Himbrimi Gin: onestà, purezza, etica, arte, ambiente e femminismo

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Himbrimi Gin, Old Tom e London Dry di una purezza incredibile e dal gusto intenso, da bere lisci e in miscelazione per scaldarsi nelle gelide giornate invernali. Ce li racconta il distiller, l’artista islandese Oskar Ericsson

Abbiamo intervistato Oskar Ericsson, artista islandese che da qualche anno è diventato master distiller nella sua Brunnur Distillery. La sua storia comincia con Himbrimi Old Tom Gin, premiato come miglior gin per tre anni di fila ai World Gin Awards, continua con Himbrimi London Dry Gin, dalla morbidezza unica, e passa attraverso le meraviglia della natura dell’Islanda con i suoi fiumi, la sua flora e la sua fauna. Non ci siamo limitati però a farci raccontare solo la storia dei gin, perché l’azienda di Oskar ha anche un importante manifesto etico alle spalle che è giusto condividere con tutti i gin lover che ci seguono. Enjoy and God Save the Gin!

Ciao Oskar, tu nasci artista e sei diventato distiller. Come è nata questa idea di produrre gin?

Sì, sono un artista, ma in effetti un legame con la storia del gin ce l’ho: mia madre è islandese, ma mio padre è olandese, la patria del genever. L’idea di fare un gin però nasce poiché mio suocero ha una casa nella parte nord dell’Islanda dove fa davvero freddissimo, non è così lontano dal Polo Nord. Ogni tanto con mia moglie ci andiamo e mi piace andare a pescare nella zona. Volevo creare un drink da portarmi dietro per scaldarmi (non per ubriacarmi, non sono un gran bevitore!). Amo il whisky, ma per farlo ci vogliono anni ed era troppo complicato, quindi ho cominciato a fare ricerca e ho scoperto la storia del gin Old Tom. E’ infatti il gin originale creato dagli inglesi e veniva consumato liscio, l’acqua tonica non esisteva ancora, per questo motivo veniva addolcito. Ho quindi sviluppato un gin di questo tipo, che riprendesse le origini della storia del gin e che utilizzasse anche botaniche Islandesi, senza ricercare particolari botaniche esotiche.

E’ partito tutto da prove casalinghe, per avere il mio drink che mi tenesse caldo, con la mia fiaschetta, senza esagerare, ma volevo che fosse anche adatto alla miscelazione per quando si torna alla baita e ci si vuole preparare un cocktail. Io però ho un rapporto un po’ strano coi cocktail: penso che un gin si debba poter bere liscio perché se l’alcol è buono talvolta è uno spreco miscelarlo e mi è capitato spesso di non essere soddisfatto dei cocktail, anche in bar molto rinomati.

Il mio gin è “hearty”, terroso, e floreale bevuto liscio e ogni batch è differente, infatti ogni volta aggiusto la ricetta. Quando viene miscelato si smorza la carica alcolica e diventa ancora più floreale e fresco. E’ un gin che cambia nel tempo, infatti già quello che arriva in italia è diverso dallo stesso appena imbottigliato qui, ma quando vi si aggiunge l’acqua tonica torna com’era.

Oskar Ericsson alla premiazione dei World Gin Awards

Ecco, raccontaci queste particolari botaniche islandesi che hai scelto per Himbrimi Gin.

In Islanda però non crescono molte piante: c’è una bellezza insita nell’Islanda che fa sì che il poco che cresce sia di estremo valore; se trovassi una fragola qui sarebbe inestimabile perché sarebbe l’unica. Ci sono due piante che si trovano in abbondanza e che ho scelto per il mio gin. La prima è il Timo Artico, detto anche “creeping thyme”, cioè “timo rampicante”, o “early thyme” in olandese. Ha bellissimi fiori rosa e profuma di lavanda, la quale invece qui non cresce, e tutti in Islanda lo amano, fa parte della nostra cultura e lo usiamo per diverse cose tra cui il tè. Cresce solo sulle rocce che vengono dette “bloody stones” perché sembra che stiano sanguinando. L’altra pianta che cresce ovunque è l’Angelica Artica: l’angelica è elemento chiave della maggior parte dei gin, ma di solito si usano le radici, io invece di quella artica ho selezionato i fiori perché hanno un sapore meraviglioso, anche se in infusione diventa amaro e quindi è necessario il miele per addolcire il gin.

