La chiamavano gin-novation


Prendi il gin (con o senza il suo compare tonic) e mettilo ovunque. È quello che sta succedendo soprattutto nel Regno Unito, dove il drink più amato – lo beve anche la regina Elisabetta! – è diventato un “flavour”, un aroma per caratterizzare qualsiasi cosa.

Abbiamo parlato in altre occasioni del cioccolato al gin tonic, del gelato e dei sorbetti. Fin qui siamo quasi nel normale, ma poi forse a qualcuno è un po’ sfuggita la mano. Cominciamo con il reparto stuzzichini per accompagnare gli stessi cocktail, con le gin&tonic crisps, ovvero le patatine (anche in versione Negroni, per gli appassionati del Conte), e i pop-corn al gin tonic di Joe&Seph’s, ovvero i re del mais soffiato, che hanno inventato e commercializzato oltre 90 gusti.

Ginnovazione o ginondazione?

Passando invece a due prodotti che la vostra Gin Lady acquisterebbe volentieri, ci sono il salmone affumicato e il formaggio al gin. Perché, infatti, non concedersi all’ora dell’aperitivo una tartina con il salmone affumicato scozzese infuso nel gin? E se in Italia e in Francia amiamo utilizzare vino e vinacce per l’affinamento dei formaggi, nel Regno Unito ci provano giustamente con il loro prodotto nazionale, ovvero il gin. E noi non vediamo l’ora di assaggiarlo.

Fin qui siamo posizionati sull’ora dell’aperitivo, mentre risulta un po’ più strano lo yogurt greco al gin lemon lanciato dalla catena di supermercati Sainsbury’s a marchio Rachel’s, magari da mangiare a colazione. Nella composizione si legge che c’è uno 0,25% di alcol: per cominciare allegri la giornata!

Uscendo poi dal reparto alimentare, troviamo le candele al gin tonic, il bagnoschiuma, il profumo, il burro cacao e così via.

Assolutamente da deprecare, invece, le bustine di “flavours”, ovvero di aromi, per dar sapore al tuo gin tonic. Ragazzi, se ne avete bisogno o comprate dei gin e delle toniche talmente scadenti da non avere alcun sapore, o non avete capito nulla di ciò che bevete!

C’è chi la chiama gin-novation, chi gin-nassaince, io la chiamerei piuttosto “gin-ondazione”. D’altra parte, nonostante i detrattori dicano che la curva del consumo di gin – a vantaggio di nuove basi come la tequila per esempio – è in discesa, i dati di vendita parlano chiaro, almeno nel Regno Unito: da giugno 2016 a giugno 2017, il gin è stato il prodotto “standout performer” dell’anno, con un aumento delle vendite del 16% e un giro d’affari complessivo di 687milioni di sterline. Il gin è un grande business. E gli esperti di marketing non possono certo ignorarlo.

Qualcuno storce però il naso, dicendo che portare una base alcolica in prodotti che vengono consumati anche dai bambini, come il gelato, le patatine, lo yogurt, dia un messaggio errato. Insomma, c’è chi pensa che siamo sul baratro di una nuova “Mother’s ruin” come quella che colpì l’Inghilterra a metà del diciottesimo secolo.

I bambini di oggi, tuttavia, sono i consumatori di domani e sicuramente gli esperti di marketing di cui sopra si saranno dati la seguente risposta: “business is business”.


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