Oxley gin: degustazione nei principali cocktail

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Oxley gin è molto particolare per sapore e per metodo di produzione… ma come funziona in miscelazione? Ecco cosa ne pensa il Giner Paolo Topa

Se c’è un Gin in grado di distinguersi dal punto di vista tecnico, lasciando ad altri l’onere di farsi ricordare per l’utilizzo di eccentriche botaniche, confezionamento o quant’altro, questo è senz’altro Oxley Gin. Si tratta infatti dell’unico Gin al mondo distillato “a freddo”, meccanismo che permette al Master Distiller di estrarre l’essenza dei vari botanicals senza l’utilizzo del calore.
Sappiamo che ci sono varie metodologie per distillare un Gin (distillazione a bagnomaria, a vapore, sottovuoto, tradizionale in alambicco…) e sappiamo pure che la distillazione non è neppure sempre necessaria: è sufficiente mettere in infusione le botaniche direttamente nella soluzione idroalcolica (è il metodo Cold Compound) per ottenere a tutti gli effetti un gin senza l’utilizzo di un alambicco.
Ma la distillazione “a freddo” di Oxley? Semplice: niente calore, ma riduzione drastica delle temperature (al di sotto dello zero) con l’obiettivo di evitare di “cuocere” le botaniche estraendo nella maniera più fedele possibile la vera essenza di ciascuna droga utilizzata. I vantaggi di questo metodo riguardano sia la qualità del prodotto finale (è possibile utilizzare con grande efficacia le scorze degli agrumi freschi evitando le difficoltà insite nelle altre tipologie di distillazione) sia la resa finale del prodotto: meno scarto (taglio della testa e della coda del distillato) e più solidità nell’aggancio tra aromi e alcool.

Oxley Gin in miscelazione

STORIA: La produzione di questo Gin è partita nel 2009 in Inghilterra, sotto la guida del colosso della distribuzione beverage Bacardi. Ci sono voluti ben otto anni di sperimentazioni, 38 diverse ricette prima di arrivare alla perfetta combinazione di 14 botaniche tra cui anice, vaniglia e scorza di agrumi freschi (pompelmo, arancia e limone). Un vero e proprio team di scienziati si è occupato di varare il procedimento di distillazione, unico al mondo e – come detto – tutt’altro che scontato.

PACKAGING: Il confezionamento si differenzia a seconda della bottiglia: quella da 1 litro vede un’ampia base di metallo lavorato e un collo impreziosito da una targhetta di pelle con la scritta “Dry Gin”. Quella da 70 cl è meno di pregio e più tradizionale, priva di entrambi gli elementi di cui sopra.

FORMATO: 100 cl e 70 cl

GRADAZIONE: 47% (alta)

Foto: Paolo Topa

DEGUSTAZIONE:

NEAT DRINK
Bevuto liscio l’Oxley rispecchia in pieno la sua filosofia di distillazione: non è un Gin di grosso impatto aromatico, i profumi e i sapori sono fini e calibrati e trovano una loro completezza sia al naso che al palato. Particolare attenzione è data all’aspetto citrico, davvero differente rispetto a quanto normalmente assaggiato. La speziatura è ben presente sulla punta della lingua mentre stupisce il fatto che la gradazione sia avvertibile in maniera risibile: se non sapessimo dei suoi 47% giureremmo per un tasso ampiamente inferiore, intorno a 40-41%.
ELEGANTE

GIN TONIC
Servito nel Gin Tonic lo si è trovato davvero a suo agio. In questa declinazione siamo di fronte a un long drink tradizionale sì, ma dotato di un fascino innato e una grazia che non lasciano indifferenti. Anche qui il naso non fa sfracelli, ma tutto è al posto giusto, senza muscoli e senza colpi di coda inaspettati. Il cocktail scorre che è una meraviglia, soave e prezioso con una piccantezza sempre presente in retrogusto.
COINVOLGENTE

Foto: Paolo Topa

NEGRONI
Nel più famoso dei cocktail italiani l’Oxley non fa certo la parte del leone. Si lascia un po’ travolgere dallo spirito del Vermouth e del Bitter e ne viene oggettivamente un po’ schiacciato. Non riescono ad emergere le note piccanti né quelle citriche e il tutto rimane un po’ sullo sfondo. Niente di male, per intenderci: solo che abbiamo l’impressione che la texture armonica di questo Gin sia utilizzabile con maggior soddisfazione altrove. Nessuno è perfetto.
ARRANCANTE

DRY MARTINI
Nel Dry Martini le cose cambiano in un batter d’occhio. Normalmente non è semplice usare un gin da 47% per realizzare questo cocktail, a meno ché non si sia muniti di grande self-control. In questo caso invece l’Oxley fa girare il motore del “nostro” Dry Martini come meglio non si può: rotondo, ampio, capace di saziare senza eccessi; queste sono le sensazioni che mi sono appuntato quando, un sorso dopo l’altro, mi sono reso conto che non sarebbe stato l’unico Martini della serata.
STRATEGICO

Foto: Paolo Topa

Le considerazioni finali su questo Gin partono dal presupposto che raramente abbiamo ritrovato tanta grazia e finezza nella proposta aromatica di un London Dry tradizionale ad alta gradazione. La metodologia di distillazione ha senza dubbio inciso fortemente sul risultato finale, donando all’Oxley un carattere tutto suo. Ovviamente questo suo incedere tutt’altro che ribelle potrebbe trovare detrattori negli appassionati, ma siamo certi che anche questi – alla lunga – non potrebbero esimersi dal considerarlo un vero gioiello sotto molteplici aspetti.

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