Blueback cocktail: degustazione con tre diversi gin della Sardegna

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Giniu, Pigskin e Solo Wild Gin, tre gin sardi messi alla prova in miscelazione nel cocktai Blueback, una delle più interessanti alternative al Gin Tonic

Il Blueback è un cocktail fresco, coreografico e primaverile. Riesce a coniugare brillantezza e rigore aromatico in pochi passaggi e sorprende per bevibilità e leggerezza delle sensazioni.  Può essere servito sia come aperitivo che come post-dinner ed è molto semplice da realizzare, con l’aggiunta di un paio di olive denocciolate proprio come si fa con il Dry Martini.  La sua peculiarità sta nell’utilizzo del Curaçao Blu che – oltre a conferire un colore decisamente accattivante – riesce a fornire una punta di agrumato e una leggera dolcezza che caratterizzano un coctkail naturalmente secco.

Blueback con Giniu, Solo Wild Gin e Pigskin

Abbiamo voluto provare il Blueback mettendo alla prova tre grandi gin sardi (Giniu, Solo Wild Gin e Pigskin) in quanto riteniamo che il ginepro sardo utilizzato in queste produzioni  sia particolarmente adatto all’atmosfera ricreata da questo cocktail “mediterraneo”. Ma iniziamo con il darvi la ricetta:

  • 4 cl di Gin
  • 4 cl di acqua tonica (preferibilmente mediterranea)
  • 1 cl di Curaçao Blu
  • Due olive denocciolate (preferibilmente di Cerignola)

Preparazione: versate tutti gli ingredienti in un mixing glass colmo di ghiaccio. Filtrate in un piccolo bicchiere da cocktail (o in un bicchiere da degustazione di distillato) precedentemente raffreddato e aggiungete le due olive denocciolate.

Foto: Paolo Topa

La prima versione del Blueback che abbiamo provato è stata quella con il Giniu e – dobbiamo dire – ce lo siamo goduto a fondo. Gli aromi sottili e altamente qualitativi di questo gin si sono sposati alla perfezione con lo spirito di questo cocktail, solo leggermente toccato da un pizzico di “corposità” zuccherina conferito dal Curaçao Blu. Bevibilità alla massima potenza, ginepro ben allineato con la quantità di tonica mediterranea utilizzata. Le olive si sono dimostrate adatte a completare l’esperienza di questo cocktail, dando colore e un tocco di sapidità alle percezioni sensoriali.

Foto: Paolo Topa

Il secondo step ha riguardato l’utilizzo del Solo Wild Gin, un distillato “monobotanica” che vede l’utilizzo del solo ginepro sardo nel bouquet aromatico, senza l’utilizzo di nessun altro elemento. In questo caso le note balsamiche e resinose tipiche di questo Gin hanno caratterizzato il Blueback, che è risultato più intenso e corposo (anche se leggermente meno fine) e quindi più deciso rispetto alla versione precedente. Note di ginepro ben allineate e sovrapposte una sull’altra, leggera citricità, un pizzico di dolcezza ben calibrata: un Blueback decisamente riuscito.

Foto: Paolo Topa

Come ultima ipotesi abbiamo pensato al Pigskin, anch’esso  prodotto da Silvio Carta (come il Giniu), ma questa volta con un quantitativo doppio di botaniche rispetto a quelle contenute nel “portabandiera” della distilleria sarda. Il cocktail che ne risulta compie un ulteriore passo avanti sul versante dell’ampiezza aromatica in quanto le note tostate e legnose (dovute all’affinamento in botte del Gin) si aggiungono ai sentori di ginepro e alla nota fresca agrumata: il Blueback che ne risulta è ovviamente più complesso e intrigante rispetto alle precedenti versioni, perdendo ovviamente – ma questo è normale –  un pizzico di bevibilità.

A conti fatti possiamo dire che questo cocktail sia davvero un modo diverso di intendere il connubio “Gin-Acqua Tonica” e sia capace di mostrare la sua ecletticità in diversi momenti della giornata. La sua presentazione accattivante e la freschezza di fondo sono il suo biglietto da visita migliore, mentre le tre differenti declinazioni che qui abbiamo ipotizzato non fanno altro che aprire diverse interpretazioni su uno stesso “panorama marino”, accogliente e profumato come la stagione primaverile.

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