Il celebre e “buongustaio” Enrico Caruso e il suo aperitivo a base di gin

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Le note al pianoforte di Caruso di Lucio Dalla accompagnano la storia del grande tenore, famoso per la sua voce… e per la sua passione per il cibo!

Mentre leggi ascolta il brano Caruso di Lucio Dalla interpretato da Marco Cairone:

 

Enrico Caruso, celebre tenore napoletano, dall’ugola d’oro e dal palato sopraffino, andava fiero della sua reputazione di ottimo cuoco e di eccellente forchetta. Era un formidabile divoratore di spaghetti e amava spesso cucinarli. Ogni volta che entrava in un ristorante, così racconta il pianista Rubinstein, tutti i presenti sospendevano immediatamente il pasto per osservare attentamente e con curiosità in che modo avrebbe mangiato gli spaghetti: prendendo la forchetta con mano destra, con la sinistra, aiutandosi anche col cucchiaio soprattutto per il sugo?
Una volta, stanco, nervoso e irritato per tutti questi sguardi indiscreti su di sé, gettò le posate con violenza sul piatto e sotto lo sguardo di tutti prese una manciata di spaghetti con le mani mangiandoli direttamente e sporcandosi tutto di sugo!

“La vita mi procura molte sofferenze. Quelli che non hanno mai provato niente, non possono cantare.” Enrico Caruso

Caruso, nato a Napoli nel 1873 e che regnò supremo sul Metropolitan Opera per 18 anni, fu appassionato di cibo almeno quanto lo fu di musica. Spesso raccontava di un’avventura che ebbe quando era nell’Esercito:

Ero nell’Artiglieria ed il mio Maggiore volle sapere chi era colui che si udiva  cantare. Un benedetto giorno, mi presentò ad uno dei suoi amici un ricco cultore di musica che, dopo avermi ascoltato, mi affidò la parte del tenore nella Cavalleria Rusticana e nella Carmen.

Un giorno decisi di non cantare.

“Perché non hai cantato oggi, Caruso?” – mi chiesero.

“Non posso cantare quando mi servono della minestra che è una brodaglia!” – risposi io. Il giorno dopo la mia minestra era perfettamente condita e sgrassata.

I gusti culinari del grande tenore celebravano le sue origini napoletane anche se Napoli non fu sempre, almeno all’inizio, grata col suo campione riservandogli un tiepido tributo.
Fu qui nella sua città, sulle scene del S. Carlo, che prima con L’Elisir d’amore e poi con la Manon, il pubblico inquieto e manovrato soprattutto da un manipolo di snob gli si rivolse in malo modo pure con fischi e altri segni di non gradimento. Anche per questo, si racconta, Caruso non volle esibirsi ancora nella sua città, volendola ricordare solo per la sua pasta. Il fermo proposito fu scrupolosamente osservato passando alla storia come il giuramento dei vermicelli.
Ne nacque una ricetta – Vermicelli alla Caruso – a base di vermicelli, olio di oliva, spicchi d’aglio schiacciato, peperoncino piccante, prezzemolo tritato.
Caruso in effetti divenne ambasciatore della cucina della sua regione d’origine. I rigatoni della Costiera Amalfitana, la pasta Gragnano, di Torre Annunziata e di Torre del Greco, l’olio extra-vergine d’oliva delle colline sorrentine ed i famosi pomodori San Marzano devono in parte la loro reputazione al grande tenore.
Caruso firmò numerosi contratti pubblicitari con le case distributrici di questi prodotti.
Col suo nome nacquero altre due ricette per la pasta: gli Spaghetti alla Caruso ed i Bucatini alla Caruso. I bucatini sono coperti di sugo al pomodoro San Marzano e peperoncino dolce, peperoni dal gusto più deciso e zucchine fritte.

C’è anche un aperitivo che porta il suo nome: consiste di gin, vermouth dry e crema di menta verde in proporzioni variabili.
Il Caruso è un il classico che dopo essere entrato nei 50 cocktail Mondiali IBA nel 1961, è stato ingiustamente eliminato dalle successive codificazioni. Qualcuno lo ripropone comunque ancora oggi.

Oltre a questo naturalmente noi ci ricordiamo di Caruso soprattutto per le sue strepitose ed intense interpretazioni oltre che per la sua passione per la vita.

Una volta disse :

“La felicità; già! È quello stato emotivo che non sai di possedere se non quando l’hai perduto”

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