Gin Xoriguer: un sorso di Mediterraneo anglosassone


Un mulino a vento antico è pigramente poggiato su un cielo azzurro, così acceso da sembrare dipinto. Non un fiato di vento sembra soffiare tra le pale di legno e tela costruite decenni prima e mai rattoppate, piogge e tempeste sono più che rare sull’isola. Dal mulino si vede la costa sottostante, qualche metro d’altezza di dislivello, una scogliera, la spiaggia bianca da accecare e poi il mare, turchese, verde intenso, azzurro, blu profondo. Qualche pecorella bianca distante trotta sulla superficie immobile dell’acqua. L’odore del sale è ovunque, quasi visibile per quanto intenso. Il mulino silenzioso, che ogni tanto scricchiola spaccando l’aria secca e calda, ammonisce un po’ quella lenta sospensione assetata che pervade le strade.

Disegno di Flavio Orlando

Ma fino a quanto tempo addietro i documenti del paese erano in inglese? Non se lo ricorda nessuno, anche perché se mai si volesse non c’è nessuno a cui chiedere. In realtà, se non fosse per la fabbrica di gin, o ginebra come la chiamano gli spagnoli, forse nessuno saprebbe che un tempo quella era terra inglese. La bottiglia poi, non ne parliamo, mai visto niente di così lontano dall’eleganza e la compostezza inglese. La vedrei piuttosto in mano a qualche sergente spagnolo nella colonia americana di California, o in un’osteria dell’Aragona, conservata insieme a tante altre come lei nella cantina alla quale si può accedere solo passando per il cortile, socchiudendo gli occhi per il vento sabbioso che ne mina l’incolumità. La vedrei proprio dove sta adesso, a Minorca, nella distilleria che l’ha partorita, piena fino al collo di Gin Xoriguer pronto per adempiere il suo compito.

Disegno di Flavio Orlando

È molto complicato non giudicare un libro dalla copertina, figuriamoci un alcolico dalla bottiglia. Utilizzando i canoni classici di bello e brutto questa non cadrebbe assolutamente nella prima categoria, né tantomeno nella seconda. Si potrebbe affermare con ispanica certezza che sia semplicemente pittoresca, cioè che la bottiglia evochi una realtà molto specifica slegata sia dal quotidiano nostrano che dalle forme normalmente viste come belle o eleganti. A Minorca la bottiglia ha scelto di rimanere del luogo, quindi agli occhi dei forestieri appare evidentemente come un oggetto esotico. L’occhiello che ha al collo può essere utile per calcare bei stereotipi, come la possibilità di poterla afferrare stando sdraiati su un’amaca e non riuscendo ad allungare altro che il dito indice.

Disegno di Flavio Orlando

Bottiglia pittoresca, e il gin? Com’è il gin? Dicci Pablo, com’è il gin? “Dissetante.” Fa un altro sorso per saggiare meglio e continua: “leggermente speziato, pepato.” La goccia di sudore gli scende divertita sul lato della fronte scura, aggredita quotidianamente da un sole impietoso, bianchissimo per quanto caldo. Le mani hanno la pelle spessa e le unghie sono cortissime, sui palmi molte cicatrici causate da funi che improvvisamente scappano nell’acqua e che vengono afferrate di colpo da mani fatte di carne e sangue.  Pablo ha come principale desiderio quello di provare sollievo da quella calura asfissiante, noi anche. Dopo un Xoriguer and tonic vorremmo anche farci un tuffo in quelle acque gemmate, ancora riecheggianti delle armi inglesi ma da sempre e per sempre limpide per lo spirito mediterraneo, come questo gin.


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