Vi è mai capitato di bere un sorso di gin tradizionale e chiedervi perché quel gusto fresco e resinoso di pino rimanga così a lungo in bocca? Quel sapore particolare non ha nulla di magico: dipende tutto dalla cosiddetta trinità delle botaniche del gin, ovvero ginepro, semi di coriandolo e radice di angelica.
Nella distillazione industriale, questi componenti vengono miscelati così bene che per un dilettante diventa quasi impossibile distinguere i singoli sapori. Ma se volete imparare a riconoscere gli aromi, scoprire la mixologia o persino conoscere i profumi naturali delle erbe, separare ciascun componente nella vostra cucina è un esperimento interessante e illuminante.
Isolare le botaniche permette di scoprire come si comportano i singoli composti vegetali quando vengono esposti al calore e all’acqua. Del resto, il sapore principale del gin tradizionale deriva dalle bacche di ginepro (Juniperus communis L.), nelle quali i terpeni volatili creano quella caratteristica base di pino. Provando le bacche di ginepro, i semi di coriandolo e la radice di angelica una alla volta con semplici metodi casalinghi, come le infusioni in acqua calda o l’evaporazione a temperatura controllata, potrete tracciare i loro profili aromatici unici.












