La vera storia del Gimlet: il cocktail dell’estate

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Gimlet, un drink fresco che parla di ufficiali di marina, detective privati e navi che partivano per viaggi transoceanici imbarcando gin e succo di lime

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Dimenticate il Gin Lemon (molto anni 90) e pure il Daiquiri, che ci somiglia ma è buono solo se vai ai Caraibi: il vero cocktail per superare un’estate che si preannuncia già caldissima è il Gimlet. La ricetta è molto semplice, anche se ha subito delle variazioni nelle quantità: metà gin e metà succo di lime. Oggi si beve più dry, il succo di lime si spreme al momento aggiustando la dolcezza con qualche goccia di sciroppo di glucosio, e il rapporto è variato in un 3:1 o addirittura un 5:1, naturalmente a vantaggio del gin.

Più o meno dry, il Gimlet è quello che ci vuole per rinfrescarsi!

Le origini di questo cocktail sono molto antiche e più o meno risalgono agli stessi tempi in cui si bevevano sulle navi i primi gin tonic. La leggenda vuole che il suo “papà” sia stato Sir Thomas Desmond Gimlette, da cui verrebbe anche il nome, benché storpiato. Come ci racconta il nostro amico Stefano Nincevich nel suo imperdibile “Cocktail safari”, Gimlette era un ufficiale medico imbarcato sulla Royal Navy nel 1879. È proprio nello stesso periodo, come ci spiega Nincevich, che il regolamento della marina britannica “dava disposizioni sulle razioni di succo di lime (o di agrumi in genere) che ogni nave mercantile doveva stoccare per l’equipaggio al fine di combattere lo scorbuto, una malattia letale per i marinai causata dalla carenza di vitamina C”.

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E come sappiamo, anche il gin si è diffuso nelle navi della Royal Navy grazie al suo potere medicamentoso (come pure la tonica, contenendo chinino), grazie alle sue proprietà diuretiche. Ed ecco che il mix è presto fatto. Il famigerato Gimlette ci ha messo quindi praticamente solo il nome, ma anche una buona dose di humour inglese, sostenendo che l’avesse pensato “per permettere di far scendere le medicine giù meglio”.

Qualche anno più tardi, il Gimlet torna nelle righe delle avventure del letterario detective privato Philip Marlowe, nato dalla penna di Raymond Chandler, che lo beveva seguendo la ricetta metà gin e metà Rose’s Lime Juice (non serviva aggiungere zucchero perché era già contenuto nel succo). Quest’ultimo era un succo di lime confezionato che si diffuse rapidamente nelle navi, grazie a una buona idea di Lauchlan Rose, proprietario di un cantiere navale, che evidentemente di rapporti con la marina ne aveva eccome. Il furbo imprenditore brevettò la ricetta del Rose’s Lime Juice, che altro non era che succo di lime imbottigliato senza l’uso di alcol, perfetto da imbarcare nelle navi in viaggio transoceanico (tanto l’alcol si poteva aggiungere a bordo). Come afferma Nincevich, questo “colpo di genio porta il suo Rose’s Lime Juice in tutto il vasto Impero Britannico, dai Caraibi, passando per l’Africa, fino alle Indie Orientali”.

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Ma non possiamo non citare anche l’etichetta di gin che sicuramente era fra le mani di Sir Gimlette quando miscelava il suo cocktail preferito: il Plymouth Navy Stength. Questa etichetta di gin celebra già nel nome la lunga collaborazione che la distilleria Black Friars aveva stretto con la marina militare britannica. Imbottigliato al 57%, questo gin era più adatto al consumo dei vigorosi marinai inglesi, a cui serviva un po’ di coraggio liquido durante il viaggio. Come afferma la stessa Plymouth: “per quasi 200 anni non c’è stata una nave della Royal Navy che abbia lasciato il porto senza avere a bordo un carico di Navy Strength”. Non è un caso, quindi, che sull’etichetta di ogni Plymouth ci sia la Mayflower, la leggendaria nave dei Pilgrim Fathers (i primi coloni nordamericani), che partirono proprio da Plymouth, per sbarcare nel Massachussets, dove battezzarono la loro terra promessa appunto Plymouth.

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