Gin Semanterion: un viaggio attorno al mondo attraverso le stagioni dell’anno

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3 gin italiani dal respiro internazionale, una grande novità e tanto gusto: scopriamo Semanterion Gin e il suo estroso produttore!

Intervista a Tonek Pripichek, musicista fuori dagli schemi, viaggiatore, cuoco e soprattutto creatore dei Gin Semanterion. Un London Dry e due Distilled italiani, ma con botaniche da tutto il mondo e ognuno con la propria declinazione stagionale. Benvenuti nel meraviglioso mondo di Semanterion! Enjoy and God Save the Gin!

Il battito dello spirito

Ciao Pripichek, partiamo da te, dalla tua storia, come sei arrivato alla produzione di gin?

Ho fatto il musicista per 41 anni girando il mondo. Suonavo il cristallarmonio, sai cos’è? E’ anche detto “armonica a bicchieri” (N.d.R. strumento musicale formato da bicchieri di cristallo con dentro diverse quantità d’acqua, che vengono suonati sfiorandone il bordo con le dita). Mi sono specializzato in opere per le quali sono stato chiamato a suonare in diverse parti del mondo come il Giappone, l’Europa, i paesi nordici… Sono pochissimi i musicisti professionisti che suonano questo strumento.

Ma il sogno di occuparmi della produzione di distillati è sempre stato radicato in me. La famiglia di mio padre vendeva vini e formaggi. Il nonno e lo zio erano distillatori. Grazie alla formula del vermouth del nonno si erano arricchiti parecchio, ma non ha mai lasciato la ricetta a nessuno, nemmeno allo zio. Avevano una cantina a Carpi, una Innsbruck e una a Mori, in provincia di Trento, ma durante la guerra è stato bombardato tutto ed ogni cosa è andata persa. Hanno persino dovuto bruciare le botti per riscaldarsi. La storia della mia famiglia paterna ha alimentato il mio sogno di produrre distillati e qualche anno fa ho deciso di realizzarlo.

Per realizzare il tuo sogno hai anche assunto una seconda identità, Tonek Pripichek infatti è il tuo nome di produttore di gin, non quello di battesimo. Come lo hai scelto?

Mia mamma è di origine ebrea e Pripichek è un nome ebreo polacco molto comune. L’ho scelto pensando a lei. Quando mi sono staccato dal mondo della musica e da quello della cucina ho creato una nuova identità per me stesso. Non lo avevo menzionato, ma ho un ristorante con mia figlia e io dirigo la cucina, facciamo piatti ispirati alla tradizione culinaria di diversi paesi del mondo. Pripichek è egocentrico, diretto e ama le cose buone.

Parliamo dei Gin Semanterion: la tua linea di gin dice tanto di te, raccontaci come

Sono partito dall’idea di dare una declinazione stagionale alla linea di gin. Non sapevo esistesse questa possibilità e ho preso ispirazione dal gin irlandese Glendalough. I miei tre figli sono nati in tre stagioni diverse e dare ai gin un tocco per ogni stagione era perfetto per poterli dedicare ai figli. Così anche i nomi sono dedicati a loro: Semanterion Gin Carlot Spring Botanicals per mia figlia Carlotta, Semanterion Gin Gizy Summer Botanicals per Gisella e Semanterion GionGion Autumn Botanical per mio figlio Gionata. Su ogni bottiglia c’è la rappresentazione di un mandala indiano e gli occhi al centro del mandala sono quelli dei miei figli.

Il mandala, inoltre, è un richiamo ai miei viaggi, in particolare al mio viaggio musicale e spirituale che mi ha portato a fare un concerto in India. Là ho incontrato Sai Baba perché ero curioso di conoscere il pensiero di questo personaggio controverso, criticato da alcuni e idolatrato da altri. In India sono entrato in contatto con una visione diversa della vita rispetto a quella occidentale, che ha alimentato il mio lato spirituale. Esso è rappresentato quindi nei mandala sulle bottiglie dei gin, volendo anche giocare sul doppio significato di “spirito” che indica anche i distillati.

