Tutti pazzi per il gin, senza arrivare al Gin Craze

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Dalla storia del gin alla preparazione di un gin&tonic perfetto secondo Samuele Ambrosi, brand ambassador di Bulldog Gin

1-7-2- 9, 1-7- 5-1… la storia del gin secondo Samuele Ambrosi, ultimo grande ospite delle nostre The Gin Master Class che ci ha presentato il Bulldog gin di cui è ambassador, passa inevitabilmente per le solite date fondamentali, scandite numero per numero. Una narrazione che ci porta agli anni del Gin Craze, alle mamme che facevano bere alcol – e che alcol! – ai propri figli, all’altissima percentuale di morti infantili di quegli anni in Gran Bretagna e specialmente a Londra. Si calcola che nel 1743 nel paese della regina si bevessero 10 litri di gin a persona all’anno. Un gin che non era raffinato come adesso e che sfiorava gli 80 gradi.

1729 – 1751, gli anni del Gin Craze, gli anni del gin fatto in casa nella vasca da bagno

Samuele Ambrosi a The Gon Masterclass di The Gin Corner

Samuele Ambrosi a The Gon Masterclass di The Gin Corner

E poi quel quadro – Gin Lane di William Hogarth – che ti perseguita per la sua crudeltà, analizzato da Ambrosi quasi fotogramma per fotogramma: adulti, bambini, cani, scheletri, tutti con una coppetta in mano, contenente gin casalingo di scarsissima qualità. A contrasto, il quadro Beer Street, sempre di Hogarth, in cui regna l’armonia, le facce (e le pance) sono gaudenti, la città non è in macerie bensì in ricostruzione, un pittore dipinge un mondo felice.

God save the King, quindi, il re che emanò i Gin Act (cinque leggi emanate tra il 1729 ed il 1751). Per la cronaca era Giorgio II, che rese illegale la distillazione casalinga e diede il via alle prime vere e proprie fabbriche di gin. È anche grazie alla lungimiranza di questo re se oggi beviamo un buon gin&tonic!

A proposito di gin&tonic, Ambrosi ci ha suggerito il suo perfect serve. Sulle pagine de ilGin.it se ne è già parlato, ma giova ricordare un paio di dettagli fondamentali. Lui preferisce il tumbler e non il balloon, ma questi sono gusti personali. Raccomanda un rapporto ¼ – ¾ fra gin e tonica, con una base di gin da 5 cl. Naturalmente anche in questo caso intervengono i gusti per aumentare una delle due componenti. Per quanto riguarda il garnish, per lui deve essere defilato e possibilmente fuori dal bicchiere, in modo da stimolare soprattutto l’olfatto.

Ma soprattutto suggerisce di utilizzare i chunk, ovvero i piccoli blocchi di ghiaccio al posto dei cubetti. Tanto ne è convinto, che il pomeriggio che precedeva la Master Class ci ha fatto preparare per tempo dei blocchetti di ghiaccio delle dimensioni perfette per i nostri tumbler.

Da qui mi è venuta un’idea da condividere con i miei lettori, per le preparazioni casalinghe del vostro gin&tonic. Avete mai visto gli stampi di silicone per le monoporzioni a forma di piccoli parallelepipedi stretti e lunghi? Beh, misurate i vostri bicchieri e cercate gli stampi più adatti per creare il blocchetto di ghiaccio perfetto. Compratene almeno un paio, teneteli sempre pronti in freezer (dove possibilmente avrete messo anche la vostra bottiglia di gin, sempre su consiglio di Ambrosi) e non fatevi mancare una bella scorta di toniche. In questo modo, le feste d’estate a base di gin&tonic saranno salve!

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