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Gin al top dei consumi

The Gin Lady
March 21, 2018

Oggi si parla di economia. Se doveste decidere su cosa investire i vostri risparmi, su cosa lo fareste? Sul gin, ovviamente! Molto meglio dei titoli di Stato… E poi, di sicuro è più divertente. Meno divertente leggere i dati, forse, ma considerando che siamo tutti gin lover, certamente saranno confortanti, innanzitutto perché zittiscono i detrattori: no, non è vero che la curva del gin è in discesa, ma al contrario è sempre più in salita.

Alla faccia dei detrattori del gin: il settore è in continua crescita

Una serie di dati provenienti dal Regno Unito, vero faro mondiale nel consumo degli alcolici, dimostrano il “gin boom”. Cominciamo dall’annuale report della Wine and Spirit Trade Association (WSTA), che sottolinea come la crescita del gin sia a doppia cifra. “Non è una novità – dicono – che il gin sia in salita, ma la novità è quanto sia cresciuto”! Sono 9,5 milioni (+ 23%) in più le bottiglie vendute nel 2017 nel Regno Unito rispetto all’anno precedente, con un surplus economico di 295 milioni di sterline (+ 27%) e un totale che sfiora i 50 milioni di bottiglie di gin consumate. Le vendite totali sono 1,4 miliardi di sterline, che sommato alle esportazioni dei gin britannici (che se la battono con quelle dei whisky) fa arrivare il giro d’affari complessivo del gin a quasi 2 miliardi di sterline. Le esportazioni di gin inglese in Europa, infatti, è cresciuta del 16%, con la Spagna a farla da padrona: il mercato spagnolo, infatti, vale da solo per gli inglesi quanto quello di Germania, Italia, Francia, Grecia e Belgio messi insieme.

Gin Tonic and more: la parola ai barman

Va detto che l’aumento delle esportazioni degli spirits è dovuto anche al basso costo della sterlina, conseguente alla vittoria del referendum da parte dei pro-Brexit, che ha fatto aumentare il potere d’acquisto soprattutto di chi paga in euro. Di contro, c’è stato un aumento dei dazi, ma non ancora troppo impegnativo per chi acquista, mentre dopo l’uscita definitiva dall’euro del Regno Unito, non si sa che ne sarà dei prezzi. Quindi, considerando che il gin non è un bene di facile deperimento, perché non farne una bella scorta? In Spagna evidentemente hanno già fatto questo ragionamento.

Come si anticipava, sono aumentate anche un po’ le tasse sugli alcolici nel Regno Unito, ma la vera notizia è che il gin ha battuto la birra, quanto a entrate fiscali. Non il vino, però, dove pesano soprattutto i dazi in ingresso delle bottiglie, visto che al contrario di gin, whisky e birra la produzione locale è da dimenticare, per ovvi motivi climatici.

Lo scorso anno, il gin e tutti gli altri amici distillati hanno fatto guadagnare al governo britannico 3,37 miliardi di sterline (+7% sull’anno precedente), nel caso della birra solo un misero 1% in più per un totale di 3,32 miliardi. Il vino invece incassa quasi £ 4,17 miliardi di tasse, in aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Va detto che cambia la quota percentuale che lo Stato britannico guadagna da ciascuna bottiglia: sul costo medio di una bottiglia di gin, che è £ 13,66, un totale di £ 10,33 se ne va in tasse; nel caso del vino e della birra, invece, si calcola in oneri fiscali una quota che è poco più della metà.

Ma questo calcolo non tiene conto della tonica. Quindi, a spanne, nei venerdì sera britannici è probabile che ci sia stato il sorpasso del gin tonic a vantaggio della cara vecchia birra!

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