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Quando il gin era pieno di acido solforico e trementina

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“Gin Lane” – William Hogarth (1750-1751)

Il Gin ha una lunga e colorita storia e non sempre si usavano ingredienti genuini: era comune trovarci acido solforico e trementina al posto del ginepro.

“Gin Lane” – William Hogarth (1750-1751)

“Gin Lane” – William Hogarth (1751)

Sono passati 250 anni dalla morte di William Hogarth. La sua famosa opera ‘Gin Lane’ fornisce tutt’ora informazioni riguardo ciò che la gente pensa generalmente del gin.

Probabilmente Gin Lane è il poster contro le droghe più persuasivo mai concepito. Una donna, i suoi vestiti in disordine, la testa gettata all’indietro in preda a un oblio ebbro, lascia cadere dalle sue braccia il figlioletto, che di certo incontrerà la morte precipitando nelle scale sottostanti. Lei è al centro di una lugubre folla urbana, piena di morte, miseria, fame e violenza.

Era l’anno 1751. La droga in questione era il gin. E l’incisione era il tentativo cosciente di Hogarth, assieme all’amico romanziere Henry Fielding, di spingere il governo a fare qualcosa contro questa bevanda che, a loro avviso, minacciava di lacerare il tessuto sociale inglese. La moda del gin era cominciata in seguito a dei cambiamenti in alcune leggi alla fine del 17° secolo, finalizzati a mettere un freno al consumo del brandy francese liberalizzando l’industria della distillazione.

L’incisione di Hogarth  era un tentativo di portare all’attenzione del governo un problema devastante per tutte le classi sociali inglesi: il Gin

William & Mary, consorti che diventarono re e regina d'Inghilterra

William & Mary, consorti che diventarono re e regina d’Inghilterra

La Gloriosa Rivoluzione del 1688 vide l’arrivo di William e Mary, dai Paesi Bassi, per rovesciare James II. L’afflusso olandese portò con sé un nuovo spirito, il genever, che fece rapidamente presa in Inghilterra. Gary Regan, autore del “Bartender’s Gin Compendium”, dice: “Verosimilmente il gin bevuto nel 18° secolo a Londra era simile al genever. La maggior parte di esso probabilmente era terribile, la gente distillava nelle proprie case.”

Ovviamente il genever bevuto da William II e dai suoi successori non era facile da replicare in una vasca da bagno nella cantina di casa e i produttori improvvisati provavano ad aggiungere qualunque additivo gli capitasse per le mani nel tentativo di rendere la bevanda anche solo vagamente ingeribile.

I poveretti aspiravano a bere come il re, volevano la novità, ma non potevano permettersi il genever del re. E così la distillazione casalinga cresceva come funghi. In alcuni quartieri si produceva gin cattivo in tutti i palazzi. Usavano acido solforico, trementina e lime oil. La morte in un bicchiere. Un boccale poteva ucciderti.

La gente beveva per dimenticare la propria miseria. La gradazione alcolica di quei gin era grossomodo il doppio di quella attuale. E loro ne bevevano boccali interi! Anche per il poveretto più virtuoso era difficile resistere alla tentazione. Il gin veniva dissennatamente sofisticato e veniva venduto ovunque. C’era un bar in ogni palazzo.

La prima metà del 18° secolo vide un rapido aumento della preoccupazione verso gli effetti di questa nuova droga, come mostrano i verbali dell’Old Bailey, la Corte Centrale Criminale inglese.

Per esempio, di William Burroughs, accusato di aggressione e rapina nel 1731, venne detto alla Corte: “Guidava le carrozze che a Londra fungevano da taxi e finì nella Spaventosa Società dei Bevitori di Gin, Troie, Ladri, Scassinatori, Rapinatori, Borseggiatori e tutto il peggio di Londra e dintorni.”

Oppure James Baker, colpevole di rapina nel 1733. Il rapporto della corte dice: “Era uno di quelli che frequentavano i negozi di Gin, dove conobbe la più vile Compagnia del Mondo, che per due o tre anni lo guidò verso la distruzione e verso ogni sorta di Malefatta.” Ma probabilmente il caso più scioccante fu quello di Judith Defour, condannata nel 1734 per aver strangolato la figlia per venderne i vestitini così da ottenere i soldi per comprare il gin. Confessò e fu impiccata.

