Hendrick’s Gin VS. Hendrick’s Midsummer Solstice

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La recensione dei due gin Hendrick’s classico ed Hendrick’s Summer Solstice a confronto lisci e nel Gin Tonic del nostro giner Paolo Topa

Siamo ormai nella parte finale dell’estate e un pizzico di malinconia inizia a farsi largo nelle nostre vite, ma non nelle nostre bevute. Da qualche mese è finalmente disponibile anche in Italia l’edizione limitata di Hendrick’s chiamata “Midsummer Solstice” e, di conseguenza, ci chiediamo quale occasione migliore per goderci l’ultima parte della bella stagione in compagnia di un Gin che fa dell’estate il proprio cavallo di battaglia. Ma abbiamo fatto di più: perché non confrontarlo con la versione ordinaria del celebre brand scozzese? Quali le differenze, il miglior garnish e l’occasione giusta per gustarli? Ecco le risposte a tutte le vostre domande…

Foto: Paolo Topa

Hendrick’s “Midsummer Solstice” si presenta con un packaging che non può non distinguersi rispetto alla versione ordinaria: la bottiglia è di un vetro decisamente più trasparente ed è adornata da un’etichetta vivace e colorata, decisamente in armonia con il contenuto della bottiglia. Al naso l’impatto è notevole sia in termini di intensità che di complessità, c’è una vera e propria esplosione di aromi freschi, decisamente estivi. A prevalere sono le essenze floreali della rosa, del gelsomino e della camomilla. Sentori di fiori di campo, frutta gialla (ananas) e un pizzico di menta completano il bouquet. Al palato la degustazione liscia è coerente con quanto osservato a livello aromatico, le linee dei sapori vanno nettamente nella direzione di un Gin dolce, solo leggermente piccante (in retrogusto) che mantiene comunque una componente dry che non può essere taciuta. Proviamo a preparare un G&T? Ottima idea…
Usiamo un baloon e aggiungiamo un spicchio di lime come garnish, cercando di conferire quella nota citrica che a livello aromatico è del tutto assente. Buona idea, il Gin Tonic sprigiona tutta la voglia di estate (oppure sarebbe meglio dire “mezza estate”) che ci si potrebbe aspettare da un distillato costruito in maniera così centrata e certosina. La tonica (consigliamo una mediterranea) abbraccia il “Midsummer Solstice” come fosse una cosa sola, lasciando una sensazione di festa per tutti e cinque i sensi, un palato morbido e setoso e la voglia di berne un altro subito dopo.

Foto: Paolo Topa

Di Hendrick’s Gin si è parlato molto, si tratta di un Gin che inequivocabilmente ha cambiato la storia di questo distillato insieme a una ristretta cerchia di concorrenti. L’iconica bottiglia, l’immagine del brand, l’etichetta romboidale e l’utilizzo di botaniche eccentriche come i petali di rosa e il cetriolo sono ormai parte integrante dell’immaginario collettivo che avvolge questo brand. Bevuto subito dopo aver assaggiato la versione limitata ci rendiamo conto delle differenze – notevoli – a cui andiamo incontro. Punto primo: qui si sente il ginepro, cosa che a livello aromatico non è possibile avvertire appieno nel “Midsummer Solstice”. La complessità e l’impatto sono però di minore portata, anche se abbiamo la sensazione di essere rientrati in una “comfort zone” che i nostri sensi riconoscono come più aderente al concetto di Distilled Dry Gin. Una nota vegetale è avvertibile in sottofondo, che si tratti di cetriolo è tutto da vedere e in tutta onestà non siamo in grado di affermarlo. Assaggiato le differenze sono ancor più evidenti: si tratta di un gin secco, con un’evidenza alcolica maggiore (e pensate invece che la differenza è poco più di mezzo grado alcolico) con una “chiusa” piuttosto elegante e persistente. Ci beviamo un Gin Tonic? Stesso trattamento, ma questa volta usiamo una sottilissima mezza rondella di cetriolo come guarnizione. Ottimo, niente da dire. La tonica neutra accompagna e completa un G&T di stampo “contemporaneo” brillante e bilanciato. Sensazioni molto diverse rispetto al precedente drink, di certo meno setoso e aggraziato ma più incisivo e un po’ meno stancante per un’alternanza di sapori secchi e citrici che risulta tutt’altro che scontata.

Foto: Paolo Topa

In conclusione possiamo dire che si tratta di due Gin profondamente diversi, difficile parlare di varianti, di paternità e di similitudini. Sarebbe arduo persino accomunarli sotto il medesimo marchio ma, tent’è… questo è davvero un dato di fatto oggettivo. Poco male: due ottimi gin da usare in situazioni molto diverse a seconda delle circostanze (e degli stati d’animo) in cui siamo coinvolti, con l’accortezza comunque di variare sensibilmente garnish, tonica e… perché no, anche compagnia!

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