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La moda del gin sta finendo? Pare proprio di no! La parola agli esperti

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L’incredibile fermento nel mondo del gin e la continua crescita del settore portano a inevitabili domande: cosa c’è da aspettarsi in futuro?

Sappiamo bene quanto velocemente e in quali grandi volumi la categoria del gin sia cresciuta negli ultimi tempi, ma un’esplosione così rapida e di queste dimensioni porta inevitabilmente a chiedersi se e quanto sia destinata a durare. In molti dicevano che si trattasse solamente di una bolla destinata a svanire in fretta, ma molti di più hanno scommesso il contrario e sono risultati vincitori.

Saper raccontare una bella storia è la chiave del successo

Solo in Inghilterra l’anno scorso la vendita di gin ha superato il miliardo di Sterline, mentre le esportazioni sono cresciute del 32% in cinque anni e il numero è ancora in salita. Nel Regno Unito a oggi vengono prodotti più di 500 gin, ma anche in questo caso la crescita è così veloce che è difficile contare, basti pensare che da 128 distillerie presenti sul territorio nel 2012 sono ora arrivati a 273. Nel mondo oggi vengono prodotti più di 6.000 brand e in Italia siamo passati da una produzione che rasentava lo zero a una sessantina di brand e cominciano a sorgere le prime distillerie dedicate esclusivamente al gin, come Peter in Florence a Firenze.

Questo è l’oggi, ma cosa ci aspetta nel futuro provando a pensare a lungo termine? A tal proposito The Spirit Business ha intervistato Fairfax Hall, co-fondatore di Sipsmith (vedi scheda), una piccola distilleria artigianale di Londra che in pochissimo tempo è diventata un importante produttore al punto che è stata acquisita dal colosso Beam Suntory. Secondo Hall la percezione del mercato del gin è talmente cambiata che adesso è più simile alla stratificazione del mercato del whisky che a quello degli altri distillati, poiché il gin è riuscito a costruirsi una nicchia nella psiche dei consumatori non solo inglesi, ma di tutto il mondo. Il modo in cui è cambiata la maniera con cui pensiamo al gin si sta talmente tanto radicando che sarà impossibile tornare al punto di partenza. Un altro punto a favore del gin è la sua versatilità che fa sì che rimarrà sempre la base di numerosi cocktail.

Jared Brown, Sam Galsworthy e Fairfax Hall,
i fondatori di Sipsmith

Sipsmith London Dry Gin è disponibile su GinShop

Detto ciò, è necessario chiarire che ovviamente a un certo punto la crescita è destinata a fermarsi e quindi la domanda da porsi è: chi probabilmente sopravviverà in questo mercato così competitivo? Secondo Hall, ma la stessa opinione era diffusa anche fra gli esperti di gin presenti al Ginposium 2017 di Londra, è più probabile che a rimanere sul mercato saranno i brand che hanno saputo costruirsi intorno una bella storia. “Tutti amano una bella storia sul gin, che sia fatto a partire dal nulla con patate di ultima categoria o che sia creato con un alambicco di rame nel garage di casa e con l’etichetta scritta a mano. Queste storie sono molto più di semplici aneddoti curiosi. Il prezzo, il design della bottiglia e il branding costituiscono tutti elementi essenziali, ma è il senso di appartenenza e di provenienza che aiuta davvero un moderno brand di gin a prosperare.”

In conclusione, la territorialità è importante per un brand e un giorno, quando il Rinascimento del gin sarà agli sgoccioli, forse a sopravvivere sarà proprio chi è riuscito a radicalizzarsi nel territorio e a raccontarsi meglio. Non per nulla i gin più richiesti in Italia sono proprio quelli italiani!

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