Ginpiero Dry Gin: alla ricerca del Gin Tonic perfetto

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Rapito dalle luci di una gintoneria spagnola, Gianpiero Giuliano si innamora del gin tonic e dopo lunghi viaggi arriva alla creazione di Ginpiero Dry Gin…

Un nuovo gin italiano è arrivato di recente sul mercato, un London Dry ricercato, complesso con sole cinque botaniche e dallo stile un po’ hipster: Ginpiero Dry Gin. A raccontarcelo il suo creatore, Gianpiero Giuliano, in questa intervista esclusiva con la redazione de ilGin.it.

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Ciao Gianpiero, qual è la tua storia e come nasce Ginpiero Dry Gin?

Io sono sempre stato un appassionato di gin, anche se provengo da un ambito lavorativo completamente diverso. Infatti lavoro per un’azienda di Brescia che si occupa di ottica industriale e mi occupo della rete commerciale a livello internazionale, quindi sono continuamente in viaggio in ogni parte del mondo e quando ho scoperto come in Spagna si stava evolvendo il servizio del Gin Tonic ho cominciato ad unire lavoro e piacere cercando in ogni città in cui mi trovavo Gin Bar e distillerie da visitare.

Tutto è cominciato a luglio 2008 quando stavo passeggiando lungo la Gran Via di Madrid e rimango rapito dalle luci blu di un locale e decido di entrare. Era appena cominciato l’orario d’apertura quindi era praticamente vuoto e ho potuto soffermarmi a guardare quello che stava facendo il bartender al bancone. Aveva in mano una bottiglia di Gin Mare, all’epoca non noto quando adesso, e stava preparando un Gin Tonic moderno, diverso da quelli che avevo visto fino a quel momento, con una presentazione studiata ed elegante. E’ stato da quel giorno che ho cominciato a studiare il gin e a integrare questa passione ai miei viaggi di lavoro. Nel tempo sono arrivato a collezionare oltre 150 bottiglie acquistate localmente. Di ognuna ho studiato le botaniche per poter creare Gin Tonic con garnish che amplificassero i sentori dei gin e ho cominciato a farli assaggiare ad amici e parenti. Questo rito è andato avanti per dieci anni e inizialmente non stavo ancora pensando di fare un mio gin.

La svolta è stata quando, nel 2016, mi venne regalato un piccolo alambicco di rame prodotto in Molise. Ciò mi ha colpito perché ho origini molisane, infatti mio padre viene dall’Argentina, mia madre dal Venezuela, ma tutti e quattro i nonni sono molisani. Con questo piccolo alambicco ho cominciato a fare i miei pasticci in garage utilizzando botaniche comprate in erboristeria. Così mi sono fatto un’idea personale di gin, in particolare prediligo i London Dry dove i sentori del ginepro sono predominanti. Dopo diverse prove ho abbozzato la ricetta che avrei voluto sviluppare, poi mi sono messo alla ricerca della distilleria che potesse realizzare il mio progetto chiamato Ginpiero Dry Gin.

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Come hai trovato la distilleria giusta per la produzione di Ginpiero Dry Gin?

Ho cercato ovunque, è un’impresa difficile. Poi mi sono trovato a partecipare a una manifestazione a Pescara dove l’azienda in cui lavoro ha donato un parco sensoriale per le persone affette da Alzheimer e parlando con alcune persone ricevo il consiglio di contattare la Distilleria Toro. In quel periodo stavo frequentando un master MBA e quindi non avevo tempo e ho accantonato l’idea. Durante il master ho convinto alcuni compagni a incentrare il progetto finale sulla produzione del gin. Abbiamo creato un Business Plan basato su approfondite indagini di mercato, è stata una bella ricerca e un’esperienza importante.

Terminato il master, a maggio 2019, mi sono recato in Abruzzo presso la Distilleria Toro dove ho conosciuto Fabrizio ed Enzo, il master distiller. Avevo portato con me le botaniche che avevo scelto durante i miei esperimenti e abbiamo lavorato tutti e tre assieme per due giorni per mettere a punto le dosi e completare la ricetta. Inizialmente ho prodotto solamente 22 bottiglie che ho regalato ad amici, parenti, colleghi e a qualche bartender della zona di Brescia.

A quel punto sono andato avanti con la mia vita, pensando che non avrei sviluppato ulteriormente il progetto, ma tutti quanti mi hanno chiamato per avere altro gin e a quel punto ho deciso a trasformare questa passione in un business vero e proprio. Ho aperto una mia società e tra novembre 2019 e gennaio 2020 ho sviluppato il pianto marketing e avviato la nuova produzione. Sono davvero soddisfatto perché ho ricevuto feedback molto positivi dai bar di Brescia e non vedo l’ora di poter ripartire al 100%.

