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Bar Leone fa il bis, Moebius è secondo e Alquímico terzo: il podio di The 50 Best Bars 2026

Federica Bucci
October 8, 2026

La cerimonia di premiazione dei 50 Best Bars 2026 dal punto di vista della nostra inviata speciale Federica Bucci...

Il locale di Hong Kong fondato da Lorenzo Antinori si conferma al vertice di The 50 Best Bars. Moebius Milano sale dal settimo al secondo posto e conquista il titolo di miglior bar d’Europa. Alquímico completa il podio.

Nei giorni precedenti alla cerimonia, e ancora di più entrando al Palazzo del Ghiaccio, il pronostico più insistente aveva un nome preciso: Moebius. Il bar milanese arrivava alla serata forte del settimo posto mondiale conquistato nel 2025, del titolo di miglior bar italiano ottenuto nella prima edizione di Europe’s 50 Best Bars e di una crescita difficile da ignorare.

Milano che ospita la classifica e Milano che sale sul gradino più alto del podio sarebbe stata una chiusura perfetta. Forse persino troppo perfetta.

Alla fine, il numero uno di The 50 Best Bars 2026 resta Bar Leone. Il locale di Hong Kong fondato nel 2023 da Lorenzo Antinori insieme a Justin Shun Wah si conferma per il secondo anno consecutivo miglior bar del mondo, oltre a ottenere il titolo di miglior bar dell’Asia nell’ambito della classifica globale.
Il premio, dunque, resta nelle mani di un italiano. E al secondo posto arriva comunque un bar italiano, questa volta fisicamente dentro i nostri confini: Moebius Milano, che conquista anche il titolo di The Best Bar in Europe 2026, sponsorizzato da Torres Brandy.
A completare il podio è Alquímico di Cartagena, vincitore anche del Michter’s Art of Hospitality Award.

The 50 Best Bars Awards, Foto di Federica Bucci

Bar Leone, ancora una volta

La conferma di Bar Leone premia un’idea di bar immediata e riconoscibile. Nessuna rincorsa all’effetto speciale, nessuna complessità esibita come prova di valore: al centro ci sono i cocktail popolari, i grandi classici, il cibo da bar e un’ospitalità dichiaratamente italiana.

Nel locale di Bridges Street, nel cuore di Hong Kong, convivono Negroni, Martini e Old Fashioned, memorabilia calcistica, piccoli piatti e panini dalle dimensioni tutt’altro che simboliche. L’immaginario è quello del bar di quartiere romano, portato dall’altra parte del mondo senza trasformarlo in una caricatura.

La semplicità di Bar Leone, però, è soltanto apparente. Dietro un’esperienza volutamente informale c’è un controllo preciso di servizio, atmosfera, luci, musica e dettagli. È probabilmente questa capacità di rendere il lavoro invisibile, lasciando all’ospite soltanto il piacere di stare bene, ad aver permesso al locale di mantenere il titolo.

La vittoria conferma anche che il vertice della bar industry non appartiene necessariamente al progetto più tecnico, concettuale o teatrale. Si può essere il miglior bar del mondo preparando grandi classici, servendo un panino con la mortadella e prendendosi molto sul serio soltanto nel momento in cui bisogna prendersi cura dell’ospite.

The 50 Best Bars Awards, Foto di Federica Bucci

Moebius sfiora il primo posto

Alla vigilia, il nome che circolava con maggiore insistenza era quello di Moebius Milano. Una vittoria nella sua città, davanti alla comunità internazionale riunita per la prima volta in Italia, sembrava quasi il finale già scritto. Forse persino troppo.

Il locale milanese si è fermato a un passo dalla vetta, conquistando il secondo posto e il titolo di The Best Bar in Europe 2026. Un risultato che acquista ancora più peso se letto insieme alla progressione degli ultimi anni: 38° nel 2024, settimo nel 2025 e oggi secondo al mondo.
Aperto nel 2019 da Lorenzo Querci, con Giovanni Allario alla guida del bar ed Enrico Croatti responsabile della proposta gastronomica, Moebius ha costruito la propria identità facendo convivere miscelazione, cucina, musica e cultura in uno spazio difficilmente riconducibile a una sola definizione. La classifica riconosce oggi non soltanto la qualità dei suoi drink, ma la solidità di un progetto capace di imporsi rapidamente sulla scena internazionale.

