JGasco, la storia di un’azienda 100% italiana

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JGasco, la storia di un’azienda 100% italiana

IlGin.it ha intervistato Roberto Barengo, classe ‘79, cofondatore di JGasco. Una storia di un’azienda tutta italiana che ha cambiato il concetto di soft drink. I segreti del loro successo? Prodotti italiani di qualità, formazione ai barman e tanta passione.

ilGin.it: Raccontaci la tua storia

Roberto Barengo: JGasco opera dal 2013, ma è frutto di un’idea nata con il mio socio nel 2010.
Nel 2005 abbiamo creato una società innovativa di merchandising grazie alla quale abbiamo lavorato con P&G divisione fragrance; con loro abbiamo imparato a lavorare per obbiettivi, in maniera strutturata, sempre confrontandoci con il follow-up del territorio.
Successivamente con Martini, Diageo, Gruppo Averna, Grappa Frattina, ci siamo resi di quanto fosse importante promuovere la cultura nel mondo del beverage, per rendere consapevole il consumatore e con questo obbiettivo abbiamo intrapreso il progetto JGasco: era l’anno 2010-2011.

iG: Il momento esatto in cui è nata l’idea?

RB: In auto, al ritorno da una fiera, TC Tirreno; ero al telefono con il mio socio e già stavamo inconsciamente materializzando il sogno Jgasco.
Volevamo fare qualcosa di italiano, di qualità e innovativo.

Volevamo fare qualcosa di italiano, di qualità e innovativo

Roberto barengo, co-fondatore di JGasco

iG: Qual è stato il primo passo che avete fatto?

RB: Ci interessava il mondo del beverage e avevamo capito dalle precedenti esperienze, che la forza del prodotto è legata alla formazione.
Volevamo creare più consapevolezza nella cultura del bere; non ci piaceva l’idea che nel nostro paese ci fossero ragazzini di 13 anni con problemi di alcolismo.
Nello stesso tempo volevamo creare dei soft drink tutti italiani e di alta qualità, rispettando la storia di ogni bevanda.

iG: Quindi molta ricerca?

RB: Beh,si moltissima. Beviamo queste bevande per piacere, ma ognuna ha una sua storia e una sua funzione. Il ginger beer aiuta a gestire il mal di mare e la nausea sulle navi, la tonica contiene il chinino che è un antipiretico naturale.
E proprio da queste ricerche siamo andati a scovare il signor Gasco, italoamericano emigrato negli States durante la Prima Guerra Mondiale. E siamo felici di concedervi in anteprima la vera storia, di questa figura leggendaria, mezzo uomo e mezzo gallo.

iG: Lusingati. (la pubblicheremo presto n.d.r.)
Qual è stato il vostro punto di riferimento?

RB: Fever Tree è stato un modello per noi. Era sul mercato delle bevande Premium insieme a Fentimans e Thomas Henry, ma era l’unica con un modello di comunicazione affine al nostro progetto.

iG: Ma voi siete italiani…

RB: Perché non bere miscelato 100% italiano?
Intendiamo il made in Italy come garanzia di qualità, soprattutto nel mondo del Food&Beverage.
In tutto quello che facciamo siamo fedeli a questo: senza conservanti, senza coloranti, 100% made in italy e adatto alle esigenze del barman.

iG: Spiegaci meglio. Come vi avvicinate ai barman?

RB: La nostra produzione è stata pensata per mettere in risalto le capacità del barman e i primi passi li abbiamo fatti a fianco di barman professionisti.
Abbiamo capito che dovevamo creare qualcosa che si sposasse bene con i nuovi distillati, molto più complessi dei precedenti dal punto di vista aromatico, rispettando la ricetta originale del Maestro distillatore, come ad esempio la Indian Tonic.

JGasco in una frase? Senza conservanti, senza coloranti, 100% made in italy e adatto alle esigenze del barman

JGasco, linea di prodotti

iG: Subito un grande successo?

RB: No per niente. All’inizio abbiamo avuto molte contestazioni dai barman; il prodotto non era all’altezza, era scarico. Abbiamo aumentato  la gasatura, in modo che la carbonicità non si esaurisse in fretta.
Le nostre ricette sono in continua evoluzione, non ci spaventano le crtitiche, anzi sono costruttive perchè noi lavoriamo per essere un buono strumento per i barman.

iG: Con che prodotti avete iniziato?

RB: Il primo anno con due prodotti della tradizione italiana; Il gingerino era un mio vezzo perché  amavo  il Crodino, ma volevo farlo senza coloranti e conservanti. La cedrata, completamente naturale, perché gli aromi artificiali lasciano sul palato qualcosa che stride.
Poi la limonata; contiene al 12% limoni di Sicilia e si vede: è torbida e lascia un retrogusto incredibile.
Il Ginger Ale e Ginger Beer, due prodotti dalla tradizione americana.
La differenza tra i due è che il Ginger Ale non ha il lime e ha meno zenzero, il Ginger Beer è meno dolce e più piccante.

iG: E poi…

RB: Abbiamo elaborato prodotti particolari, come la gazzosa aromatizzata alla viola, la spuma chiara ai fiori di Sambuco, la prima tonica con un ingrediente segreto e poi abbiamo esagerato…una cola aromatizzata al cacao.

iG: Cosa avete in cantiere?

RB: Questo mese stiamo lanciando l’unico chinotto aromatizzato con la caffeina e vogliamo creare un gintonic rivolto al target femminile.

iG: Ma quindi moda o tradizione?

RB: Non è facile sempre coniugare moda e italianità, ma noi vogliamo fare cultura seguendo la linea di gusto che abbiamo ben precisa in mente. Tutti gli aromatieri impazziscono perché le nostre bevande devono avere un funzionamento e non è sempre facile raggiungere lo standard JGasco.

In cantiere per JGasco un chinotto aromatizzato alla caffeina e un gintonic rivolto al target femminile

Un brindisi (a base di Gin & JGasco) con Roberto

Un brindisi (a base di Gin & JGasco) con Roberto

iG: Qual’è stato il primo pianto?

RB: All’inizio dell’anno scorso. Avevamo iniziato delle collaborazioni, ma i nostri prodotti erano presentati come la versione italiana di Fever Tree e a nessuno interessava.
Non bastava che le bevande fossero buone, bisognava far capire cosa ci stesse dietro; il prodotto andava bene, ma dovevamo rivedere il nostro modo di fare comunicazione.

iG: E il primo brindisi?

RB: Al Cibus. Finalmente siamo riusciti a comunicare bene con lo slogan “Hai mai provato prodotti da miscelazione 100% italiani?” un successo.

iG: Quando sarà finita la moda del gin tonic la JGasco cosa farà?

RB: Io non penso che la nostra sia una questione di moda, ma di cultura. E poi il gin tonic c’è sempre stato!
Abbiamo portato avanti delle linee di gusto, con 11 prodotti diversi, che continueranno a mantenersi.
Non pensiamo di cambiare il mondo, ma siamo convinti che il bere miscelato moderno e consapevole possa essere uno stimolo e una soddisfazione per il palato di un sacco di persone.
Inoltre vogliamo supportare i baristi, che si avvicinano ai nostri prodotti o che vogliono creare qualcosa di grande qualità, non è una moda ma una missione.

iG: Il gin tonic che consigli ai nostri giner?

RB: JGasco Indian Tonic e Botanist.

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