Per la mixology esistono ingredienti da usare in minime quantità, ma che determinano l’identità di un cocktail. I bitters rientrano in questa categoria: poche gocce sono sufficienti per cambiare l’equilibrio aromatico di un drink. Tra i tanti disponibili, due sono i più comuni e diffusi: Angostura e Peychaud’s. Spesso citati insieme e talvolta considerati intercambiabili dai meno esperti, questi due bitters rappresentano invece tradizioni, profili aromatici e utilizzi molto diversi dietro al bancone.
Per comprendere davvero la loro differenza bisogna partire dal ruolo che i bitters hanno nella cultura del cocktail. Fin dalle prime definizioni ottocentesche, la parola “cocktail” indicava una miscela di spirito, zucchero, acqua e bitters, sottolineando come questi ultimi fossero essenziali per conferire complessità e bilanciare il drink. In termini gastronomici, i bartender spesso li descrivono come il “condimento” del cocktail, un elemento concentrato che, anche in dosi minime, definisce carattere e struttura aromatica.