Il primo posto è sfumato, ma resta un risultato storico: nessun cocktail bar italiano era mai arrivato così in alto nella classifica mondiale.

The 50 Best Bars Awards, Foto di Federica Bucci

Alquímico, dalla terra al podio

A completare il podio è Alquímico di Cartagena, che raggiunge il miglior risultato della propria storia nella classifica, conquista il titolo di The Best Bar in South America 2026 e riceve anche il Michter’s Art of Hospitality Award.

Aperto nel 2016 da Jean Trinh e Paola Oviedo all’interno di una grande dimora coloniale, il locale si sviluppa su tre piani, ciascuno con una proposta differente ma sempre legata agli ingredienti e alla cultura colombiana. Il progetto ha assunto la sua forma più profonda durante la pandemia, quando parte del team si è trasferita nella finca di Alquímico, nella regione del Quindío, dando vita a #FromTheBarToTheFarm. Quell’esperienza ha trasformato il rapporto del bar con le materie prime e ha portato allo sviluppo di un modello farm-to-bar fondato sulla coltivazione diretta e sulla collaborazione con agricoltori e comunità locali.

Primo bar colombiano a entrare nella classifica mondiale nel 2020, Alquímico è oggi una realtà composta da oltre cento persone tra bartender, cuochi, agricoltori e professionisti dell’ospitalità. Il terzo posto e il premio dedicato all’hospitality riconoscono quindi un progetto nel quale il lavoro dietro al bancone procede insieme all’impatto sulla squadra, sui produttori e sul territorio.

The 50 Best Bars Awards, Foto di Federica Bucci

La notte milanese, tra Twiga e Lubna

Dopo la premiazione al Palazzo del Ghiaccio, la chiusura ufficiale di The World’s 50 Best Bars 2026 si è spostata al Twiga Milano, con il supporto di Ceresio 7, partner della manifestazione e presenza centrale durante l’intera settimana.

Il coinvolgimento di Ceresio 7 non si è limitato all’official after party. Il rooftop milanese ha ospitato anche diversi appuntamenti dedicati alla comunità internazionale, confermando il proprio peso nella scena cittadina e il lavoro portato avanti dal bar manager Abi El Attaoui insieme alla sua squadra. Una partecipazione importante, soprattutto in un’edizione chiamata a mostrare al mondo non soltanto i locali italiani presenti in classifica, ma la capacità di Milano di accogliere e far dialogare professionisti provenienti da ogni continente.

Una parte consistente della community si è ritrovata invece al Lubna. Non si trattava dell’after party ufficiale, ma la festa organizzata dal progetto di Lorenzo Querci, Giovanni Allario ed Enrico Croatti è stata comunque una delle destinazioni più frequentate della notte.

Due momenti differenti, quindi: al Twiga la conclusione ufficiale della cerimonia, con il contributo di Ceresio 7; al Lubna la prosecuzione spontanea dei festeggiamenti di un gruppo che, pur senza conquistare il numero uno, aveva appena portato Milano e l’Italia al secondo posto mondiale.

The 50 Best Bars Awards, Foto di Federica Bucci

Gli italiani nella classifica mondiale

Oltre a Moebius, l’unico altro locale italiano presente nella Top 50 è Locale Firenze, che conquista la 33ª posizione e conferma la propria continuità nella classifica mondiale.
Ospitato all’interno di Palazzo Concini, edificio nel quale le cantine medievali convivono con gli ambienti rinascimentali del piano nobile, Locale Firenze ha costruito negli anni un’identità riconoscibile proprio sul contrasto tra la monumentalità degli spazi e una miscelazione fortemente contemporanea.

Il bar team, guidato dal bar manager Fabio Fanni e dall’head bartender Alessandro Mengoni, lavora sulla stagionalità, sulla valorizzazione delle materie prime locali e sull’impiego congiunto di tecniche moderne e metodi di lavorazione ancestrali, con una particolare attenzione alla riduzione degli sprechi. Un lavoro di ricerca che prende forma anche nel laboratorio ricavato nelle cantine del palazzo e in Labo-ttega, il format sviluppato insieme all’executive chef Simone Caponnetto, nel quale cucina e miscelazione vengono progettate come parti della stessa esperienza.

Il 33° posto premia quindi un progetto corale, sostenuto da una squadra che ha saputo far evolvere il locale senza snaturarne l’identità e mantenere Firenze stabilmente nella geografia internazionale dei grandi cocktail bar.

