Ferdinand’s Saar Dry Gin, il Riesling e la bellezza dei raggi solari…

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Tra le colline di Saarburg, in mezzo ai vitigni, si cela una storia di emozionante bellezza e gin, Ferdinand’s Saar Dry Gin

Le colline presso Saarburg sono rampe dal profilo affilato, una qualche mano sembri aver appoggiato su questi brevi e scoscesi pendii delle lunghe pinne verdi, filari di uva del vitigno Riesling. Quante volte abbiamo giocato arrampicandoci su quel terreno feritile, cercando qualcosa di sconosciuto in quel groviglio di legno, metallo e foglie, però finendo sempre a trovare i riflessi traslucidi del pallido sole del Nord sugli acini d’uva? Esplodeva la primavera proprio in quei giorni, quando s’inciampava e si rotolava per qualche metro verso valle, temendo che la caduta non finisse mai, terminando nel fiume.

Scintillava il bicchiere con il Ferdinand’s Saar Dry Gin and tonic tra le sue mani

La valle da lassù era silenziosa, ma ognuno di quegli elementi del paesaggio voleva dire la sua, e quindi era tutto un gran vociare di campanili neri appuntiti, case colorate con pesanti scuri di legno alle finestre, piccoli monasteri nascosti tra le fronde dei boschi, guglie rocciose su cui si artigliavano ruderi medievali, improvvise insinuazioni fluviali nelle increspature della vallata, piccoli ponti appena percorribili da un’automobile, battelli lentissimi con turisti tranquilli, qualcuno che sorrideva, lì nel cuore dell’Europa. E l’occhio correva e saltava, s’insinuava nei particolari, si perdeva nei dettagli nitidi e separati di quella gigantesca zolla d’erba che era Saarburg e dintorni, visti dall’alto.

Illustrazione di Flavio Orlando

Scintillava il bicchiere con il Ferdinand’s Saar Dry Gin and tonic tra le sue mani. Erano spesso lì al centro, sullo stretto camminatoio che si affacciava sul torrente che tagliava la cittadina.

“Svegliati, fa’ qualcosa.” Gli diceva lei, mentre erano nella camera che si affacciava proprio sul fiumiciattolo, sotto il camminatoio, proprio di fronte alla cascatella. E pioveva di notte, soprattutto a Marzo quell’anno, sull’uva Riesling e sui cesti di vimini. Lingue d’acqua lunghissime scivolavano sui vetri della stanza e canne d’acciaio lanciavano litri di pioggia nel fiumiciattolo, gorgogliando nel freddo.

Era uno dei raccoglitori, si occupava di collezionare le botaniche per il Ferdinand’s Saar Dry Gin, che sono più di trenta. Trenta diverse botaniche, raccolte a mano. “Vai, fa’ qualcosa. Non fare ritardo.” Lo esortava lei svegliandolo col profumo di pane caldo ai cereali e col tintinnare del coltello sui barattoli di marmellate.

Le botaniche vengono tutte raccolte a mano, quasi tutte figlie del territorio del Saar, patria del Ferdinand’s Saar Dry Gin.

Illustrazione di Flavio Orlando

Ti ricordi quel sole di aprile? Ti addolciva il collo mentre ti chinavi per raccogliere il timo. E quella scala d’alluminio che utilizzavi per arrampicarti sul prugnolo selvatico? Una volta ti eri quasi spezzato qualche ossa cadendo da lì. Senti la campana che si agita nella testa appuntita del campanile, devi andare a raccogliere le mele cotogne dietro la distilleria. Il luppolo ti ricorda l’incalzante ironia della ragazza che lavora al fornaio. Pensi sempre a lei anche quando vai a raccogliere la lavanda, vero? Quel viola dei fiori s’insinua nell’iride anche in una delle peggiori giornate di pioggia della valle. Ricordi il castello di Saarburg quando raccogli i cinorridi, così rossi e sanguigni, prominenti dalla pianta così come il torrione della fortezza è prominente dalla collinetta che le fa da ramo. L’angelica non ti chiama forse alle lenzuola pulite della stanzetta sotto il camminatoio? È selvatica ma rassicurante, quando riempi enorme ceste con questa pianta ti inizia a mancare la finestra che dà sul torrente, e pensi a lei. Così come quando sali in piedi sul trattore per arrivare ai punti più alti dei cespugli di rose, con le mani bagnate dalla luce del tramonto. E le botaniche che ti fanno sognare terre d’incenso e di bronzo? Coriandolo, bucce di mandorla, zenzero, sono quelle che lavorano per la nota speziata perfettamente calibrata nel gusto del Ferdinand’s Saar Dry Gin.

Illustrazione di Flavio Orlando

E poi altre botaniche, nascoste perfettamente nel sapore finale, invisibili quasi al palato. Viste tutte assieme su un grande tavolo sembrano il paesaggio della valle del Saar, presso Saarburg. Una varietà infinita, un perdersi negli elementi che costruiscono il paesaggio, riconoscendo prima uno, poi l’altro, dimenticandosi i nomi delle cose, soffermandosi su un dettaglio.

Si versavano un po’ di Ferdinand’s Saar Dry Gin nei bicchieri, poi aggiungevano tonica. Che equilibrio a Saarburg, che equilibrio nel suo gin.

Con un tocco finale, inaspettato. Del vino Riesling in infusione, una pioggia dolce, la tradizione forte del luogo che innova la produzione del gin. I baci di lei calmi con le labbra pienissime, i baci calmi del Riesling per il Ferdinand’s Saar Dry Gin. La bellezza di una manciata di raggi solari che penetrano lo spesso vetro teutonico della finestra della stanza ricordano questo gin.

 

Leggi la scheda di Ferdinand’s Saar Dry Gin

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Storia e personaggi sono frutto della fantasia di Flavio Orlando

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