Le Gin Lady nella storia #1

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Regine, mamme famose e barlady: la storia del gin è piena di donne, che meritano di essere ricordate! Eccone alcune…

Ben prima che la vostra Gin Lady cominciasse a raccontare le cronache del distillato che tanto amiamo, di vere e proprie “gin lady” ce ne sono state molte nella storia. Di alcune ci è già capitato di parlare, altre sono famose ma si sapeva meno della loro gin addiction, altre ancora sono alla base delle ricette di alcuni fra i brand più noti. Ma andiamo con ordine, rispettando in questo caso una scansione rigorosamente cronologica. È un articolo in due puntate: in questa racconteremo le donne che hanno fatto la storia passata del gin, nel prossimo elencheremo le più famose master distiller, che stanno facendo la storia del gin nel presente.

“I like to have a martini/Two at the very most/After three I’m under the table/After four I’m under my host” Dorothy Parker

Anna Stuart, Regina d’Inghilterra (1665-1714)

Fu la prima sovrana del regno d’Inghilterra e l’ultima del suo casato, gli Stuart. Fra le altre cose, era cugina di Guglielmo d’Orange ai tempi in cui si diffondeva in Olanda il Jenever, l’antenato del gin, noto anche come “dutch courage” (coraggio olandese). In un momento in cui i rapporti con la Francia andavano male, la regina sostenne la diffusione del distillato di ginepro, dando il via a quello che poi sarebbe diventato il più famoso gin. Gli storici confermano inoltre che la Regina fosse una forte bevitrice. Era nota per l’amore per il brandy, tanto da essere soprannominata Brandy Nan, tuttavia apprezzava evidentemente anche il gin.  Furono lei e i suoi ministri, a consentire la distillazione senza licenza del gin. Fu l’inizio della cosiddetta Mother’s Ruin, ma la nostra regina nel frattempo nel 1714 morì e la questione la dovettero sbrigare gli Hannover e i loro discendenti.

Anna Stuart

Judith Dufour (giustiziata nel 1734)

Abbiamo già accennato alla cosiddetta Mother’s Ruin. Questa vera e propria piaga sociale indotta dal consumo eccessivo di gin di pessima qualità, che veniva distillato in casa, è rappresentata in maniera chiarissima dal quadro di Hogarth intitolato “Gin Lane”. Si ritiene che l’ispirazione venne proprio dalla triste storia di Judith Dufour: poverissima e in preda all’alcolismo, aveva appena dato alla luce un bambino a cui erano stati donati dei vestiti, che lei stessa vendette pur di avere un goccio di quel dannato gin, dopo aver strangolato il piccino. La donna venne arrestata e giustiziata, ma fu la goccia di gin che fece traboccare il vaso. Ci si rese conto che il gin era diventato un problema sociale e in seguito vennero emanati i Gin Act, che impedirono la distillazione casalinga e diedero il via a una produzione più consapevole del gin.

Anna Russell (1783- 1857)

Era nota come la Duchessa di Bedford ed era una delle dame di compagnia della Regina Vittoria. È a lei che si attribuisce l’invenzione dell’Afternoon Tea, una delle abitudini che abbiamo felicemente mutuato dagli inglesi (insieme al gin tonic casalingo). La storia racconta che lo spuntino delle cinque serviva a riempire lo stomaco a metà pomeriggio, per rispondere a una necessità: l’ora di cena si era spostata verso le 20 e oltre, mentre a pranzo storicamente gli inglesi non mangiano molto, dopo aver fatto una delle loro abbondanti colazioni. Detto questo, che c’entra col gin? In realtà la duchessa c’entra poco, ma grazie all’abitudine diffusa da lei, si diede vita a un’altra elegantissima tradizione molto femminile: quella di bere il gin nelle tazze di tè. Qualche anno dopo sarebbe stata inventata la tonica, inoltre erano già diffusi i punch, tuttavia il problema in quel periodo era che le donne non potevano bere in pubblico, specialmente di pomeriggio. Così si risolse “nascondendo” il gin nelle tazze da tè e dando vita a una delle abitudini più raffinate della storia.

Jeanne Jerome

Jeanne Jerome

Jeanette Jerome (1854-1921)

Il suo nome sembrerà sconosciuto, ma se la chiamiamo Lady Randolph Churchill è più chiaro? Sicuramente c’è un parziale indizio della sua fama, ovvero l’essere la mamma di Winston Churchill, nonché sua consigliera in molte faccende politiche. Fu anche una donna bellissima, che permeò la vita sociale del suo tempo, fra Regno Unito e America, diventando amante perfino di re Edoardo VII. Il motivo per cui la sua figura si lega al gin è la leggenda per cui pare che abbia inventato il cocktail Manhattan. Abbiamo provato a chiederglielo in una delle nostre interviste impossibili e lei ci ha risposto così: “Era il 1874 e stavo organizzando la festa per l’elezione a governatore di Samuel Tilden, un così caro ragazzo… Beh, insomma, era stato eletto governatore dello stato di New York e chiesi al barman del Manhattan Club di preparare qualcosa di nuovo, che avesse come tema la città. Ed ecco che mi tirano fuori questa specie di Martini, servito nelle stesse coppe del mio drink preferito, ma con il whisky”.

Ada “Coley” Coleman (1875-1966)

È stata una delle prime barlady della storia, per di più in forze a uno dei templi della miscelazione d’hotel, nonché dell’eleganza: l’Hotel Savoy di Londra. Era abituata a servire personaggi famosi, fra cui teste coronate, nobili, uomini d’affari e scrittori. Fra questi, sir Hawtrey, un cliente affezionato nonché esperto di cocktail, che un giorno, nel 1903, chiese “qualcosa con un po’ di punch dentro”. “Così – racconta “Coley” nella sua di intervista impossibile – nelle ore libere mi sono messa a pensare al drink giusto per lui, passando ore e ore sperimentando. Quando gli proposi la mia creazione, lo assaggiò e disse: “Per Giove! Questo è il vero Hanky-Panky”. Così è rimasto il nome, nonostante fosse un po’ sconveniente per il Savoy, ma a sir Hawtrey era tutto concesso”.

 

Le donne master distiller: TO BE CONTINUED

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