Siamo pronti per i ready to drink?

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Sognando una “Gin Tonic Mat”, una macchinetta che plachi la sete dei gin lover, partecipiamo al
dibattito, il mercato è maturo per i cocktail già pronti?

Stesso giorno, due input differenti sullo stesso tema: siamo pronti per i ready to drink? A Londra evidentemente lo sono, se qualcuno si è inventato una specie di bancomat che dispensa Prosecco. L’idea è di un wine-bar londinese che si chiama Vagabond e che ha battezzato le sue macchinette dispensa alcol APM (Automated Prosecco Machine) at the Bank of Bubbles. Ovviamente si scherza sul fatto che i bancomat anglosassoni si chiamino ATM e il meccanismo è semplice: si inseriscono i soldi, si prepara il proprio bicchiere e dall’erogatore a rubinetto esce del Prosecco fresco e pieno di bollicine.

Ready-to-drink cocktail: nemico o alleato del bartender?

Niente che non si potrebbe replicare con un buon gin tonic: potremmo immaginare una macchinetta tipo quelle del caffè che nel bicchiere inserisce in buon ordine del buon ghiaccio, una dose di gin e sufficiente tonica. Magari, se vogliamo far le cose in grande, si potrebbe programmare la macchinetta per chiedere al cliente quanta tonica vuole, in una scala da uno a tre, in base a quanto ama miscelare il proprio gin. Stick per mescolare e il gioco è fatto. Vabbè tocca rinunciare al garnish, ma potrebbe non essere un gran male. Less is more, come dicono gli anglosassoni. Come la chiamiamo? Gin Tonic Mat?

Automated Prosecco Machine (Bar Vagabond, Londra)

In attesa che qualcuno costruisca questa geniale macchinetta dispensa felicità, ci chiediamo, stimolati dal secondo input di cui dicevamo all’inizio: siamo pronti per i ready to drink? Il mercato evidentemente lo è, specialmente quello dei giovani, che apprezzano bevande come il Bacardi Breezer perché facilmente fruibili. Dall’altra parte, però, ci sono i bartender che non si arrendono all’impacchettamento del loro mestiere. Ecco quindi l’input di cui sopra: proprio stamattina mi salta all’occhio in un gruppo Facebook popolato da bartender il thread lanciato da uno di loro, mettendo in bella vista dei cocktail ready to drink. Il gruppo si chiama Shitty Cocktail e si diverte a scherzare su garnish eccessivi e presentazioni di cocktail diciamo fantasiose (ve lo ricordate il delfino banana? È il protagonista del gruppo). Quindi, aver messo un post con questi drink in brick aveva un intento ridicolizzante. Eppure il buon Alex Frezza, bar manager e patron dell’Antiquario di Napoli, che modera il gruppo, ha subito chiarito di aver voluto autorizzare la pubblicazione del post proprio per stimolare il dibattito: la domanda è non solo se siamo pronti per i ready to drink, ma anche se i bartender hanno capito che il mercato potrebbe essere maturo. “Questi cocktail – afferma Frezza – potrebbero essere la più grande opportunità per promuovere il lavoro di un bar o di un bartender”. Insomma, non l’esortazione ai bartender è di non vederli come nemici da combattere, ma come alleati da sfruttare.

NIO Cocktails, di Patrick Pistolesi

Ed ecco che arriva il contributo di chi questi cocktail li fa (sono i Nio cocktail), il nostro amico Patrick Pistolesi (parleremo di lui anche nella prossima puntata perché è appena stato nostro ospite al The Gin Corner per una serata di chiacchiere e Martini). “Questi drink li faccio io, li controllo io e li firmo io, posso garantire la loro qualità personalmente. Sono destinati a vari mercati, tipo compagnie aeree dove è difficile portarsi appresso un gin, un vermouth e un bitter per farti da solo il Martini. Frigo bar di alberghi, insomma i posti dove un barman non arriva. Sono d’accordo che quello che non si conosce o il nuovo può far storcere il naso. La magia di un buon cocktail non sono gli ingredienti, ma l’atmosfera del bar, il barman con tutti i rituali che accompagnano un buon drink, sono d’accordo assolutamente, nulla mai può sostituire questo!”. Game, set, match – Gioco, partita, incontro.

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