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Il mio primo bar casalingo: consigli per gli acquisti

Il mio primo bar casalingo: consigli per gli acquisti

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Bastano 6-700 euro per metter su un bel bar domestico con una trentina di bottiglie e l’attrezzatura giusta, parola di Massimo D’Addezio e di The Gin Lady!

Il mio 2017 si è aperto con un grande progetto, quello di una casa nuova. Molto più spazio e tanta voglia di creare qualcosa che mi rispecchi. Così mi sono detta, perché non organizzare un angolo bar a casa mia? Per farmi dare qualche dritta ho chiamato il mio amico Massimo D’Addezio, patron del Chorus in via della Conciliazione, per il quale ha disegnato un bancone da urlo. Ad averci lo spazio mi piacerebbe averne uno proprio così. Ma non esageriamo, parliamo di un angolo bar da neofiti, da appassionati, non da vecchie volpi della miscelazione, quindi caliamo le pretese e vediamo che ci suggerisce Massimo D’Addezio.

The Gin Lady suggerisce come fare un perfetto angolo bar a casa propria

Il budget: sei-settecento euro per metter su un bel bar casalingo, con tante belle bottiglie per potersi allenare a miscelare in casa. Ovviamente i modi di spendere molto di più sono infiniti, a cominciare dalle bottiglie, che possono essere premium invece che delle ottime etichette basiche per le quali stanziare una media di una ventina d’euro o poco più. Oppure gli attrezzi: “Tiffany fa un meraviglioso shaker da 3.500 euro”, suggerisce D’Addezio. Fino al mobile bar: “un mio cliente ha comprato il bancone dell’Harry’s Bar quando lo hanno ristrutturato”.

Il mobile-bar: dipende da quanto spazio e quanta disponibilità si ha, oltre che dal gusto. Massimo suggerisce di divertirsi a girare per mercatini e rigattieri, alla ricerca di qualche chicca d’antan. Un vecchio mobile-bar, un mappamondo, una credenza della nonna… “C’è anche chi ha riadattato dei vecchi bauli, in modo da creare l’effetto sorpresa quando si aprono”. Conditio sine qua non, per D’Addezio, è però uno spazio sufficiente in freezer per ospitare bicchieri di Martini e ghiaccio, ma non pensate di cavarvela con i frigoriferi che producono anche il ghiaccio: fanno dei cubetti che farebbero inorridire anche l’ultimo dei bartender. Il consiglio di Massimo è di mettere delle bottigliette di plastica nel congelatore, da sacrificare all’occorrenza, tagliandole e ricavandone dei perfetti chunk di ghiaccio. Oppure si trovano in commercio varie tipologie e formati di stampi di silicone per il ghiaccio e perfino per le ice-ball.

I bicchieri. Almeno 3 tipi, raccomanda D’Addezio. Immancabile la coppetta da Martini (quello che terremo in freezer), poi degli eleganti Old Fashioned e dei Thumbler per il nostro gin tonic e non solo. Se poi avete spazio potete continuare l’assortimento, io per esempio ci aggiungerei un bellissimo servizio da tè d’antan e una bella zuppiera o una teiera abbinata per i miei amatissimi punch delle cinque, dall’aria molto vittoriana. Caldi d’inverno, freddi d’estate, perfetti per le feste in terrazza.

L’attrezzatura. In commercio ci sono dei kit per neofiti, anche all’Ikea per capirci, ma almeno sullo shaker D’Addezio raccomanda attenzione: l’acciaio deve essere abbastanza elastico per poterlo aprire con facilità. Altrimenti è meglio copiare la tecnica di Bruno Vanzan, che utilizza una bottiglia del latte di plastica da mezzo litro e due tappi, uno sano e uno forato. Con il primo mixi, col secondo filtri. Volendo impiegare un minimo di budget, si può cercare nei negozi di articoli da cucina, online o nuovamente nei mercatini. Se il mobile è degli anni quaranta, per esempio, non sarebbe una sciccheria abbinare uno shaker dello stesso periodo? Massimo condivide e suggerisce una passeggiata a Londra, al mercatino di Portobello Road, dove se ne trovano a bizzeffe. Oltre a questo, serve un jigger, un mixing glass, uno stirrer (il cucchiaione lungo con lo stelo a spirale), uno strainer o quantomeno un passino di quelli per lo zucchero a velo e, fondamentale, un coltello a seghetto per gli agrumi. Se si ha un po’ di manualità Massimo garantisce che basta questo anche per pelare gli agrumi e ricavare delle belle zest, ma se siete pigri va bene un pelapatate.

La dispensa. Non le vuoi avere un po’ di olive denocciolate per il tuo Martini? E se ti piace dirty, mai buttare la salamoia. Massimo raccomanda di tenere anche le cipolline e la loro salamoia per analogo motivo, oltre che un tubetto di pasta d’acciughe per farcire le olive all’occorrenza. Ovviamente gli agrumi freschi non devono mai mancare e io ci aggiungerei anche una fornitura di cetrioli, che col gin tonic stanno sempre bene. E sempre per gli appassionati di gin tonic da tenere sempre una scorta di spezie, con il ginepro in cima alla lista della spesa.

Gli analcolici. Da tenere sempre uno sciroppo uno a due di acqua e zucchero, che si può preparare anche da soli: mezzo litro d’acqua e un chilo di zucchero lasciati ridurre sulla fiamma. Poi non possono mancare la granatina e l’orzata e per quanto riguarda il capitolo sciroppi la fantasia non ha limiti e bisogna tenere presenti un po’ i propri gusti. Ancora non deve mancare l’acqua gassata, possibilmente in bottiglia di vetro per un buon americano o un whiskey&soda e naturalmente le nostre toniche per il gin tonic. In questo caso Massimo consiglia di andare sul classico, con la Schweppes o la Fever Tree, a meno che non si sia particolarmente bravi negli abbinamenti dei botanical.

La bottigliera. Qui l’affare si complica, perché per Massimo ci vogliono non meno di una trentina di bottiglie. Si comincia con un paio di vermouth, uno rosso e uno extradry; quindi si passa ai bitter, con un classico Campari e un aperitivo leggero come un Aperol come minimo. Passiamo agli amari, da assortire almeno in due versioni: uno più liquoroso e con un basso contenuto zuccherino, come il Montenegro, e uno più secco come lo Jaegermeister, l’Unicum o il Petrus. Poi ci vuole una vodka non aromatizzata di buona qualità, che sia più o meno sui 40°. Analogo discorso per il rum, che deve esser presente in triplice copia: bianco, scuro e un agricolo invecchiato, naturalmente di buona qualità e da poter bere anche lisci. Nella lista della spesa anche un Pisco, una grappa bianca friulana, un cognac che sia buono sia da bere liscio che da miscelare e una tequila 100% agave. Rinunciate al Mezcal, che è troppo difficile da miscelare. Per quanto riguarda il capitolo whiskey, ci vuole come minimo uno Scotch, un Single Malt, un Rye americano, un Bourbon morbido, volendo un giapponese e un irlandese potrebbero essere un buon completamento. E arriviamo finalmente ai nostri amati gin: non ne volete assortire almeno una bella cinquina nel vostro bel bar? Per cominciare un classico London Dry (Gordon’s o Beefeater per esempio), poi un più agrumato Plymouth (l’unico con la docg, ricorda D’Addezio), un Old Tom con una maggiore presenza zuccherina, un Jenever per avere un po’ di storia e uno Sloe Gin per l’aromaticità del prugnolo. In questo caso, vale la pena andare in base al gusto, pescando fra i botanical che più vi piacciono, scegliendo quelli che vi sembrano più profumati.

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