Clover Club: una storia di gin, amore e ospitalità

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La grande storia d’amore dietro la schiuma del cocktail definito “per signorine”, ma amato per primi dagli uomini d’affari di Philadelphia, il Clover Club

Mi aveva incuriosita la storia di Louise Kehrer, che aveva portato nel suo Bellevue Hotel il cocktail Clover Club, nato in un club per soli uomini di Philadelphia e diventato grazie a questa donna un cult per signore. Sono andata a cercare la storia della Kehrer e ho scoperto che c’è molto altro dietro: una grande storia d’amore, nonché un esempio per l’ospitalità alberghiera, un tema che mi interessa personalmente.

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Andiamo alla storia. Il padre di Louise era l’amministratore del Clover Club, il club per soli uomini di cui sopra, il cui barman inventò il cocktail che porta il suo nome. Louise nasce nel 1862 e quindici anni dopo, giovanissima, sposa George Boldt, che ne aveva all’epoca del matrimonio 26 e che a sua volta prende il posto del padre nell’amministrazione del Clover Club. Fra i due era stato amore a prima vista e lui trattava la moglie come una regina. Non appena fecero un po’ di soldi i due si diedero all’attività alberghiera e George divenne proprietario del Bellevue Hotel, di cui era stato lavapiatti in gioventù (quello che oggi è il Park Hyatt di Philadelphia) e, più tardi, anche dell’iconico Waldorf Astoria di New York.

George Boldt e Louise Kehrer

George Boldt e Louise Kehrer

I due, insieme, hanno rivoluzionato il concetto di ospitalità, rendendo la cura del dettaglio cruciale per la buona riuscita del business, mantenendo il giusto equilibrio fra eleganza e atmosfera amichevole. Lei pensava a mettere fiori freschi nelle stanze e si assicurava che le lenzuola e le tovaglie fossero sempre fresche di lavanderia. Lui si occupava dei dipendenti, imponendo loro di avere la barba curata e che il loro aspetto fosse sempre impeccabile, nonché insegnando la regola per cui “il cliente ha sempre ragione”.

Senza contare che fu per volere della stessa Louise che le porte del bar del Bellevue vennero aperte alle signore di Philadelphia, che iniziarono a frequentarlo e ad apprezzare proprio quel cocktail Clover Club a base di gin e succo di lampone, con una setosa schiuma realizzata con l’albume d’uovo.

Heart Island

Heart Island

Nell’estate del 1895, i due acquistarono un’isola e lui promise alla moglie che avrebbe costruito un monumento per lei, che poi fu un castello. Un po’ come il Taj Mahal in India, che però è una tomba, anche se purtroppo non fu più fortunato neanche questo castello, progettato su modello del tedesco Rhineland Castle e disegnato a forma di cuore. È per questo che da allora l’isola divenne la Heart Island e George avrebbe voluto presentare la sua costruzione alla moglie nel giorno di san Valentino del 1904. Peccato che lei non ci arrivò: fu proprio il cuore a tradirla, uccidendola a soli 41 anni. Tuttora il luogo è caro a molte coppie di Philadelphia, che hanno scelto nel tempo l’isola dell’amore come romantico teatro delle loro nozze.

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