Sperimentazione e tecniche produttive non convenzionali
Il segmento high-end del gin si distingue anche per l’innovazione tecnica. Un esempio emblematico è Anty Gin, sviluppato dalla Cambridge Distillery in collaborazione con il Nordic Food Lab: un distillato che integra l’essenza di formiche rosse per ottenere note agrumate naturali.
Allo stesso modo, Watenshi Gin rappresenta uno degli esperimenti più estremi: prodotto recuperando la cosiddetta “angel’s share” normalmente dispersa durante la distillazione, richiede decine di cicli produttivi per ottenere quantità minime di liquido. Il risultato è un gin rarissimo, con poche bottiglie per batch e un prezzo che supera le 2.000 sterline.
Il ruolo della rarità: micro-lotti e produzioni irripetibili
La scarsità è un altro driver fondamentale. Alcune etichette sono concepite come veri e propri “one-off”. È il caso di Morus LXIV, prodotto in un’unica tiratura di circa 25 litri utilizzando le foglie di un singolo gelso centenario, con un tempo di produzione di due anni. Il prezzo di lancio, intorno alle 4.000 sterline a bottiglia, lo colloca tra i gin più costosi mai realizzati.
Anche prodotti come Nolet’s Reserve, frutto di decenni di ricerca, puntano su una combinazione di ingredienti preziosi (come lo zafferano) e disponibilità limitata per posizionarsi in una fascia ultra-premium.
Presto vedremo sul mercato anche sperimentazioni sul riposo delle gin con metodi all’avanguardia. Un esempio su tutti è l’immersione sotto il mare delle bottiglie, conferemdo unicità di prodotto e di packaging, grazie ai residui marini che si attaccheranno sulla supergicie del vetro.