Un riferimento alla musica e alla spiritualità sta anche nel nome Semanterion. E’ infatti il gong di legno utilizzato dai monaci bizantini per chiamare a raccolta i fedeli. Come slogan per i miei gin infatti vorrei utilizzare “Il battito dello spirito”, sempre richiamando alla doppia valenza della parola. Ho poi un legame con la tradizione bizantina, sono molto “ortodosso”, non tanto dal punto di vista della religione in sé quanto da un punto di vista artistico e spirituale. A Trieste, per esempio, vado sempre a visitare il tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione.

Anche le ricette dei gin Semanterion raccontano le tue esperienze. Come sono state sviluppate?

Attraverso le botaniche, i gin raccontano i luoghi in cui ho vissuto durante i miei 40 anni da musicista. India, Cina, Giappone, Scandinavia, eccetera, è il viaggio della mia vita. Anche le bacche di ginepro solo in parte provengono dalla Toscana, altre sono della mia zona, nello specifico di Vallarsa (NdR. Comune in provincia di Trento). Sono partito dai luoghi e poi ho pensato alle botaniche da utilizzare con l’aiuto di un mio caro amico esperto erborista, Fabrizio Zara.

Per lo sviluppo della ricetta abbiamo fatto molte prove casalinghe basate sul mio gusto, sul sapere del mio amico e sui miei viaggi. Carlot è il London Dry per cui abbiamo composto la ricetta scegliendo anche alcune erbe primaverili. Gizy e GionGion sono distilled fatti sulla stessa base, il primo con l’aggiunta di botaniche estive dopo la distillazione, quali lavanda e citronella, il secondo con erbe autunnali e invernali come rosmarino e abete bianco. Il mio progetto è quello di arrivare a produrre tutti e tre i gin con metodo London Dry.

Una volta giunti al risultato che volevo ottenere mi sono rivolto a un distillatore per la produzione, nella fattispecie alla Distilleria Poli e al suo master distiller Alessandro Poli. Mi procuro io stesso le botaniche dal mondo e mi occupo io dell’essiccazione delle scorze di arancia e di limone nel mio laboratorio. Il distillatore si occupa della produzione e di tutti i controlli di qualità, ma non conosce la ricetta esatta.

La prossima novità sarà quindi la versione London Dry di tutti i gin, ma sappiamo che ne hai un’altra già pronta che ci hai presentato a Roma Bar Show…

Sì, ho appena ultimato la produzione del quarto gin, Semanterion Optimum. Nasce dopo due anni dalla creazione dei primi tre, con la stessa ricetta, ma le botaniche sono bilanciate differentemente e la gradazione è più alta, 48% vol. A differenziare le bottiglie sono i colori, questo nuovo gin è blu. Non fa riferimento alle stagioni o ai miei figli, ma è un progetto che volevo realizzare. Come Pripichek, con questa nuova identità, non mi fermo mai e sono entusiasta come se avessi ancora 30 anni!

Qual è il tuo cocktail preferito?

Sarà anche autoreferenziale, ma a Pripichek non importa: il preferito è Blue Pripichek. E’ un cocktail che serviamo nel nostro ristorante, molto fresco ed estivo:

  • 2cl succo di lime
  • 3cl Blue Curaçao
  • 4cl Semanterion Gin Gizy
  • 3-4 gocce di angostura bitter
  • 2 foglie di menta
  • ghiaccio

Tra i cocktail classici mi piace il Milano Torino. Quand’ero ragazzo e vivevo in Germania andavo pazzo per Whisky Sour, ma non l’ho mai più ritrovato buono come nel locale di Monaco in cui lo bevevo all’epoca.

A Pripichek piace anche il gin in purezza, anche a canna! Il cosiddetto “Martini alla Churchill”: si prepara con gin, oliva e guardando la bottiglia di vermouth chiusa. Anche Hitchcock lo beveva così!

Vai alle schede tecniche dell’Enciclopedia del Gin, con note di degustazione, botaniche e metodo di distillazione:

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