A quanto si discerne dai verbali dell’Old Bailey, i bevitori di Gin erano accomunati a “Troie, Ladri, Scassinatori, Rapinatori, Borseggiatori e tutto il peggio di Londra e dintorni.”

“Beer Street” – William Hogarth (1751)

La legislazione del tempo non bastava a contrastare il problema. Hogarth e Fielding pensarono di poter essere i portatori del messaggio. Il contributo di Fielding fu uno studio sulla criminalità intitolato: “Inchiesta sul recente aumento delle rapine”. Fielding era un magistrato e questo rappresentava il suo tentativo di risolvere una crisi urbana che faceva insorgere molti altri crimini e abusi domestici, violenze e ruberie. La bevanda demoniaca era lo strumento di un più esteso e profondo malessere sociale.

L’incisione di Hogarth “Gin Lane”, appaiata con la compagna “Beer Street” che intesseva gli elogi di una bevanda molto più leggera, cioè la birra, batteva il martello su questo messaggio: il gin è cattivo, la birra è buona. Non che agli ubriaconi ammassati nelle cantine fregasse qualcosa delle incisioni, ma le persone che vivevano e lavoravano attorno a loro le notarono. Erano appese nelle vetrine della tipografia.

Poco tempo dopo arrivò una nuova legge, il Gin Act del 1751, che eliminò gran parte dei piccoli negozi di gin, dove accadevano gli eccessi peggiori. Hogarth e Fielding erano consapevoli del fatto che il Gin non era la causa dei problemi sociali, ma che questioni più profonde spingevano i poveri disperati a bere. Erano sinceramente preoccupati per la distruzione del tessuto sociale inglese, principale tema dell’incisione. Hogarth era particolarmente allarmato per la sorte dei bambini, futuro della nazione. La legge, invece, colpì in realtà solo il cicchetto dei poveri.

La gente continuò a bere pesantemente, non ci fu un giro di vite riguardo ciò. Ci fu un abbasamento del consumo di gin, dovuto anche, secondo alcuni, all’aumento del prezzo del grano e/o a nuove bevande di tendenza. Ma il gin non era morto. Cambiò.

Ciò di cui ci interessiamo noi oggi, con le botaniche raffinate e tutto il resto, non ha nulla a che vedere con ciò di cui parlava Hogarth, ma questo fa comunque parte della storia del gin. L’invenzione del Coffey (una colonna di distillazione a piatti forati brevettata da Aeneas Coffey) nel 1830 cambiò il modo di produzione del gin. Alla fine del 19° secolo lo stile London dry, più conosciuto dai bevitori contemporanei, era dominante. Il gigante dell’industria degli alcolici Diageo, quando lanciò sul mercato il Tanqueray Old Tom Gin, che si rifà a una tipologia leggermente più dolce di gin, aveva l’intento di portare alla luce l’anello mancante tra l’orrendo gin di Hogarth e il London dry gin. La ricetta proviene dagli archivi di Charles Tanqueray degli anni ‘30 del 1800.

in molti gin del 18° e 19° secolo al posto del ginepro si usavano trementina e acido solforico

Secondo Miranda Hayman, direttrice della distilleria Hayman’s e il cui bis-bis-nonno è il James Burrough creatore del Beefeater gin alla fine del 19° secolo, c’è una storia suggestiva dietro al nome “Old Tom”. Miranda racconta che un gentiluomo chiamato capitan Dudley Bradstreet aveva una decorazione a forma di gatto fuori dalla sua casa. Diceva che se gli si mettevano i soldi nella bocca, sarebbe uscito un goccio di gin dalla zampa. In altre parole era il rpimo distributore automatico della storia. Una spiegazione meno pittoresca è che il nome Old Tom sia stato dato in onore del distillatore Thomas Chamberlain.

Non sapremo mai quale sapore avesse un tempo il gin, quello che sappiamo è che esso conserva una cattiva reputazione anche a causa della propaganda di Hogarth nonostante il veleno sia stato eliminato da molto tempo e la gradazione alcolica sia diminuita. Pensate che alcune persone evitano il gin sostenendo che esso sia un sedativo. Beh, tutto l’alcol lo è. Ogni altro effetto è puramente psicosomatico. Di conseguenza, se ti pare che il gin abbia un qualche particolare brutto effetto su di te, forse dovresti incolpare Hogarth. La sua fama è difficile da eliminare.

Fonti:

  1. http://www.bbc.com/news/magazine-28486017
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