi sostituisce quello d’ananas, mentre nel Lava Flow abbiamo un ibrido fra Daiquiri alla fragola e Piña Colada. L’elenco è ancora molto lungo.

9. Il Bloody Mary ha un sapore migliore sugli aeroplani

Il Bloody Mary è un cocktail risalente agli inizi del 1900 composto da vodka e succo di pomodoro più una combinazione di spezie e altri ingredienti (pepe, tabasco, salsa Worcester, succo di limone o altro). Il nome pare si ispiri alla Regina Elisabetta I detta La Sanguinaria, cioè Bloody Mary, poiché amava far decapitare le teste dei Protestanti, in quanto il rosso del succo di pomodoro del cocktail richiama quello del sangue. Ad ogni modo pare che il Bloody Mary sia uno dei cocktail più popolari sugli aeroplani poiché in quota ha un sapore migliore e alcuni scienziati all’inizio pensarono che le papille gustative fossero influenzate dall’altitudine, ma una nuova ricerca ha dimostrato che in realtà è il rumore a influenzare il gusto! Un esperimento ha infatti dimostrato che negli ambienti rumorosi le persone hanno maggiori difficoltà a captare i sapori dolci, mentre trovano sia più facile riconoscere il salato e l’umami, sapori presenti nel pomodoro.

10. Il cocktail più costoso del mondo è servito a Tokyo

Attualmente il cocktail più costoso del mondo che è possibile ordinare pare che sia il Diamond Is Forever e viene servito al Ritz-Carlton di Tokyo al prezzo di US$22.600. Il cocktail contiene semplicemente vodka Grey Goose e un twist di lime e il motivo di tale costo è che viene servito con un diamante da 1 carato. Per ora sembra sia stato ordinato solamente due volte e ogni volta all’interno del ristorante viene suonata la canzone Diamond Are Forever.

Diamond Is Forever

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