Una corte d’appello federale degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale il divieto di distillazione domestica in vigore da oltre un secolo e mezzo, stabilendo che il governo non può vietare tale pratica al solo fine di tutelare le entrate fiscali. Il 10 aprile, la Corte d’Appello del Quinto Circuito si è infatti pronunciata a favore della Hobby Distillers Association (HDA) e dei tre querelanti coinvolti nel caso, affermando che il divieto di produrre distillati in casa o nelle sue immediate vicinanze viola la clausola costituzionale sulla tassazione e quella sulle misure “necessarie e appropriate”. Secondo la sentenza, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) e il Bureau of Alcohol and Tobacco Tax and Trade (TTB) non possono imporre un divieto sulla distillazione domestica giustificandolo come misura di amministrazione fiscale.
Origini del divieto nel XIX secolo
La normativa contestata risale al 1868, quando il Congresso introdusse rigide restrizioni sui luoghi di produzione degli alcolici per contrastare l’evasione fiscale. In base alla legge federale (26 U.S.C. § 5178(a)(1)(B)), la produzione di distillati è vietata in “qualsiasi abitazione” o in strutture ad essa collegate, come cortili, capanni o recinzioni. Le violazioni possono comportare sanzioni fino a 10.000 dollari e pene detentive fino a cinque anni.
I querelanti sono distillatori amatoriali che producono alcolici per uso personale, non commerciale. Alcuni di loro già realizzavano birra, vino e sidro in casa — attività consentite dalla legislazione statunitense — e intendevano estendere la propria attività ai distillati. Tra questi, Scott McNutt aveva ricevuto nel 2014 una lettera di avvertimento dal TTB, in cui si sottolineava che “la legge federale non prevede eccezioni” per la produzione domestica di distillati e che la distillazione illegale poteva comportare procedimenti penali. Nel novembre 2023, l’avvocato dei querelanti aveva contattato il TTB per verificare la possibilità di ottenere un permesso per la distillazione domestica, ma l’agenzia aveva rifiutato di esaminare la richiesta, ritenendola “contraria alla legge”.









