I gin dal mondo da tenere d’occhio quest’anno

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Quali sono i brand che continueranno a far parlare di sé nel 2021 secondo le nostre previsioni? Scopriamoli assieme!

Nel 2020 vi abbiamo recensito moltissimi gin da ogni parte del mondo, alcuni nuovissimi, altri già presenti sul mercato da tempo ma che hanno saputo distinguersi conquistando sempre più larghi consensi tra bartender e consumatori. Ecco quelli che secondo noi sono i brand che bisognerà continuare a tenere d’occhio anche in questo 2021.

Partiamo con una categoria che sta facendo da traino al trend del gin nel mondo, ma che da noi fatica a imporsi: i flavoured gin. Non facciamo l’errore di confonderci con le vodke alla frutta che ci hanno devastato il fegato alla fine degli anni ‘90, perché stiamo parlando di gin di altissima qualità, prodotti dalle migliori distillerie con un’accurata selezione delle materie prime e un attento bilanciamento delle ricette che permette loro di potersi chiamare gin anche se hanno prevalenti sentori fruttati o floreali. Tra quelli di qualità indiscussa che possiamo ben consigliare a chi vuole avvicinarsi a questa tipologia di gin ci sono sicuramente i prodotti Whitley Neill (vedi i nostri consigli e ricette) e, rimanendo nel Regno Unito, i gin aromatizzati del grande master distiller Charles Maxwell della gamma Gin Lane, in particolare la versione al cetriolo e anguria e quella alla violetta (leggi la nostra recensione). Se poi volete osare con gin fruttati davvero particolari dovete assolutamente provare la gamma Chase, soprattutto quello alla marmellata d’arance (qui trovi la nostra recensione e ricette).

cubical mango gin

Tra UK e Spagna invece non possiamo non menzionare i gin Cubical, che hanno riscontrato un enorme successo fra i nostri lettori in questo 2020 appena passato, nelle versioni Premium e Super Premium e in quella Kiss, ma anche nella sua versione più fruttata, dolce ed esotica: Cubical Mango Gin (vedi recensione e ricette). Concludiamo con un gin olandese che ha come protagonista un ingrediente speciale sempre più in voga nel mondo del gin, cioè la mela: parliamo di Zuidam Apple Gin, che riesce a unire sapientemente i sapori del gin con la succosità dolce e acidula della mela verde (vedi recensione e ricette).

seis14 gintol

A proposito di mele, ci sono due gin dal mondo che ne hanno fatto per primi un ingrediente speciale e sono lo scozzese Caorunn e il tedesco Elephant Gin (vedi la nostra recensione e ricette). Proprio quest’ultimo è un brand che va tenuto d’occhio perché continua a farsi amare dai consumatori e a distinguersi in questo mercato sempre più affollato grazie all’altissima qualità di tutte le varianti della gamma e ad alcune ingegnose edizione limitate, di cui l’ultima è il particolarissimo Sloe Mezcal.

A proposito di Mezcal, andiamo in Sud America dove troviamo un altro distillato particolarissimo che unisce il tradizionale Sotol messicano al gin: Seis14 Gintol (vedi recensione). Questo prodotto ha convinto le giurie internazionali guadagnandosi diversi riconoscimenti e rappresenta un punto di congiunzione con il trend dell’agave che i bartender nostrani aspettano da tempo.

canaima gin

Rimaniamo in Sud America con un gin che ha in comune con Elephant un fine umanitario: Canaïma Gin. Questo brand infatti ha come missione la salvaguardia della foresta amazzonica e delle sue popolazioni autoctone e si distingue per il gusto particolare e piacevolissimo dato dalle botaniche locali (per saperne di più leggi il nostro articolo). Gin di questo tipo sono da tenere d’occhio perché da una parte i gusti tipici dei paesi del mondo si stanno diffondendo proprio grazie al gin e poi perché i brand che perseguono obiettivi legati alla protezione dell’ambiente e a missioni sociali sono sempre più apprezzati e numerosi.

Proseguendo il nostro viaggio attorno al mondo andiamo in Nuova Zelanda dove la gamma Scapegrace ha saputo conquistare gli altri paesi, ma che nel 2019 ha lanciato un gin particolarissimo che per tutto l’anno passato è stato litigato dai consumatori che cercavano di accaparrarsi una bottiglia: Scapegrace Black Gin. La sua particolarità non è tanto il fatto che cambi colore con l’acqua tonica, trend ormai diventato ampiamente comune negli ultimi anni, ma perché è naturalmente nero grazie agli ingredienti che vi sono infusi (scopri di più).

Andiamo poi in India dove la moda del gin ha finalmente preso piede e sono stati presentati i primissimi gin indiani: Greater Than London Dry Gin e Hapusa Himalayan Dry Gin, prodotti da Nao Spirits, la prima distilleria di gin dell’India (leggi la storia e la recensione).

gin no 209

Sicuramente tra i gin del mondo, quelli che hanno saputo conquistare il cuore di tutti sono i gin giapponesi, ma adesso anche i gin australiani stanno arrivando e non vediamo l’ora che anche in Italia trovino il loro posto nel cuore degli amanti del gin. Quelli che però voglio menzionare qui perché secondo me sono da tenere d’occhio sono i gin americani, dove un esempio eccelso è il brand N.209 (vedi la nostra recensione), e, tornando più vicini a noi, i gin francesi. Tra questi ultimi continua a distinguersi l’amato G’Vine (vedi la nostra recensione) e l’elegante Citadelle che è riuscito a entrare nella classifica dei brand preferiti dai bartender più influenti del mondo (leggi la nostra intervista al master distiller Alexander Gabriel).

Ci sono infine due trend che non riescono a prendere piede, ma per i quali ho un debole del tutto personale e che quindi ci tengo a menzionare nella speranza che anche i nostri lettori possano provarli e amarli come faccio io: il primo è quello dei gin invecchiati e il secondo è quello del genever. I gin invecchiati non sono facili da bilanciare perché c’è il rischio che il legno vada a sovrastare le note del gin, ma quando l’affinamento riesce bene il risultato è eccezionale. Tra i tanti gin invecchiati che apprezzo, uno degli ultimi che ho provato e che consiglio è Mary le Bone Aged Gin (vedi recensione). Il genever invece ho imparato a degustarlo in Olanda, facendo un tour con diversi produttori, e sono tanti quelli che amo perciò, come prima, menzionerò solo l’ultimo che mi è capitato di sorseggiare altrimenti la lista sarebbe troppo lunga: Filliers Barrel Aged Genever 8 Years Old, così rimango anche in tema con l’invecchiamento (leggi la recensione). Quali sono invece i vostri trend preferiti che però non prendono piede in Italia?

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