Quando vado a pescare sono circondato da timo, angelica e api che fanno il miele, quindi è perfetto, perché volevo che Himbrimi Gin fosse anche una ode al fiume vicino al quale crescono i cespugli di ginepro. Queste sono le botaniche chiave del mio gin, le altre sono meno rilevanti e servono per il bilanciamento di base.

Come mai hai scelto proprio il nome di questo uccello artico, Himbrimi, per il gin?

Ho scelto Himbrimi perché è il mio animale preferito. Il suo verso sembra un ululato, come un lupo o un fantasma. In Islanda c’è ovunque, è l’unico luogo in Europa dove nidifica ed è presente tutto l’anno. E’ enorme ed è pericoloso, è aggressivo e molto territoriale: è capace di uccidere una volpe o un cigno se si trovano nel suo territorio, una volta anche io sono stato attaccato. Non è amico dei pescatori, anzi, è un avversario perché se ce l’hai vicino significa che non troverai pesci in quanto se li è presi tutti lui.

Ci hai spiegato come mai sei partito con la creazione di un Old Tom, poi come hai deciso di fare anche un London Dry?

La scelta è dovuta alla richiesta da parte dei clienti. La gente mi chiedeva un London Dry e l’ho fatto. Al tempo non esistevano London Dry islandesi, mentre adesso ce n’è anche un altro. La base iniziale è esattamente la stessa dell’Old Tom e la produzione ricalca quella dei primi London Dry. Io lascio le botaniche in infusione per due settimane e non per poche ore come è più comune. Anzi, l’ultimo batch l’ho lasciato per due settimane e mezzo ed è più intenso! Dopo filtriamo tutto, anche il miele, e per il London Dry distilliamo, mentre l’Old Tom passa all’imbottigliamento. Utilizziamo un alambicco personalizzato per noi che proviene dal Missouri, la patria del Moonshine, che viene scaldato con acqua bollente che proviene dalla terra fino ai 70°C (poi dobbiamo usare l’elettricità, ma almeno prima risparmiamo). Questo sistema fa sì che l’alambicco si scaldi in maniera uniforme e non so esattamente cosa facciamo di giusto, ma il risultato è magnifico. Il London Dry infatti è davvero morbido, è incredibile.

Secondo me la qualità del gin è data anche dall’acqua; abbiamo a disposizione l’acqua più pura e pulita del mondo, con pochissimi minerali. Non dobbiamo nemmeno filtrarla, è perfetta. Un altro fatto che porta qualità al gin è che tagliamo le code molto presto e non le riutilizziamo. Teniamo solo il cuore e anche se ci sono degli sprechi abbiamo fatto i nostri conti e ne vale la pena.

A differenza di altri non produciamo il nostro alcol di base, ma lo compriamo, così possiamo focalizzarci sulla qualità. In Olanda e in Belgio è raro che qualcuno produca il proprio alcol neutro perché nell’800 era vietato produrre l’alcol e il genever nello stesso luogo.

Io mi occupo personalmente non solo della distillazione, ma anche del design, dei social media, delle fiere. Raccolgo le botaniche ed etichetto e numero a mano tutte le bottiglie. E’ il nostro tocco unico che dice che il gin è fatto con amore. L’artigianalità, la cura e la pazienza sono importanti; ci vuole circa un giorno per la produzione di un singolo lotto. Ciò che amo dei Millennials è che sanno cosa è reale e cosa è falso e apprezzano l’unicità. Sono disposti a pagare di più anche se non hanno molti soldi per avere qualcosa di speciale e soprattutto che sia etico. Sono più attenti alla salute e alle calorie e consumano meno alcol, molti non bevono. Mi trovo bene a parlare con le nuove generazioni attraverso il mio brand.

