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Italiani nel mondo: The Gin Lady intervista Valentino Longo

Italiani nel mondo: The Gin Lady intervista Valentino Longo

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Dal Ritz di Londra al Four Season di Miami, passando per la Moderna a Roma: vita opere e consigli di un bartender italiano che ama il Martini e il Negroni

“Land of opportunities”, la terra delle opportunità. È così che vediamo l’America e sono tanti i giovani barman che si sono spinti dall’altra parte dell’oceano alla ricerca di una di queste opportunità. E spesso con successo. Uno di questi è Valentino Longo. L’ho conosciuto quando miscelava in quel della Moderna, una pizzeria al Mercato di Testaccio. Ha chiuso dopo un paio d’anni, ma aveva un bancone bar che da solo valeva la visita. Anche perché dietro a quel bancone c’era proprio lui, Valentino, con il suo savoir faire acquisito in anni di esperienza all’Hotel Ritz di Londra. Oggi lui è a Miami. Inizialmente è arrivato per avviare il format della Moderna in Florida e poi è tornato alla miscelazione a cinque stelle. Oggi Valentino è Head Bartender presso il The Surf Club del Four Seasons Hotel in Florida.

The Gin Lady a confronto con Valentino Longo

L’America è davvero la terra delle opportunità per chi vuol lavorare? Quali sono gli aspetti burocratici?

Decisamente, ma per poter entrare dentro e farne parte ci vuole un po’ di tempo e perseveranza. Io mi sono trasferito a Miami con la stessa compagnia per cui lavoravo a Roma e quindi la stessa mi ha sponsorizzato un visto manageriale di 5 anni. Ma si devono considerare le due facce della medaglia: il visto sponsorizzato dall’azienda ti permette di vivere e lavorare in America, ma allo stesso tempo la tua permanenza dipende dall’azienda stessa perchè una volta che si interrompe il rapporto di lavoro con essa il visto viene automaticamente annullato.

Valentino Longo

Quindi sei partito avendo già un incarico, per chi invece è alla ricerca di lavoro?

Ecco diciamo che se vuoi venire con l’intenzione di trovare lavoro l’America non ti aiuta. Tuttavia, ci sono veramente molti modi e con un po’ di fortuna e bravura ci si riesce. Il mio consiglio è quello di venire da turista e “vivere” un po’ la città in cui ci si vuole trasferire. Dopodiché devi trovare un’azienda che ti sponsorizzi anche per visti minori come quelli da stagista che durano meno, circa 9/12 mesi, durante i quali si può dimostrare all’azienda il proprio valore e quindi convincerli al termine ad applicare per un visto differente e per un periodo per lungo. Ogni giorno ci sono nuove aperture e le grandi catene di alberghi sono sempre alla ricerca di personale valido. Ci vuole solamente tanta pazienza, perseveranza e un po’ di soldini da parte per poter iniziare. Ci sono anche dei visti per le abilità extra ordinarie, sempre sponsorizzate dall’azienda che assume, che si possono ottenere dimostrando agli States che si abbiano abilità superiori a quello che il mercato locale (e quindi americano) offre, documentando il tutto con un ottimo curriculum vitae e tutti i documenti ufficiali di competizioni vinte, articoli di giornale, lettere di referenze ecc. ecc. Non è semplicissimo, ma neanche impossibile! Il mio consiglio è solamente lottare e credere in se stessi tutti i giorni.

Il mercato del lavoro negli States, in generale, è aperto ai bartender italiani?

Il Bartending  americano rispetto al bartending italiano/europeo è molto molto diverso. Una grande percentuale dei bartender americani hanno iniziato dietro al bar principalmente per finanziare gli studi o per i soldi, noi iniziamo per passione o perché magari nostro padre o nonno aveva un bar. Culturalmente è molto diverso. Ma appunto per questo le opportunità per gli Italiani e gli Europei aumentano vertiginosamente. Si deve esser pronti a sacrificare un po’ della propria “struttura” per poter essere compresi per poi trovare il proprio posto ideale per potersi esprimere al 100%. Ci vuole tempo per ambientarsi, ma i risultati arrivano.

The Surf Club del Four Seasons Hotel in Florida

Hai esperienze importanti anche a Londra e Roma: dove si lavora meglio?

Londra è la mia seconda casa, è una città che mi ha dato e continua a darmi molto. A Londra, se vuoi, puoi crescere professionalmente e realizzare i tuoi sogni lavorativi molto più in fretta, rispetto all’Italia. Ora come ora i migliori cocktail bar e bartender del mondo sono a Londra. Quindi c’è solo da imparare. Roma è Roma, incredibilmente meravigliosa! E sta crescendo giorno dopo giorno grazie a maestri del calibro di Massimo D’Addezio, Patrick Pistolesi, i ragazzi del Jerry Thomas e de La Punta, che stanno facendo un lavoro enorme per far crescere il bartending romano e italiano. Ci vorrebbe uno sforzo in più da parte degli imprenditori, che devono capire che il nostro è un lavoro da professionisti, che c’è tanto studio dietro e che lo prendiamo molto seriamente. Come gli chef in cucina. Quando gli imprenditori capiranno questo, penso che veramente Roma potrà diventare di pari livello alle grandi capitali del bartending perché per il resto non ha nulla da invidiare.

Nostalgia dell’Italia? Pensi di tornare o Miami è il tuo posto?

Sicuramente la mia destinazione finale non è Miami. Ci sono molti progetti in ballo e tanti posti da vedere. Ma la bellezza di questo posto è che tu puoi veramente realizzare i tuoi sogni e, per esempio, poter aprire un tuo locale. L’Italia mi manca sempre e soprattutto Roma: il cibo, gli amici, il tempo e la nostra cultura sono un mix unico al mondo, quindi prima o poi tornerò, ma fatemi aprire la mia catena di alberghi prima!

Quali sono i cocktail più richiesti a Miami?

Il cocktail più richiesto a Miami è il Martini: shakerato, lanciato, mescolato, con olive, limone, cetriolo… insomma, in tutte le salse possibili! E poi, forse anche perché noi italiani siamo sempre di più, questo sembrerebbe l’anno dell’amato Negroni.  Si sta facendo sempre più strada tra i numerosi Dirty Martini di Miami. D’altra parte, che c’è di meglio di un bel Negroni?

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