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Choya punta a portare la cultura dell’ume giapponese nel mondo

Vanessa Piromallo
June 30, 2026

Choya mira a consolidare la presenza dell’umeshu sui mercati globali: scopriamo la storia di questo liquore alla prugna giapponese e di Choya

Quando si parla di bevande giapponesi, l’attenzione internazionale si concentra spesso sul whisky o sul sake. Esiste però una categoria che affonda le proprie radici molto più indietro nel tempo: l’umeshu, il liquore di prugna ottenuto dall’ume, un piccolo frutto che occupa da secoli un ruolo centrale nella cultura giapponese. Tra i protagonisti di questo settore c’è Choya, azienda che mira a consolidare la presenza dell’umeshu sui mercati globali.

La storia dell’ume precede la nascita del Giappone moderno. Originario della Cina, il frutto era utilizzato già oltre 4.000 anni fa per scopi medicinali. Circa 1.500 anni fa arrivò in Giappone, dove divenne progressivamente parte della vita quotidiana. La prima testimonianza scritta di una bevanda assimilabile all’umeshu moderno risale al 1697, nel testo dell’epoca Edo Honcho Shokkan.

Per generazioni, le famiglie giapponesi hanno preparato l’umeshu in casa lasciando macerare i frutti di ume in alcol e zucchero durante il raccolto estivo. Ogni nucleo familiare sviluppava la propria ricetta, tramandata nel tempo. Ancora oggi la produzione domestica è diffusa, ma aziende come Choya hanno contribuito a trasformare questa tradizione in una categoria riconosciuta a livello internazionale.

Immagine: Velier Spa

“Choya è nata con la volontà di valorizzare l’ume come esperienza premium apprezzata in tutto il mondo”, spiega Seiji Susuki, general manager dell’azienda. Secondo Susuki, per lungo tempo l’umeshu è stato percepito principalmente come una bevanda dolce e tradizionale. L’obiettivo dell’azienda è invece mostrarne il potenziale nella mixology, nella gastronomia e nei contesti di consumo di fascia alta.

Fondata circa un secolo fa, Choya ha costruito la propria attività sulla collaborazione con i coltivatori di ume. L’azienda nella forma attuale nasce nel 1962, ma la diffusione commerciale dell’umeshu incontrò inizialmente un ostacolo culturale: molte famiglie continuavano a produrlo autonomamente. Il cambiamento arrivò con la trasformazione sociale del Giappone degli anni Settanta, caratterizzata da urbanizzazione e nuovi modelli familiari, che favorirono la ricerca di prodotti pronti al consumo.

La strategia di Choya si è concentrata sul miglioramento di ogni fase produttiva, dalla selezione della materia prima all’affinamento. L’azienda utilizza esclusivamente ume Nanko, considerata la varietà di maggiore qualità in Giappone. “Vogliamo preservare l’aroma autentico, l’acidità e la profondità di sapore tipiche di questo frutto”, afferma Susuki.

Immagine: Velier Spa

L’interesse verso l’umeshu si riflette anche nei riconoscimenti ottenuti. Choya Extra Years Umeshu ha conquistato una medaglia d’oro all’Asian Spirits Masters, distinguendosi per un profilo aromatico caratterizzato da note agrumate e sentori di albicocca, ciliegia e uva passa.

Secondo l’azienda, le diverse tecniche di maturazione consentono di ottenere espressioni molto differenti dello stesso frutto, ampliando le possibilità di utilizzo sia in purezza sia nella miscelazione. Bartender in Asia, Europa e Nord America stanno infatti introducendo l’umeshu nei propri cocktail, mentre hotel e ristoranti di fascia alta iniziano a considerarlo un ingrediente premium capace di creare un ponte tra culture del bere orientali e occidentali.

La crescita dell’interesse per prodotti legati a territori, tradizioni e ingredienti specifici rappresenta un’opportunità per il settore. L’ambizione di Choya, conclude Susuki, è quella di affermare l’umeshu come una categoria premium di liquori alla frutta riconosciuta a livello mondiale. In Italia Choya è distribuito da Velier.

 

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