Martini in bottiglia? Pro e contro della nuova tendenza nei bar USA

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Preparare il Martini in precedenza e servirlo dalla caraffa: c’è chi dice che aumenta qualità ed efficienza, c’è chi dice che manca di anima e cuore…

Quest’anno sul New York Times è uscito un articolo che parla di una tendenza che in qualche modo si sta diffondendo anche in Italia. Parliamo dei cocktail già pronti da bere. Da noi si sono affacciate idee per la consegna a domicilio, mentre nel mondo, sempre come idee rivolte direttamente ai consumatori che magari in casa non sanno preparare i cocktail come al bar, si sono diffuse le bottiglie di drink già pronti, alcolici e analcolici (tempo fa vi avevamo parlato del Nogroni). Stavolta invece parliamo della soluzione che era caduta in disuso, ma che ora si sta nuovamente diffondendo, che alcuni bar hanno adottato per velocizzare il servizio e cioè la preparazione dei cocktail in grandi quantità prima dell’apertura così da servire il miscelato direttamente dalla caraffa anziché farlo al momento.

Anima o efficienza? Che ne dite?

L’articolo del NY Times cita l’Abigail Hall, ristorante di Portland, che serve il Martini cocktail già pronto e così anche il cocktail Manhattan. Assieme a questo locale, l’articolo elenca molti altri bar di diverse città degli Stati Uniti che hanno adottato soluzioni simili.

Daniel Osborne, il bar manager dell’Abigail Hall, prepara in gran quantità i drink ore prima dell’apertura. Diluisce i miscelati per mimare la diluizione del ghiaccio e poi conserva i cocktail pronti in freezer. Nel caso questa aggiunta di acqua faccia ghiacciare leggermente il preparato, dice che basta dare una scossata veloce alla bottiglia ed è tutto risolto. A sua detta questo procedimento comporta tre vantaggi fondamentali: innanzitutto il cocktail risulterà sempre bello freddo, perché a volte il Martini non viene servito alla giusta temperatura; in secondo luogo si velocizzano notevolmente i tempi dietro il balcone e infine si ha la certezza di avere costanza nella qualità del drink anche quando cambia la mano del bartender.

Ovviamente di fronte a una notizia del genere non sono mancate le critiche. Diversi esperti del mondo del bar hanno argomentato che quello che viene a mancare principalmente è il servizio e il consumatore, quando paga per un drink, si aspetta normalmente un servizio di un certo tipo da parte del bartender. E’ stato detto che il cocktail perde di personalità e un consumatore potrebbe anche sentirsi derubato vedendosi servire il Martini da una bottiglia. Si perde la gioia, il cuore, l’anima, elementi essenziali secondo alcuni puristi del cocktail: essenziali al punto che l’efficienza e la qualità anche di fronte a un bartender non esperto non bastano a compensare questa mancanza. Soprattutto il Martini, dicono alcuni, è un drink molto personale, dove la mano del bartender e il gusto del cliente contano moltissimo. A questa critica, Tyson Buhler, bar manager del Death & Co Denver e di Lost Hours, ribatte che il fatto che nel menù ci siano cocktail pre-fatti, non significa che un cliente non possa chiedere un drink personalizzato, una specifica variante del Martini o altro.

Sicuramente l’argomento è spinoso e solo il futuro ci dirà in quale direzione la maggior parte dei consumatori preferiranno andare. Voi cosa ne pensate?

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