La presenza italiana prosegue nella classifica estesa dal 51° al 100° posto: Freni e Frizioni di Roma è 62°, Gucci Giardino di Firenze 91°, Drink Kong di Roma 92° e 1930 di Milano 94°.
Sono quindi sei i locali italiani complessivamente presenti nelle prime cento posizioni. Firenze e Roma ne contano due ciascuna, mentre Milano affianca al secondo posto di Moebius la presenza di 1930 nella lista estesa.

The 50 Best Bars Awards, Foto di Federica Bucci

La Top 10 di The World’s 50 Best Bars 2026

  1. Bar Leone, Hong Kong
  2. Moebius Milano, Milano
  3. Alquímico, Cartagena
  4. Bar Us, Bangkok
  5. Line, Atene
  6. Handshake Speakeasy, Città del Messico
  7. Zest, Seul
  8. Connaught Bar, Londra
  9. Lady Bee, Lima
  10. Bar Mauro, Città del Messico

Il podio fotografa tre modi molto diversi di interpretare il bar contemporaneo: l’immediatezza popolare e precisa di Bar Leone, il progetto multidisciplinare di Moebius e l’ospitalità colombiana di Alquímico, che conquista anche il Michter’s Art of Hospitality Award.

I premi speciali

Tra i riconoscimenti individuali, Takuma Watanabe ha ricevuto l’Altos Bartenders’ Bartender Award, mentre Shingo Gokan è stato nominato Roku Industry Icon 2026.
Bar Mauro, entrato direttamente al decimo posto, si è aggiudicato il Disaronno Highest New Entry Award.

Schmuck di New York, 11°, ha ottenuto il Three Cents Best New Opening Award, mentre The Bar in Front of the Bar di Atene è il Nikka Highest Climber, grazie alla salita fino alla 19ª posizione.
Il premio per il miglior cocktail menu è andato a Panda & Sons di Edimburgo; Saikindō di Brisbane ha ricevuto il SevenRooms Best Bar Design Award e Line di Atene il Ketel One Sustainable Bar Award.

Completano il quadro Paradiso, insignito del Rémy Martin Legend of the List Award, Three Horses di Melbourne, vincitore del Campari One to Watch Award, e Isa Mejia, destinataria della The 50 Best Bars Scholarship 2026.

La nostra inviata Federica Bucci

Il cortocircuito delle classifiche

Spenti i riflettori, rimane però una domanda: quanto possono essere coerenti classifiche appartenenti allo stesso ecosistema quando restituiscono risultati tanto diversi a pochi mesi di distanza?

I vincitori delle graduatorie continentali 2026 non occupano infatti la stessa posizione nella lista mondiale. Sip & Guzzle, North America’s 50 Best Bar, è 14° al mondo e viene preceduto da diversi locali della sua stessa area geografica. Hope & Sesame, Asia’s 50 Best Bar, si ferma al 12° posto; Bar Leone, terzo nella classifica asiatica dello stesso anno, conquista nuovamente la vetta globale e il relativo titolo di miglior bar dell’Asia. Un cortocircuito analogo si verifica in Europa: Line, vincitore della prima edizione di Europe’s 50 Best Bars, è quinto nella graduatoria mondiale, alle spalle di Moebius, che ad Amsterdam si era classificato sesto e che a Milano viene invece incoronato miglior bar d’Europa.

Il confronto diventa ancora più evidente guardando all’Italia. La classifica europea annunciata a luglio aveva premiato nove locali: Moebius, Camparino in Galleria, Locale Firenze, 1930, L’Antiquario, Gucci Giardino, Freni e Frizioni, Drink Kong e Rita. Nella Top 100 mondiale ne ritroviamo sei, mentre Camparino in Galleria, L’Antiquario e Rita scompaiono completamente.

Le diverse Academy, il differente perimetro geografico e le modalità di voto spiegano almeno in parte queste variazioni, ma non cancellano il cortocircuito. Se classifiche prodotte dallo stesso sistema possono arrivare, nello stesso anno, a gerarchie così distanti, è inevitabile interrogarsi sul loro effettivo valore assoluto. Forse il modo più corretto di leggerle è considerarle per quello che realmente sono: fotografie parziali, influenti e certamente utili, ma non verdetti incontestabili. Altrimenti, più che la posizione dei bar, a scricchiolare rischia di essere la credibilità della classifica stessa.

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