Infatti la tua è una micro-distilleria, ma il brand è molto curato e soprattutto etico…

In quanto artista non creerei mai un brand che non comprerei io per primo. E del resto è tutto nato per uso personale prima di diventare un lavoro. In quanto artista sono anche un idealista: se prima avevo l’obiettivo di cambiare il mondo con l’arte, ora provo a cambiare il mondo con gli alcolici.

In particolare sono tre le cause che mi stanno particolarmente a cuore come persona, come artista e ora anche come distillatore, infatti queste cause fanno parte anche del manifesto di Himbrimi: la salvaguardia dell’ambiente, l’arte e la cultura e il femminismo.

In Islanda è vietato pubblicizzare gli alcolici, ma è possibile fare donazioni benefiche, quindi il 5% dei ricavi di Himbrimi London Dry Gin ogni anno vengono destinati alla difesa dell’ambiente. I nostri clienti votano di volta in volta la destinazione dei fondi di beneficenza e sono tante le cose che abbiamo fatto e che possiamo fare: dalla preservazione del salmone all’aiuto a start up che usano l’energia rinnovabile.

Per quanto riguarda l’arte e la cultura, io so bene quanto sia difficile essere un artista e quindi metto a disposizione la fornitura di bottiglie per qualunque artista venga qui a richiederle per il catering delle proprie mostre inaugurali. Accogliamo chiunque, che si tratti di un artista sconosciuto o di uno famoso. Abbiamo anche collaborato con diversi Festival, alcuni grandi e importanti come quello di Reykjavik.

Il femminismo in Islanda è importante, è una nazione costruita da donne forti. Il vero uomo è sicuro della propria mascolinità e quindi non è spaventato dalle donne forti. Il mondo degli alcolici e quello del bar sono ancora troppo dominati dagli uomini e spesso dietro al bancone ci sono uomini che si comportano male verso le donne, noi invece vogliamo supportare le barladies e le brand ambassador donne. Anche in azienda abbiamo moltissime dipendenti donne perché secondo me un’azienda dominata dagli uomini è limitata. Inoltre è divertente! E quando lo dico lo gente mi chiede perché è penso “come fai a chiederlo? è ovvio!”

Io ho una figlia e la seconda nascerà a momenti, ho una moglie, una madre… Le donne sono importanti e gli uomini devono difendere le loro sorelle perché un cambiamento in positivo sia possibile. Ho costruito un’azienda di cui andare fiero e la voce si sparge anche per questo motivo. Il lato artistico ed etico viene notato dal pubblico.

Per fare un gin che sia adatto a quello che si dice sia il palato femminile non è necessario fare un pink gin. Il mio gin viene comunque comprato dagli uomini, ma è anche morbido, armonioso in bocca, non pungente.

Himbrimi è un gin islandese, ma è anche un po’ italiano, vero?

Sì, la nostra è un’azienda anche italiana. Il mio socio, Junio Carchini, vive a Roma ed è la star dell’azienda. Ci siamo incontrati a Roma ben 22 anni fa per uno scambio culturale con la scuola d’arte che frequentavo e siamo sempre rimasti in contatto anche se non ci vedevamo da anni. Due anni fa, dopo 20 anni dal nostro incontro, mi telefonò per dirmi che voleva investire nel mio gin. Eravamo davvero piccolissimi, un cucciolo, ma nel giro di sei mesi è stato in grado di portare il prodotto in Europa e far crescere l’azienda in un grande lupo. Essendo cresciuta così velocemente abbiamo anche deciso di aprire la distilleria perché farsi fare il gin è costoso e noi cominciavamo ad avere esigenze produttive diverse.

