C’è un momento in cui un brand smette di essere un’idea e diventa qualcosa che circola. Viene pronunciato, cercato, condiviso. È lì che acquista valore. Ed è spesso lì che emerge un problema rimasto nascosto: il marchio non è stato protetto correttamente.
Lo abbiamo chiesto a Guido Politi di Collitude e ai professionisti del network specializzati in tutela del brand: “È una dinamica molto comune, soprattutto nelle PMI e nei brand nati online. Si investe in naming, logo, packaging, advertising… e solo dopo si scopre che il nome non era davvero libero oppure era stato tutelato male.”
Molti pensano che depositare equivalga a essere al sicuro. Non è così. “In Italia l’UIBM non effettua ricerche di anteriorità. Il deposito può andare avanti, ma questo non esclude conflitti con diritti anteriori. Il problema può emergere dopo, magari con un’opposizione.” E quando emerge, il brand è già sul mercato. Cambiare nome significa rifare tutto: materiali, sito, SEO, comunicazione. È un costo economico, ma anche reputazionale.











