Lo strano caso della Botticella di Roma

The Gin Lady
July 26, 2018

I Tales of the Cocktail Spirited Awards premiano una sconosciuta birreria di Piazza Navona e la comunità dei bartender insorge

Fra pochi giorni a New Orleans si svolgerà una delle manifestazioni più importanti del mondo del bartending. In attesa che si vada in scena, sono stati annunciati i premi per i locali ed è subito polemica. È successo, infatti, che l’Italia sia stata piuttosto trattata male, con pochi bar romani citati fra i vincitori, fra cui l’immancabile The Jerry Thomas Project di vicolo Cellini (33mo nell’ultima 50 Best Bars, primo fra gli italiani), e fin qui tutto bene: siamo nel mondo della mixology e la fama e professionalità dei ragazzi del Jerry è indiscussa. Poi compare qualche riga più in basso La Botticella e tutti i bartender romani sono insorti. Anzi, si sono chiesti: che cos’è La Botticella?

Già capire quale locale sia non è facile su Tripadvisor, dal momento che si segnala la presenza di una Birreria La Botticella (che si suppone sia quella premiata, visto che è l’unica che dispensa qualcosa che somigli a cocktail), una Hostaria La Botticella a Trastevere, molto amata in quanto trattoria romana con tanto di tovaglie a scacchi, e pure una Botticella a Testaccio, sempre sul genere folcloristico tutto carbonara e amatriciana.

Perché la nomina de La Botticella fa scalpore?

Sui social si scatena la disputa, con Mario Farulla (Baccano) che chiede lumi agli organizzatori del premio utilizzando l’hashtag #TOTC2018 e domandando senza mezzi termini: “What the hell is la Botticella?” (che diavolo è la Botticella?). Poi continua, argomentando a chi gli dice di non prenderla troppo seriamente: “Non voglio sminuire il loro lavoro, per carità, ma è come trovare il kebabbaro della Togliatti nei 50 best restaurant”. Un problema più che altro di identità, ci spiega quando lo contattiamo, dal momento che La Botticella è più noto per le birre che serve e per gli shottini, che per i cocktail.

La Botticella, Roma

Che ci fa, quindi, in una classifica del genere? Cerca di spegnere il fuoco Leonardo Leuci, uno dei soci dello stesso Jerry Thomas, spiegando “La Botticella è un bar storico della vita notturna Romana, è frequentato al 99% da americani soprattutto studenti dell’università John Cabot di Roma, ma non solo vista la posizione, si trova praticamente a Piazza Navona. A me piace…”. Insomma, la posizione centralissima e l’alta frequentazione da parte degli stranieri, americani in primis, sembrano essere la spiegazione ragionevole di questa scelta. Lo stesso Leuci poi aggiunge: “se scegli un panel misto consumatori/esperti poi devi rispettare i risultati quindi tanto di cappello a TOTC per la trasparenza, una lista di ‘migliori bar’ è solo l’espressione del voto di chi è stato chiamato a giudicare, quindi possiamo giudicare chi ha votato ma se il risultato è quello, tanto di cappello a Tales e tanto di cappello ad un piccolo bar che si vede riesce a farsi amare dal suo pubblico”.

Certo, che non pochi, anche di fronte a questa spiegazione ci restano male. Il succitato Farulla risponde a Leuci che “non sempre la democrazia ha dato buoni risultati” e un altro collega, Lorenzo Rocci del The Lanesborough di Londra, aggiunge, “questa è stata la palese dimostrazione ai tanti che giocherebbero anche casa pur di starci dentro (…) come è stato dimostrato, ci vuole altro”.

Leonardo Leuci

Ma a un certo punto scatta anche l’esame di coscienza, che scaturisce dall’intervento di Andrea Marziano dell’Arci: “Trovato, ed effettivamente incuriosisce, che faccia drink non traspare, ma non so perché mi ha fatto venire in mente una cosa letta di Gaz Regan sul fatto di non dimenticare che il miglior bar è fatto dell’atmosfera e dell’ospitalità di chi sta dietro il bancone prima che della qualità di ciò che viene servito”.

Un ragionamento più che plausibile, anche se comprensibilmente resta l’amarezza per chi ha investito tanto in qualità del prodotto e del servizio, non solo a Roma, ma in tutt’Italia. Per la cronaca, Farulla e co. forse non si sono ancora accorti che lo stesso premio, nella categoria Best Restaurant Bars, ha incluso un solo italiano, sempre di Roma, che si chiama Divin Ostilia e che sta nel Rione Monti. Anche in questo caso, un posto molto frequentato specialmente dagli stranieri e assolutamente fuori dai radar gourmet della Capitale, oltre che connotato più come enoteca/wine bar, piuttosto che come ristorante con cocktail bar, nonostante in città siano nati parecchi indirizzi di tutto rispetto negli ultimi anni. E anche qui ci si aspettano polemiche.

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