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Ginposium 2017: il presente e il futuro del gin

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Tecnica, brand, botaniche, networking, sicurezza, marketing: questo e molto di più è stato il Ginposium 2017, la più importante conferenza del mondo del gin

Giovedì 8 Giugno 2017 si è tenuto a Londra il Ginposium, un grande evento ricco di personalità di spicco del mondo del gin durante il quale si è dibattuto sulle tendenze che coinvolgono e che coinvolgeranno la categoria. Il simposio è organizzato da The Gin Guild, un’associazione che ha come missione educare le persone sulla cultura del gin e ilGin.it è stato invitato ad assistere all’evento proprio perché condivide nel panorama italiano questo stesso scopo. Sul palco si sono succeduti distiller, autori, ricercatori e altre personalità che hanno affrontato diversi temi, dalle botaniche ai metodi di distillazione, dalla necessità o meno di regole più rigide per definire cosa sia il gin alle opportunità di business per le distillerie. Non esiste nessun altro evento nel mondo che affronti nello specifico la tematica del gin in modo così tecnico e approfondito come il Ginposium ed è quindi stato un grande onore e piacere per me partecipare a questo importante dibattito. Voglio condividere con i nostri lettori una panoramica di quello che è stato questo Ginposium 2017.

Il Ginposium è la più importante conferenza del mondo riguardante il gin

Partiamo con una piccola indagine che abbiamo svolto fra gli esperti del settore presenti al Ginposium 2017. Abbiamo chiesto loro cosa pensano ci sia da aspettarsi in futuro nel mondo del gin, se questa moda sia destinata a durare e chi è più probabile che riuscirà a sopravvivere quando il mercato sarà completamente saturo. Il dato più interessante che è emerso è che sono tutti d’accordo sul fatto che siamo ancora all’inizio di questa ondata e che ci siano ancora tante onde da cavalcare con il gin e tanti investimenti che ancora possono essere fatti perché questo non è che il principio. Inoltre quasi tutti pensano che molte piccole distillerie artigianali che lavorano bene non periranno con la saturazione del mercato, anzi continueranno ad avere un business abbastanza stabile se sapranno fidelizzare i consumatori. Un altro dato interessante riguarda le tendenze previste per il futuro ed è emerso che le edizioni limitate hanno grande successo e in Inghilterra così come in altri paesi (non ancora tanto in Italia) la gente si fa in quattro per accaparrarsi la bottiglia che nel giro di poche settimane non troverà più o monitora i siti internet per ordinare le novità in limited edition non appena diventano disponibili. C’è meno accordo invece sul possibile successo o meno di altre tendenze, come quella dell’invecchiamento del gin e la sperimentazione con botaniche strane o rare, anche se i distiller amano sperimentare quindi ciò avverrà sempre, ma non è detto che scelte azzardate da questo punto di vista possano determinare il successo di un brand.

Presentazione di Matthew Pauley

Il primo a salire sul palco del Ginposium 2017 è stato Matthew Pauley, professore associato della Heriot Watt University di Edimburgo, rinomata per il suo corso di laurea sulla produzione di birra e distillati. Il suo discorso, incentrato sulle botaniche, è partito da un concetto molto interessante: in quale modo la scienza si fonde con l’arte. Se quella della distillazione, infatti, è un’arte a tutti gli effetti, nello stesso tempo consiste anche nell’applicazione di un metodo scientifico avendo essa a che fare con reazioni chimiche e fisiche. In quanto processo scientifico, per la distillazione è fondamentale raccogliere dati per misurare esattamente ciò che avviene nel proprio alambicco e per fare ciò non sono sufficienti solamente i propri sensi, ma anche le tecnologie che la modernità mette a disposizione. Un esempio è quello di uno studio delle caratteristiche organolettiche delle botaniche distillate che mostra schematicamente similarità e differenze fra i diversi ingredienti. Questa rappresentazione è utile per chi vuole sperimentare con botaniche nuove e per costruire le proprie ricette lavorando su dati molto semplici per costruire qualcosa di molto più complesso.

Presentazione di Tarquin Leadbetter

La seconda presentazione ha invece sviscerato il tema delle distillerie che organizzano tour e altri tipi di intrattenimento per i visitatori. Daniel Szor, fondatore della Cotswolds Distillery, ha raccontato in che modo a deciso di capitalizzare la bellezza del luogo in cui sorge la sua distilleria organizzando visite guidate per i turisti e, oltre ad aver rivelato alcuni trucchi per far funzionare al meglio questo tipo di business, ha anche messo in luce un concetto molto interessante: ogni visitatore contento diventa un tuo brand ambassador e quindi, in pratica, il distiller viene pagato per farsi pubblicità anziché pagare per essa. Ovviamente perché i tour abbiano successo è necessaria una grande passione verso ciò che si fa e avere guide competenti che sappiano trasmetterla agli altri.

