Due chiacchiere davanti a un Gin Tonic con Jonathan, City of London Distillery

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IlGin.it in missione a Londra intervista il proprietario e Master Distiller della City of London Distillery, Jonathan Clark

Londra, 13 giugno 2016, siamo alla City of London Distillery al 22-24 Bride Lane. Entro nella porticina sotto all’insegna “C.O.L.D.” e vengo accolta da una gigantografia della stampa di Hogarth “Gin Lane” (1751), che mostra le nefandezze compiute da chi abusa della “Rovina delle Madri” (Mother’s Ruin), il gin. Scendo la stretta scaletta e mi ritrovo immersa in un’atmosfera unica. Di fronte a me il grande bancone del gin bar con la sua enorme bottigliera illuminata che mette in mostra i gin della distilleria e che rende il tutto più moderno; alla mia sinistra i tavolini del bar immersi nella penombra con le loro poltroncine vintage in stile Club per soli uomini di un tempo. Dietro di me, eccoli, i due alambicchi Clarissa e Jennifer, in tutto il loro splendore.

“Less is more” Tom Nichol a Jonathan Clark

Il mini-alambicco Dopey nel Gin Lab di C.O.L.D.

Il mini-alambicco Dopey nel Gin Lab di C.O.L.D.

Il Gin Lab di C.O.L.D.

Il Gin Lab di C.O.L.D.

Ad accogliermi ci sono Jonathan Clark, proprietario e Master Distiller, e Luke Shackleton, Operations Manager. Jonathan mi mostra subito con entusiasmo e orgoglio i suoi due alambicchi appena messi in funzione per la produzione giornaliera di gin. All’interno si vedono le botaniche immerse nell’alcol misto ad acqua. Appena la temperatura raggiungerà i 78° l’alcol comincerà ad evaporare mentre l’acqua rimarrà lì. Jonathan mi fa vedere in quali punti presto verranno abbattuti i muri per lasciare spazio ad Elizabeth, il nuovo alambicco di 3 metri e mezzo, presto in arrivo. Per deciderne il nome era stata indetta una gara e almeno tre persone hanno proposto il nome della Regina, la quale, tra l’altro, ha appena compiuto novant’anni, e quindi è sembrato a tutti appropriato dedicarle il nuovo alambicco.

Nella stanza accanto, invece, si trova il Gin Lab, il luogo dove i visitatori della distilleria possono creare il loro gin. Jonathan mi fa vedere le schede composte da queste persone e mi dice quanto sia meraviglioso il fatto che ognuno produca sempre qualcosa di completamente diverso da tutti gli altri. “Nel tuo gin puoi mettere tutte le cose che ti piacciono di più, magari le persone sbagliano le proporzioni, ma quello che fanno è unico e speciale per loro. A me non piace il caffè e quindi non lo metterei mai in un gin, ma qui è lecito sperimentare con i propri gusti,” spiega il distiller. I sette piccoli alambicchi che i visitatori utilizzano per distillare il proprio gin, del quale possono anche creare l’etichetta personalizzata, portano i nomi dei sette nani di Biancaneve nel film Disney: Grumpy, Sleepy, Happy, Sneezey, Dopey, Bashful e Doc.

Io e Jonathan ci sediamo su una delle poltroncine nella sala, qualcuno gli ha appena inviato una cassa di vino dall’Italia ed è davvero contento. Inizia subito a raccontarmi la sua storia. Partiamo dal 1976, quando era solo un kitchen porter (lo sguattero) in un ristorante, per arrivare al 1996: in 20 anni è diventato proprietario di ben 5 bar. Ma è solo nel 2012 che, durante un meeting al City of London, gli viene chiesto di trasformare in solo un mese il locale in qualcosa di totalmente diverso. Così, a 50 anni suonati, Jonathan decide di dedicarsi a una nuova attività. Stava bevendo Bombay Sapphire in terrazzo, una bevanda da persone anziane, così era considerato il gin, quando decise di trasformare il suo bar in Bride Lane in una distilleria. Ci sono voluti cinque energumeni per trasportare e montare i due alambicchi all’interno del posto, ma è così che è nata la prima distilleria all’interno di un bar a Londra. L’idea non era nuova, negli Stati Uniti esisteva già, ma era comunque un’innovazione e un rischio; la Gin Craze infatti non era ancora esplosa ai livelli attuali.

