Curiosità

Hai costruito un brand… ma è tuo?

Marco Bertoncini
March 18, 2026

Intervista a Guido Politi di Collitude: quando è bene registrare il proprio marchio? Come farlo? Quali errori vanno evitati?

C’è un momento in cui un brand smette di essere un’idea e diventa qualcosa che circola. Viene pronunciato, cercato, condiviso. È lì che acquista valore. Ed è spesso lì che emerge un problema rimasto nascosto: il marchio non è stato protetto correttamente.

Lo abbiamo chiesto a Guido Politi di Collitude e ai professionisti del network specializzati in tutela del brand: “È una dinamica molto comune, soprattutto nelle PMI e nei brand nati online. Si investe in naming, logo, packaging, advertising… e solo dopo si scopre che il nome non era davvero libero oppure era stato tutelato male.” 

Molti pensano che depositare equivalga a essere al sicuro. Non è così.  “In Italia l’UIBM non effettua ricerche di anteriorità. Il deposito può andare avanti, ma questo non esclude conflitti con diritti anteriori. Il problema può emergere dopo, magari con un’opposizione.” E quando emerge, il brand è già sul mercato. Cambiare nome significa rifare tutto: materiali, sito, SEO, comunicazione. È un costo economico, ma anche reputazionale. 

Usare significa possedere? 

Un altro equivoco diffuso: Lo uso da anni, quindi è mio.  Spiega Politi: “Usare un nome significa essere presenti sul mercato con quel segno. Ma non equivale automaticamente a un diritto pieno. Possedere un marchio registrato significa avere un titolo con diritti esclusivi e strumenti per difendersi. Un dominio non è un marchio. Una società non è un marchio. Il marchio tutela un segno distintivo per determinati prodotti o servizi in un territorio specifico.”

È questo che rende il brand un vero asset.

 

Quali sono gli errori più frequenti?

“Depositare senza una vera ricerca di anteriorità. Google non basta. I conflitti nascono spesso da marchi simili, non identici.”

Poi c’è il tema della distintività. “Molti scelgono nomi troppo descrittivi. Ma un marchio deve essere distintivo: se è debole all’origine, sarà debole anche quando dovrai difenderlo.”

Altri errori: classi merceologiche sbagliate, tutela solo grafica quando il valore è nel nome, o viceversa. “La scelta tra denominativo, figurativo o combinato è strategica. Non è un dettaglio tecnico.”

 

Il fai da te: È possibile registrare da soli? 

“Può funzionare se il nome è molto distintivo e il rischio basso. Ma spesso il fai da te fallisce sulla ricerca e sulla scelta delle classi.”

La differenza non è nella compilazione del modulo. “Il valore di un professionista è fare risk management del brand: valutare conflitti, territori, crescita futura.” 

Non è burocrazia. È pianificazione. 

Un marchio registrato male può diventare un problema nel tempo?

“Sì. Ed è spesso un problema a scoppio ritardato.” Succede quando l’azienda si espande, lancia nuovi prodotti o affronta una due diligence. Oppure quando il marchio non viene usato per cinque anni e rischia la decadenza. 

“Un marchio non è un titolo da dimenticare in un cassetto. Va usato, monitorato, rinnovato.” 

 

Quando pensarci davvero?

La risposta è semplice. “Prima del lancio serio. Prima di investire in modo significativo in produzione e comunicazione.” Depositare presto significa fissare una priorità e ridurre il rischio.

 

Se dovesse sintetizzare tutto in un consiglio?

“Trattate il marchio come un asset strategico, non come una pratica amministrativa.” E in breve:

  • Scegli un nome distintivo.
  • Fai una ricerca seria prima di depositare.
  • Proteggi il territorio in cui venderai.
  • Deposita prima di investire pesantemente.
  • Usa il marchio e conserva prove d’uso.

Un brand nasce leggero: è un nome scritto su un foglio, un dominio registrato di notte, una grafica scelta tra mille dubbi. Poi cresce. Si riempie di clienti, investimenti, aspettative. Proteggerlo quando è ancora leggero è una scelta lucida. Farlo quando è già diventato pesante, spesso, è una necessità costosa. La differenza tra le due cose si chiama strategia.

 

Se hai dubbi o ti serve una consulenza ti consigliamo di rivolgerti a Collitude: clicca qui.

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