Monkey 47, una storia di forza e indipendenza

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Alexander Stein racconta la storia di Monkey 47 e rassicura i fan: rimaniamo una distilleria indipendente anche dopo l’acquisizione da parte di Pernod Ricard

All’inizio di quest’anno il brand Monkey 47 è entrato a far parte del portfolio del colosso Pernod Ricard, ma il suo creatore, Alexander Stein, ci tiene a far sapere ai fan che la distilleria rimane comunque indipendente. Per confermarlo racconta la storia di questo famoso gin tedesco.

Monkey 47, nonostante l’acquisizione di Pernod Ricard, rimane uno spirito artigianale

Alexander Stein, fondatore di Black Forest Distillers e creatore di Monkey 47 Gin

Alexander Stein, fondatore di Black Forest Distillers e creatore di Monkey 47 Gin

La prima volta che Stein sentì parlare della storia del Comandante “Monty” Collins e del suo Schwarzwald dry gin fu 10 anni fa, quando lavorava a Detroit per la Nokia. Collins venne assegnato al Settore Britannico a Berlino nel 1946 e qui si trovò a collaborare alla ricostruzione dello zoo. Cinque anni dopo lasciò la RAF e, con la sua scimmietta Max, aprì un piccolo albergo nella Foresta Nera, Lì i vicini producevano eaux de vie e schnapps, lui invece cominciò a produrre gin.

All’inizio Stein pensò che Germania e gin non fosse una combinazione particolarmente vincente, ma quando, tre anni dopo, lasciò la Nokia, divenne ossessionato dal ricreare la ricetta di Collins. La sua famiglia aveva lavorato nel business del brandy e il padre, nonostante pensasse che l’idea di un gin tedesco fosse da pazzi, gli inviò un articolo di giornale sul distiller Cristoph Keller.

Stein fondò la Black Forest Distillers Gmbh nel 2008 e, assieme a Keller, cominciò la produzione di Monkey 47. Non era un periodo finanziariamente facile, ma i due riuscirono comunque nell’impresa e nominarono il loro gin “Monkey” in onore della scimmietta Max e “47” perché un buon gin, secondo Stein, dovrebbe avere una gradazione del 47% abv, e inoltre insistette per avere un simile numero di botaniche.

L’idea di Stein e Keller era quella di creare qualcosa di multi-dimensionale, che fosse come un viaggio in un giardino botanico. Ci vollero ben 150 distillazioni prima di ottenere Monkey 47 e di lanciarlo sul mercato nel 2010. Da allora il brand è cresciuto spaventosamente, raggiungendo quasi 50 mercati internazionali. Per questo motivo Pernod Ricard si è interessata a questo gin tedesco.

Stein racconta che Alexandre Ricard era davvero colpito dal fatto che una distilleria di sole otto persone avessero raggiunto un tale risultato, ma la loro forza era la qualità del prodotto e non la grandezza dell’azienda. Il colosso francese, che da tempo stava cercando di investire nei distillati artigianali, aveva trovato in Monkey 47 il prodotto perfetto e finalmente, quest’anno, è riuscita a firmare l’accordo con Black Forest Distillers.

Lo stretto contatto con un’azienda grande quanto Pernod Ricard non spaventa Stein che dice che l’accordo non ha apportato nessun cambiamento particolare. La piccola distilleria non ha una forza lavoro in grado di promuovere il gin in tutto il mondo e in ogni caso la loro passione è rimanere all’interno di essa a distillare il gin. Stein è ancora in parte proprietario dell’azienda ed è rimasto il CEO e l’unica cosa che ha richiesto è che la grande impresa non compromettesse lo spirito indipendente della Black Forest Distillers. Nell’accordo è stato messo in chiaro che la produzione non verrà moltiplicata, che rimarrà sostenibile, con una crescita organica che non sia distruttiva.

Monkey 47 viene prodotto in 4 alambicchi da soli 100l

Alexandre Ricard, chairman & CEO di Pernod Ricard

Alexandre Ricard, chairman & CEO di Pernod Ricard

 Inizialmente Monkey 47 veniva prodotto con un singolo alambicco da 150l e non è da molto che la produzione è stata spostata nella distilleria nella Foresta Nera. Visto il successo del brand sarebbe sembrato logico ingrandire la produzione a livello industriale, invece Stein ha fatto l’opposto e ha installato solamente quattro piccoli alambicchi da 100l ognuno. Viene spontaneo chiedersi se davvero Pernod Ricard continuerà ad accettare dimensioni così ridotte.

Però Stein è fermo sulla sua posizione. Sostiene che il discorso sia lo stesso della cucina: se prepari un piatto per cinque amici e il giorno dopo fai lo stesso per cento persone, il sapore non sarà lo stesso. Inoltre l’estrazione a vapore degli aromi delle botaniche, utilizzando un alambicco da 100l, dura un’ora e mezza, mentre con un alambicco da 1000l ci vogliono dalle sei alle otto ore. E poi con 47 botaniche non è affatto saggio aumentare il volume.

A proposito dell’abbondanza di botaniche, Stein difende la sua scelta sostenendo che il ginepro è comunque predominante e che comunque non si tratta di ingredienti strani ed esotici, ma delle botaniche classiche assieme ad altre locali. Il fine era quello di creare un gin che potesse anche essere bevuto da solo perché vede come un limite dequalificante per la categoria il fatto che il gin possa solo essere consumato in miscelazione.

Non ci resta che osservare cosa riserva il futuro per Monkey 47 e di vedere come Pernod Ricard sarà in grado di fargli raggiungere nuove mete quali gli Stati Uniti. Noi gli auguriamo il meglio e… God Save the Gin!

 

Fonte: http://www.thespiritsbusiness.com/2016/07/monkey-47-still-an-independent-distillery/

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