Ovviamente l’idea e il possesso degli alambicchi non può essere sufficiente per creare un buon gin. E infatti Jonathan ha studiato a lungo e ha avuto i migliori insegnanti che l’Inghilterra potesse offrire: Tom Nichol, il master distiller di Tanqueray; Desmond Payne, master distiller di Beefeater, e Charles Maxwell, fondatore e master distiller della Thames Distillers. Potete ammirare i quattro nella foto qui di fianco, che Jon mi ha gentilmente concesso in anteprima, immortalati qualche settimana fa mentre si godono una cena tutti assieme nel centro di Londra (sullo sfondo a destra si vede la Cattedrale di St. Paul).

Da sinistra: Tom Nichol, Charles Maxwell, Jonathan Clark, Desmond Payne

Da sinistra: Tom Nichol, Charles Maxwell,  Jonathan Clark, Desmond Payne

Luke Shakelton, Operations Manager di C.O.L.D.

Luke Shackleton, Operations Manager di C.O.L.D.

 Il più importante segreto che Tom ha svelato a Jonathan è l’equilibrio: “non è importante utilizzare tante botaniche, l’importante è il giusto balance.” I due, infatti, hanno sviluppato assieme il più recente “figlio” della City of London Distillery, il Christopher Wren Gin, che contiene solamente cinque botaniche e gioca tutto sul bilanciamento tra di esse. Mi ha raccontato poi molti altri segreti, ma Jonathan mi ha fatto promettere di non svelarli 😉

Infine è giunto il momento della degustazione assieme a Luke. Cinque gin alle 11.00am  è un aperitivo notevole, ma ne è valsa la pena. Abbiamo cominciato con il primo gin creato da Jonathan nel 2012, il London Dry Gin. Le note agrumate sono predominanti, soprattutto quelle del pompelmo, che rendono questo gin dissetante e particolarmente adatto al Gin Tonic. Siamo poi passati al Christopher Wren Gin, un gin più terroso (“earthyness”) del precedente, appena più secco, ma con un finale dolce. A coronamento del fatto che “less is more”, come dice Tom Nichol, questo gin ha vinto un Double-Gold Award alla San Francisco World Spirits Competition 2016.

Il terzo gin dei cinque prodotti dalla distilleria è City of London Square Mile Gin ed è anche il mio preferito. Se il primo è ottimo per i Gin Tonic, quest’altro London Dry è assolutamente perfetto per i cocktail Martini, sia per quanto riguarda il gusto sia per la consistenza, grazie al differente metodo di produzione che dona al gin una viscosità perfetta. Lo Square Mile è vincitore di una medaglia d’oro sempre alla San Francisco Competition 2016.

 Quarto assaggio, City of London Old Tom Gin, molto classico, con tutte le botaniche tradizionali, dove prevalgono le note del ginepro e quelle agrumate, caratterizzate però dal sapore dolce tipico degli Old Tom, che rende il gin abbastanza morbido da poter essere bevuto anche on the rocks. Veniamo infine al City of London Sloe Gin. Come ha precisato Jon, lo Sloe Gin non è diffuso in Italia quanto in Inghilterra e non vi siamo molto abituati. A me personalmente in generale non piace tanto il fatto che sia dolce, ma questo Sloe Gin è invece davvero particolare perché la dolcezza fruttata della bacca di prugnolo è bilanciata da un gusto più secco dato dai noccioli del frutto, che donano al gin un forte sapore di mandorla. Il fatto curioso è che questo gusto deriva da un errore commesso da Jon che ha lasciato il gin in un barile per 10 mesi. Il risultato gli è comunque piaciuto e quindi ha mandato una bottiglietta non brandizzata a Simon Difford e, con grande soddisfazione, ha ottenuto 5 stelle sulla Difford’s Guide.

I gin della City of London Distillery non sono distribuiti in Italia, ma, chissà, forse arriveranno. Io intanto saluto Jonathan e Luke e mi accingo a lasciare Londra. Enjoy and God Save the Gin!

Square Mile Gin (bottiglia classica e da collezione) e City of London Sloe Gin

Square Mile Gin (bottiglia classica e da collezione) e City of London Sloe Gin


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