Mi ha detto che, proprio come in un film, io sarei stato l’artista che faceva il lavoro, e lui il producer. E infatti Junio è di quelle persone che non puoi lasciare sole un secondo che ha già attaccato bottone con dieci sconosciuti, per esempio quando lo vado a prendere in aeroporto ogni volta devo dare un passaggio a qualcuno che ha conosciuto sull’aereo. Io sono il padre di famiglia che la sera sta a casa a giocare con le Barbie con mia figlia, lui è lo scapolo che esce e fa amicizia con tutti: l’Islanda lo ama.

Grazie a lui, l’azienda è un po’ italiana, dunque, e nel brand c’è molto della sua raffinatezza, del suo modo di fare, delle sue idee.

Si vede che siete entrambi orgogliosi del meritato successo di Himbrimi Gin…

Sì, siamo davvero contenti. Tutti gli anni abbiamo vinto ai World Gin Awards con Himbrimi Old Tom Gin. Per me è emozionante pensare che tanti ristoranti nel mondo lo hanno scelto per la sua qualità, ma anche perché è innovativo senza però re-inventare il gin, anzi, torna indietro del tempo, è qualcosa di onesto, puro.

Avete progetti per il futuro?

Per quanto riguarda i gin no, sto creando edizioni limitate, ma solo per il mercato islandese. Però sto ultimando la nostra acquavite, “Þúfa” (thufa), mi piace tantissimo! Profuma proprio di natura islandese, con note di cocco e cannella, tipo la Żubrówka; è un’ode alle lunghe notti d’estate in Islanda. L’acquavite, da noi detta anche Brannevin, ha una brutta fama, al punto che è anche chiamata “morte nera”, e vorremmo elevare questo distillato tipico e dargli una nuova e migliore reputazione.

himbrimi gin

Hai detto di avere uno strano rapporto coi cocktail, ma qual è il tuo preferito e come consigli I gin Himbrimi in miscelazione?

Io amo il Negroni, è il mio cocktail preferito. E’ semplice, eppure DEVE essere fatto davvero bene e invece in alcuni posti non è come come dev’essere.

Ovviamente entrambi gli Himbrimi Gin consiglio di provarli puri. E poi sono da provare nel Gin Tonic, con un’acqua tonica floreale di alta qualità, ma non troppa. Soprattutto Himbrimi old Tom Gin, per me, va servito 50/50 con la tonica, poi si può lasciare la bottiglietta di fianco se il cliente preferisce aggiungerne. Come garnish sta benissimo il lime oppure il timo artico che, essendo difficile da reperire fuori dall’Islanda, può benissimo essere sostituito dalla lavanda.

Vorrei concludere con un’ultima curiosità: non conosco le tradizioni legate a vini, distillati e liquori in Islanda, me ne puoi parlare?

In Islanda non c’è una cultura del bere forte come in Italia. Tieni conto che fino all’89 la birra è stata illegale e ciò aveva portato a un eccessivo consumo di superalcolici da parte di molti e quindi a problemi di alcolismo. Inoltre l’alcol è molto costoso e in tanti, negli anni ‘60 e ‘70, preparavano illegalmente il proprio moonshine in casa, nella vasca da bagno proprio come i gin bathtub durante il proibizionismo in America!

Per questo motivo noi in quanto distilleria sentiamo il peso della responsabilità e preferiamo incoraggiare la temperanza e il bere responsabilmente. In Islanda è vietato pubblicizzare gli alcolici, ma alcuni su Facebook lo fanno, noi preferiamo di no perché non lo troviamo etico. Ci rivolgiamo molto alle nuove generazioni perché tendenzialmente i giovani sono attenti all’etica, non eccedono con l’alcol e hanno a cuore le cause a noi vicine come l’ambiente e il femminismo.

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