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Esiste il comparto premium negli sciroppi?

Alessandro Virgili
July 2, 2024

Il nostro Alessandro esplora l'effettivo rapporto qualità prezzo nella categoria degli sciroppi premium: il verdetto? Leggi e scoprilo!

Siamo stati abituati negli ultimi decenni a vedere comparire prodotti “Premium” per ogni categoria di prodotto, compresi quelli che erano considerati spirits di massa. Ad un certo punto della fiera il consumatore più attento si era accorto che, dietro tanti proclami in etichetta, la maggior parte di questi prodotti era premium solo nel prezzo.

Mi spiego meglio: il prodotto veniva piazzato in una fascia di costo più alta rispetto ai competitor diretti (premium price), con un packaging curato maggiormente (ma non sempre) e una comunicaziona volta ad esaltare le superiori caratteristiche organolettiche dello stesso. Tuttavia in molti casi queste caratteristiche superiori sparivano in miscelazione e in casi piuttosto comuni non erano neppure riconoscibili negli assaggi alla cieca. Il caso più eclatante fu intorno agli anni 2000 quando comparvero le prime vodke “purissime”. Esatto, purissime! Per creare il valore aggiunto in un distillato le cui caratteristiche principali erano essere incolore, inodore ed insapore si iniziò a parlare di purezza. Inutile dire che fu un grande lavoro di comunicazione nella maggior parte dei casi mentre nei bar si vendevano drink comuni a prezzi gonfiatissimi.

Dunque guardo sempre con un filo di scetticismo quando vedo il ciclo di un prodotto esaurirsi e nascere attenzioni nei riguardi di nuovi segmenti premium emergenti. Storicamente c’è sempre un’azienda o due che fanno da testa di ponte nella creazione del mercato per poi aprire la strada ai cosiddetti “followers” e questi movimenti precursori sono sempre stati per me fonte di grandi interesse. Ma veniamo a noi, cosa abbiamo visto muoversi in questi ultimi mesi nel campo degli sciroppi?

C’è un certo fermento nel segmento da quando un’azienda ha fatto uscire prodotti Plus creando di fatto una linea di sciroppi “premium”. Dietro le belle etichette, come già detto nella premessa, l’unica prova che conta è quella del naso e della bocca. Ho dunque iniziato ad effettuare assaggi e comparazioni alla cieca con i prodotti “di linea” delle principali aziende distribuite in Italia sui rispettivi flavour/gusti. Ammetto dunque con entusiasmo che questa volta, a fronte di un piccolo sovrapprezzo, ho assaggiato qualcosa di veramente superiore in termini di complessità aromatica, intensità ed equilibrio, soprattutto per quel che riguarda la linea di sciroppi Fabbri Plus.

Ritengo personalmente questa una bellissima premessa per lo sviluppo di un’intera categoria di prodotti che vengono spesso bistrattati dai barman in quanto troppe volte ho sentito l’equivalenza che dolce equivale a cattivo. Il bilanciamento dei drink classici si fonda infatti sull’equilibrio tra acido/dolce o, al massimo, amaro/dolce negli aperitivi. Sviluppare il valore e la qualità delle parti dolci non può che essere una grande opportunità di crescita per il settore. Aggiungo che, per quanto ci sia ancora un’attenzione sovradimensionata, la pratica degli homemade difficilmente raggiunge la qualità e le caratteristiche tecniche che i prodotti tecnologicamente avanzati proposti dall’industria alimentare mettono a disposizione nelle linee “base”, figuriamoci ora che l’asticella sta cominciando ad alzarsi ulteriormente.

Auspico infine che l’esempio a cui stiamo assistendo, e che fa parte dell’anima di tantissimi piccoli e grandi produttori, di fare della sostanza, e non solo della forma, un propria bandiera funga da faro a tutto quel sottobosco di aziende che credono di poter semplicemente alzare il prezzo per fare posizionamento di prodotto.

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