Quando si parla di bevande giapponesi, l’attenzione internazionale si concentra spesso sul whisky o sul sake. Esiste però una categoria che affonda le proprie radici molto più indietro nel tempo: l’umeshu, il liquore di prugna ottenuto dall’ume, un piccolo frutto che occupa da secoli un ruolo centrale nella cultura giapponese. Tra i protagonisti di questo settore c’è Choya, azienda che mira a consolidare la presenza dell’umeshu sui mercati globali.
La storia dell’ume precede la nascita del Giappone moderno. Originario della Cina, il frutto era utilizzato già oltre 4.000 anni fa per scopi medicinali. Circa 1.500 anni fa arrivò in Giappone, dove divenne progressivamente parte della vita quotidiana. La prima testimonianza scritta di una bevanda assimilabile all’umeshu moderno risale al 1697, nel testo dell’epoca Edo Honcho Shokkan.
Per generazioni, le famiglie giapponesi hanno preparato l’umeshu in casa lasciando macerare i frutti di ume in alcol e zucchero durante il raccolto estivo. Ogni nucleo familiare sviluppava la propria ricetta, tramandata nel tempo. Ancora oggi la produzione domestica è diffusa, ma aziende come Choya hanno contribuito a trasformare questa tradizione in una categoria riconosciuta a livello internazionale.











