Introduzione al mondo del gin: storie, leggende, pregiudizi

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Beefeater MIXLDN 6, immagine dal sito ufficiale

Il gin ha una storia lunga e pittoresca, punteggiata di leggende e zone oscure. Questo è un piccolo scorcio di un mondo variegato e complesso che vi sveleremo passo a passo.

Era appena sorto il sole nella fredda mattina di Mecoledì 23 febbraio del 1732, quando il prigioniero fu trascinato fuori dalla sua umida e stretta cella della prigione di Newgate.
Robert Atkinson, un commerciante di pelle della parrocchia di San Martino nei Campi, sapeva che se la corte lo avesse giudicato colpevole per l’omicidio di sua madre sarebbe morto per impiccagione davanti alla folla di Tyburn.
L’accusa era quella di aver spinto la madre dalle scale, la quale, rotolando fino al pavimento del piano di sotto, si era fratturata il cranio e l’osso del collo.
A prima vista, i capi di imputazione contro Atkinson sembravano essere irrefutabili.
Egli abitava con sua madre Ann Atkinson e con la loro serva, Mary Parrot, nell’appartamento sopra il suo negozio. Quella sera tornò a casa ubriaco, battendo i pugni contro la porta e inveendo contro sua madre, che aveva chiuso l’uscio con il chiavistello, e il frastuono svegliò Mary.

Atkinson era accusato di aver spinto la madre giù per le scale, uccidendola.

Beefeater MIXLDN 6, immagine dal sito ufficiale

“The Idle ‘Prentice Executed at Tyburn” – William Hogarth (1747)

Terminata la discussione con la madre, Atkinson si denudò e si diresse nella stanza della povera Mary che, alla vista di quest’uomo nudo e ubriaco, si spaventò e gli chiese di andarsene. Ma Robert la ignorò e le si infilò nel letto. Provò a baciarla e a palpeggiarla e per la sconvolta Mary fu molto difficile allontanarlo.
La madre fu svegliata dal frastuono e si precipitò nella stanza della serva, dove trovò suo figlio che cercava di violentare la ragazza.
“Cosa diavolo pensi di fare nel letto della serva?” disse la donna, provando a intromettersi tra il ragazzo e la malcapitata.
Lui la afferrò per un braccio e la trascinò fuori dalla stanza, lontano dalla vista della serva.
Si sentì solo un tonfo fortissimo e poi silenzio.
Come fu possibile per Atkinson giustificare le sue azioni?
Fu il primo che si rese conto della gravità del suo gesto, guardando la madre stesa sul pavimento in una pozza di sangue .

“Dannazione! L’ho uccisa e adesso devo essere impiccato per il mio gesto”, esclamò con le mani nei capelli.
La difesa di Atkinson fu imperniata sull’ubriachezza, una feroce e malvagia confusione creata dal gin.
Mary affermò che anche la padrona aveva l’abitudine quotidiana di farsi una buona pinta di gin con del bitter e che anche quella sera aveva bevuto.

La difesa di Atkinson si basava sulla feroce e malvagia confusione creata dal gin.

Targa commemorativa per Tyburn Tree

Targa commemorativa per Tyburn Tree

Robert giustificò la sua eccessiva irruenza sostenendo che il giro dei bar della città aveva risvegliato in lui una sana passione.
La corte lo giudicò innocente e il gin gli salvò la vita.
Questi episodi di violenza alimentati dal gin erano piuttosto diffusi in Inghilterra all’epoca.

Sfogliando le pagine del Calendario della prigione Newgate e del libro dei procedimenti della corte inglese si trovano decine di casi simili che, come quello di Atkinson, hanno permesso che la società e il sistema giuridico inglese si dissolvesse sotto cascate di gin.
Questo periodo chiamato “ the Gin Craze” ebbe una particolare rilevanza nella considerazione storica che diamo al gin oggi.
Il gin non era (come l’assenzio) la bevanda degli esteti con i pantaloni di velluto, non era (come il porto) il brindisi dei rispettabili mercanti e studiosi, non era (come la birra) la bevanda rinfrescante dei contadini della Merry England. Il gin è urbano e possiede, o si dice che possieda, tutti i vizi e le virtù della vita di città.
Sebbene la storia del gin, che ci porta dall’Olanda alla Spagna nel corso dei secoli, parli di un distillato che, in modi più o meno lineari, veniva prodotto aromatizzando uno spirito di cereali con del ginepro, la realtà non è così lineare.

Già nell’undicesimo secolo nelle scuole mediche monastiche italiane si preparava un cordiale che combinava un’acquavite con dell’olio di bacche di ginepro, mentre in molti gin del diciottesimo e diciannovesimo secolo il ginepro era completamente sostituito da trementina e acido solforico. Solo con l’avvento del ventunesimo secolo il gin torna di moda grazie alla diffusione dei piccoli alambicchi nelle distillerie e al revival dei primi decenni del novecento.

in molti gin del 18° e 19° secolo al posto del ginepro si usavano trementina e acido solforico

Risulta evidente che la proverbiale trasparenza del gin, come in un prisma di vetro trasparente, riflette un arcobaleno di colori nella storia, dalle tonalità tanto brillanti quanto cupe.
Per raccontare la vera storia del gin bisogna parlare delle fortune dei segreti dell’alchimia e dei trattati scientifici, delle case regali e dei poveri immigranti, degli eserciti e dei marinai, delle mode e dei problemi sociali, in Europa e nel Mondo.
Quindi se vi vorrete addentrare in questa avventura non ci resta che augurarvi buon viaggio!

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