L’indimenticabile Studio 54

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Conoscete la storia dello Studio 54 e della Disco Music? E cosa ha a che vedere con il gin? Ce lo racconta Marco Cairone con le sue parole e la sua musica…

 

I più giovani non conosceranno di certo la storia o meglio le storie che hanno riguardato uno dei locali più famosi al mondo nella fine degli anni 70′.

Siamo a New York e lo Studio 54 apre i battenti il 26 aprile 1977 restando aperto per circa 3 anni e diventando subito un luogo simbolo per originalità, frequentazioni, disco-music di qualità e appunto le tante, tantissime storie accadute e raccontate.

Il gin è stato d’ispirazione per tutti i generi musicali, compresa la disco…

Una notte Bianca Jagger per il suo compleanno si presentò su un cavallo bianco facendo detonare il grande successo mondiale del locale. Da quel momento le foto di ogni serata dello Studio 54 fecero il giro del mondo.

La gente faceva ore di fila per entrare e tanti erano quelli che dovevano arrendersi e tornarsene a casa. Gli irriducibili e magari già alticci…provavano in tutti i modi ad entrare, chi attraverso le condotte dell’aria condizionata ( e morendoci) chi con la propria auto tentando addirittura di sfondare l’ingresso.

Studio 54

Nile Rodgers e Bernard Edwards, due leggende della disco music, non riuscirono a entrare nel club. La storia, però, ha ispirato una delle loro hit più famose.

Dovevano essere intervistate da Grace Jones che li attendeva all’interno del locale. Non riuscendo ad entrare e sentendosi anche indignati per questo rifiuto all’ingresso (sembra che il locale fosse anche il primo ad utilizzare nella storia i buttafuori), se ne tornarono a casa con una bottiglia di Gin e cominciarono ad improvvisare contro quel locale e i suoi stereotipi.

Da quel rifiuto è nata Fuck Off, titolo provvisorio di Le Freak, il pezzo più famoso degli Chic e uno dei più noti di tutta la storia della disco music.

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Come c’era chi non riusciva ad entrare c’erano anche coloro i quali ( soprattutto VIP) riuscivano ad appartarsi o nello scantinato fatiscente del locale o nella  rubber room sul terrazzo, decisamente più da Vip. «Oltre la rubber room c’era una sala ancora più segreta dedicata solo alle divinità del club. Un posto di segreti e secrezioni, di respiri e affanni», ha scritto la Jones.

La vita e i divertimenti in questo centro di raduno di personaggi che hanno segnato per anni lo stile, la moda e il gusto non solo di New York sono stati intensi ma brevi. L’intensità della vita del locale era indissolubilmente legata al consumo sfrenato di alcolici e cocaina, cosa quest’ultima che ad un certo punto ha infastidito gli agenti dell’IRS che il 14 dicembre 1978 entrarono nel locale e trovarono buste piene di contanti, documenti scottanti e anche della cocaina.

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Sia Rubell che Schrager, i due proprietari, vennero accusati di aver nascosto 2,8 milioni di dollari di incasso e ai due venne quindi dato il massimo della pena: tre anni e mezzo di carcere e 20,000 dollari di multa.

Prima di finire in prigione, Rubell e Schrager organizzarono l’ultima festa al locale super pieno, facendo un discorso d’addio che mise in lacrime gran parte del pubblico.

Finì anche un’epoca perché dopo quella chiusura la disco music non fu più la stessa e nessun altro locale riuscì nemmeno ad avvicinarsi all’eleganza, ai fasti e all’originalità dello Studio 54.

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