Come hai sviluppato la ricetta di Ginpiero Dry Gin?

L’obiettivo principale che abbiamo raggiunto nello sviluppo della ricetta è stato quello di creare un gin che fosse pulito e non stucchevole. C’è un’armonia tra le botaniche, io lo descrivo paragonandolo al disco di Newton, che presenta una serie di colori, ma facendolo girare velocemente diventa bianco: così il gin è pulito, equilibrato, facile da usare in miscelazione, ma piacevole anche bevuto liscio.

Ho selezionato poche botaniche che fossero contrastanti fra di loro più un ingrediente che legasse tra loro i vari sapori, cioè la maggiorana. C’è il cardamomo in piccole quantità perché non deve coprire gli altri sapori, l’arancia dolce per la parte agrumata, lo zenzero per quella speziata e infine un ingrediente segreto per la parte floreale, fondamentale dal punto di vista olfattivo.

Ginpiero Dry Gin viene prodotto con metodo London Dry con un piccolo alambicco. Le botaniche vengono poste in infusione nella soluzione idroalcolica nell’alambicco, poi avviene la distillazione e il cuore estratto viene analizzato e portato a una gradazione del 42% vol. Prima dell’imbottigliamento il gin viene fatto riposare e poi viene filtrato.

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Come hai sviluppato il brand di Ginpiero Dry Gin?

L’immagine è nata un po’ per caso. L’etichetta è stata disegnata da un mio collega che lavora come art director nel reparto marketing e anche se mi piaceva molto mi sembrava un po’ esagerato mettere la mia faccia nella grafica di un gin che già aveva un nome simile al mio, anche in questo caso nato come gioco di assonanza parlando con gli amici, non per manie di protagonismo. Però mi piaceva davvero e quindi ho deciso di correre questo rischio. Con lui ho sviluppato tutto il materiale grafico relativo a Ginpiero Dry Gin.

Vuole essere un gin meticcio, con influenze da diverse regioni d’Italia e da tutto il mondo. Non solo per le mie origini, ma anche per il mio lavoro: sono un commesso viaggiatore. Con questo prodotto ho voluto fare un difficile esercizio, quello di andare indietro e riscoprire le mie origini, la storia dei miei nonni… Ho fatto un gin per parlare di me, raccontare la mia storia, ma non come autocelebrazione, ma come espressione di un modo d’essere e di un percorso genealogico. Inoltre questo gin mi permette di parlare di due regioni spesso sottovalutate ma bellissime che sono il Molise e l’Abruzzo.

L’immagine del gin è un po’ hipster perché un po’ lo sono dal punto di vista dell’aspetto estetico, della musica che ascolto, dell’abbigliamento che mi piace. Così anche il gin ha questo aspetto. Ma rappresenta anche altre parti di me: una cosa che mi piace sempre raccontare è che ho lavorato per Mc Donald perché è stata un’esperienza che mi ha insegnato l’importanza della velocità, del team building, di avere una vision precisa… Aspetti che hanno cambiato in positivo il mio approccio alla vita e al lavoro ed è anche grazie a questa parte del mio percorso di vita se sono arrivato a creare Ginpiero Dry Gin.

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Quali sono i tuoi cocktail preferiti e quali consigli ci dai per la miscelazione di Ginpiero Dry Gin?

Io in generale amo molto i London Dry secchi e dove si sente bene il ginepro. Tendenzialmente non bevo il gin in purezza, ma faccio sempre un primo assaggio liscio per capirne i profumi e i sapori, però è il Gin Tonic il drink che preferisco, l’unico in grado di esaltare davvero al massimo i gin utilizzando una tonica neutra.

Un altro cocktail che mi piace molto è il negroni, ma con gin forti e secchi, navy strength, oppure con gin affumicati. Ginpiero Dry Gin funziona bene nel Negroni grazie alla maggiorana e piace tantissimo nel Martini, però per me il drink migliore rimane sempre il Gin Tonic. Con Ginpiero l’ho provato in tante diverse combinazioni, tutte ottime. la mia preferita rimane senza alcun garnish oppure con scorza d’arancia e sfregando lo zenzero sul bordo del bicchiere, senza metterlo dentro. In questo modo si esaltano bene i contrasti che si trovano all’interno del gin e che io adoro.

Una ricetta che mi ha stupito piacevolmente è stata creata dal Gingegnere, che ha un profilo Instagram molto carino. Ha preparato un Negroni con il Cynar al posto del Campari e lo ha chiamato Cynpiero. Davvero una bella scoperta!

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