“Honky tonk GIN blues”

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Dalla TV degli anni ’70 alla vendita illegale di gin accompagnandoci con il sottofondo musicale di Keith Emerson: il nuovo viaggio fra note e gin di Marco Cairone

I nostalgici con buona memoria si ricorderanno di un programma televisivo del 1977 di Rai Due intitolato Odeon. Tutto quanto fa spettacolo la cui sigla era costituita da un videoclip che riprendeva Keith Emerson mentre suonava un suo arrangiamento di un brano famosissimo: Honky tonk train blues.

“Non sparate al pianista!”

Il termine “Honky tonk” ha origini incerte, ma in molti ritengono che sia nato per definire proprio l’insieme di installazioni spesso casuali se non addirittura assurde di pianoforti verticali, comunemente ubicati in taverne, localacci, postriboli e addirittura in mezzo alle strade, pronti per essere suonati soprattutto da pianisti ragtime nelle regioni degli Stati Uniti del sud. Questi pianoforti diventarono tutt’uno con l’identità della popolazione locale, spesso composta da sottoproletari, lavoratori sottopagati, schiavi e in genere da neri maltrattati e al limite dell’emarginazione. Eppure con l’avvento del proibizionismo il termine Honky tonk divenne in uso anche presso i bianchi per definire le mescite abusive di alcolici, soprattutto di Gin. Era sinonimo di speak-easy o tunks bar, frequentati per lo più da bianchi, camionisti o contadini.

Keith Emerson

Il brano suonato da Keith Emerson di stampo boogie-woogie ha fatto storia e molti artisti lo hanno reinterpretato sia nel jazz che nel pop, passando da rock e musica classica. Fu scritto nel 1927 da Meade Lux Lewis, pianista statunitense che se non fosse morto in un incidente stradale a soli 58 anni, avrebbe regalato al mondo altre perle di sue composizioni. La composizione pianistica di questo celeberrimo brano concepisce la spinta fisica e il ritmo di un treno e richiama alla mente una vera e propria ossessione che i neri avevano per i treni e per la potenza delle motrici. C’è chi nell’analisi di questo brano vede anche un qualcosa di sensuale col crescendo del movimento sempre più articolato della mano destra accompagnata da un ritmo preciso e instancabile della mano sinistra.

Questa e altre composizioni simili avevano tale struttura e ritmo marcato perché dovevano sentirsi oltre i baccani di bettole, tavernacce e lupanari dove spesso il vociare e le risa degli avventori coprivano ogni sonorità pianistica che non fosse a volume elevato. Non sempre però la scelta di questi brani da parte del pianista di turno riscuoteva attenzione e successo e non era raro che il povero musicista venisse preso di mira e malmenato per aver “disturbato” altre attività diciamo più goderecce… Il leitmotiv del NON SPARATE SUL PIANISTA ricompariva a tratti su targhette o cartelli appositamente fissati al piano per ricordare l’estraneità del musicista a risse e alterchi che spesso scoppiavano improvvisamente, complice anche l’abuso di alcool.

Ascolto: Keith Emerson – Honky Tonk Train Blues
https://www.youtube.com/watch?v=eaDVgWTIDMo

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