Il tema seguente, presentato da Tarquin Leadbetter, fondatore della Southwestern Distillery e creatore di Tarquin’s Gin, ha riguardato l’importanza del vincere competizioni per costruire una valida strategia di marketing. Secondo Tarquin partecipare a gare e vincere medaglie sono investimenti molto importanti, soprattutto per i piccoli brand con budget bassi. Infatti anche se i consumatori non sembrano dare particolarmente peso ai riconoscimenti di questo tipo, in realtà se inseriti all’interno di una strategia di marketing ben studiata diventano elementi essenziali.

Presentazione di Joanne Moore

Sul palco del Ginposium 2017 è poi salita Joanne Moore, la master distiller di G&J Distillers (creatrice di Bloom Gin, Greenall’s, Ophir e Thomas Dakin Gin). Ammiro Joanne non solo perché è stata una delle prime donne master distiller del mondo, ma anche per la sua profonda conoscenza dell’uso delle botaniche. Ha infatti sviscerato il tema delle botaniche del gin da diversi punti di vista, da quello scientifico ed organolettico a quello del branding, per concludere con un unico prezioso consiglio per chi vuole distillare gin: “Be Wise”, sii saggio nello scegliere le botaniche, non essere mai superficiale.

Dopo una sessione di assaggi guidati da David T Smith, scrittore ed esperto di gin, durante la quale ho potuto assaggiare Moonshot Gin, con botaniche che hanno viaggiato nello spazio, e il nuovo Orbium Gin di Hendrick’s, è arrivato il momento clou del Ginposium 2017: il dibattito sull’esigenza o meno di categorizzazioni più rigide per il gin tenuto da Charles Maxwell, master distiller della Thames Distillery, Tarquin Leadbetter, Olivier Ward, fondatore di Gin Foundry, e James Hayman, managing director della Hayman Distillers, coordinati da Ian Buxton, autore del libro 101 gins to try before you die. Seguirà un approfondimento di questo interessante dibattito, per ora vi dico solo che sono proprio i creatori di gin che non sentono l’esigenza di regole e categorizzazioni più rigide!

Da sinistra: Charles Maxwell, Olivier Ward, Ian Buxton, James Hayman, Tarquin Leadbetter

Siamo poi passati a un approfondimento sull’importanza dei profumi e degli aromi nel gin spiegato da Sion Edwards, distiller della Langley Distillery, e a un’accurata spiegazione delle regole di sicurezza che devono vigere nelle distillerie e dell’importanza dell’ecologia tenuta da Michael Clancy, direttore della FDT Consulting Engineers and Project Managers. Un intervento interessante è stato poi quello di Olvier Ward che ha approfondito le tematiche riguardanti il marketing, perché se fare un gin in fin dei conti è facile, venderlo è invece difficilissimo. Capire cosa sia un brand, separando completamente il prodotto in sé con l’immagine che si vuole dare di esso, non è un’impresa semplice anche perché non è sufficiente parlare delle caratteristiche del liquido per convincere le persone a comprarlo, ma bisogna soprattutto costruire un brand efficace e coerente sotto ogni punto di vista. Un buon brand è ciò che fa sì che gli altri si ricorderanno di te ed è ciò che permette di creare rapporti di fiducia con i consumatori, ai quali viene data una ragione per credere nel tuo prodotto. Non basta semplicemente creare una storia, bisogna far emergere sentimenti e sensazioni ed è questo il motivo per cui in tanti non sanno spiegare perché un determinato gin sia il loro preferito.

Presentazione di Olivier Ward

Gin distribuiti da David T. Smith e Sam Carter

Uno dei momenti più interessanti del Ginposium 2017 è stato sicuramente quello riguardante i diversi metodi di distillazione per via dell’approccio adottato da David T. Smith e da Sam Carter, brand ambassador di Bombay Sapphire. I due hanno distribuito ai partecipanti quattro bicchierini contenenti gin fatti esattamente con le stesse identiche botaniche nella stessa quantità e con la stessa gradazione alcolica. E’ risultato davvero incredibile quanto differenti fossero l’uno rispetto all’altro. Alla fine hanno spiegato come il primo, dal sapore decisamente più tenue, fosse stato distillato sottovuoto, il secondo, più intenso, distillato a vapore, il terzo, dalle note più erbacee, distillato in alambicco, mentre il quarto, con note più forti e terrose e agrumate, distillato per macerazione delle botaniche. Gli esempi hanno reso palese quanto sia importante scegliere il metodo più adatto a ciò che si vuole ottenere perché ognuno estrae l’essenza delle botaniche in modo completamente diverso dall’altro e, di conseguenza, ogni gin funziona in modo diverso nella miscelazione anche se contiene le stesse botaniche di un altro gin.

Dopo l’intervento di Henric Molin della Spirit of Hven sull’analisi chimica dei gin per il controllo della qualità delle botaniche, il simposio è terminato con l’avvincente racconto di Michael Cruickshank che ha spiegato come è nato in Spagna il modo di servire il Gin Tonic grazie anche al lavoro del suo Xix Bar di Barcellona. Senza di lui forse oggi la nuova Gin Craze non starebbe sconvolgendo il mondo e forse noi non saremmo qui a raccontarvi tutte le meraviglie del gin. Seguirà un approfondimento sulla storia delle “Spanish Practices” raccontata al Ginposium 2017.

God Save the Gin!

Presentazione di Michael Cruickshank

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