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Mimosa Dry Gin, un distillato unico con le sue note di mimosa

Vanessa Piromallo
October 7, 2026

Oggi vi presentiamo Mimosa Dry Gin, un eccezionale gin italiano costruito attorno a una botanica poco consueta: il fiore di mimosa

Mimosa Dry Gin è un gin italiano da 41% vol. costruito attorno a una botanica poco  consueta: il fiore di mimosa. Un distillato dal carattere floreale, ma con il ginepro ben  presente, nato in Abruzzo e pensato per portare nel bicchiere un aroma strettamente legato  alla primavera mediterranea. Ci sono botaniche che nel gin sono ormai familiari: agrumi,  coriandolo, angelica, spezie, erbe aromatiche. E poi ce ne sono altre che incuriosiscono già  leggendo l’etichetta. Mimosa Dry Gin appartiene decisamente alla seconda categoria.  Il nome non è un semplice richiamo cromatico. Il fiore di mimosa è infatti l’elemento attorno  al quale è stata costruita l’identità del distillato. Il risultato è un gin prodotto artigianalmente  in piccoli lotti, nel quale il carattere floreale della mimosa incontra quello più netto e  riconoscibile del ginepro.  

Dall’Abruzzo, seguendo la fioritura  

Il legame dichiarato dal marchio con l’Abruzzo non è soltanto narrativo. Mimosa Dry Gin  compare anche nella ristorazione locale come gin di Ripa Teatina, in provincia di Chieti, ed è  stato presentato dal Founder abruzzese Nicolò Pollara e dal Brand Ambassador Miguel  Pavone al Gin & Tonic Festival 2026 di Montesilvano, dove la redazione de ilGin.it ha potuto  assaggiarlo e ce ne siamo subito innamorati, grazie alla sua freschezza ed eleganza unita a  una reale unicità.  

Noi non sapevamo che la mimosa avesse un sapore così buono, e voi?  La mimosa ha una finestra di fioritura breve, concentrata tra febbraio e marzo. Per la  produzione del gin, i fiori vengono raccolti nelle prime ore del mattino e successivamente  lavorati per conservarne l’espressione aromatica. La produzione avviene in piccoli lotti e il  gin viene realizzato senza ricorrere ad aromi artificiali.  

È proprio questa scelta botanica a dare una fisionomia precisa al prodotto. La mimosa non  viene trattata come un semplice elemento decorativo o come un riferimento al colore della  bottiglia: deve essere riconoscibile nel profilo aromatico e convivere con la struttura che ci si  aspetta da un Dry Gin. E questa convivenza è ben riuscita, piacevole al palato, con ottimi  equilibri aromatici che non nascondono il ginepro ed esaltano questo gusto dolcemente  floreale che non conoscevamo, quello del fiore della mimosa.  

Mimosa Dry Gin nel bicchiere  

Mimosa Dry Gin presenta un naso intenso e persistente, nel quale le note floreali dei fiori di  mimosa sono accompagnate dall’aromaticità più pungente delle bacche di ginepro. Al palato  il gin mantiene un certo gusto secco, caldo e rotondo, con sfumature che ricordano la crosta di pane e una componente vanigliata. Il ginepro è protagonista assieme al gusto della  mimosa, che non è il classico aroma aroma floreale in quanto ha componenti dolci ed  erbacee particolari e memorabili. In questo modo queste note leggermente dolci non  prevalgono, anzi, sono molto ben bilanciate, rendendo il distillato più adatto a ogni palato e  versatile in miscelazione.  

Anche il colore è parte evidente dell’identità del prodotto. Il produttore lo definisce brillante e  lo presenta come un esplicito omaggio alla mimosa. È un tratto visivo che rende  immediatamente riconoscibile la bottiglia e anticipa il tema botanico ancora prima  dell’assaggio.  

Un gin floreale, ma pensato per la miscelazione  

Un profilo così caratterizzato pone inevitabilmente una domanda: come utilizzarlo? La strada  più immediata indicata dalla stessa azienda è il Gin Tonic. L’abbinamento suggerito è con  una tonica ai fiori di sambuco, scelta coerente con la componente floreale del distillato. Nel 

Mimosa Tonic Floral, una delle ricette pubblicate dal produttore, il gin viene infatti servito con  Fever-Tree Elderflower Tonic, ghiaccio e una garnish di cetriolo.  

Ma le proposte di miscelazione non si fermano al tonic. Il ricettario del marchio comprende  anche un Mimosa Fizz, preparato con gin, succo di limone, simple syrup, albume e un top di  tonica al sambuco; compaiono inoltre interpretazioni di Gimlet, Negroni e una rivisitazione  del Clover Club. Sono indicazioni utili per capire la direzione nella quale il prodotto è stato  progettato: non soltanto un gin da bere in purezza o con tonica, ma una base destinata a  portare la propria impronta floreale anche all’interno di cocktail con strutture differenti.  La presenza del limone in diverse preparazioni suggerite dal marchio ha inoltre una logica  gustativa leggibile: l’acidità offre un contrappunto alla parte più morbida e floreale del  distillato, mentre nel Gin Tonic il sambuco sceglie la strada opposta e lavora per affinità  aromatica.  

La mimosa come identità, non come ornamento  

L’aspetto forse più interessante di Mimosa Dry Gin sta nella nettezza dell’idea iniziale. Non  prova a raccontare contemporaneamente decine di botaniche né affida la propria  riconoscibilità a una ricetta particolarmente affollata. Al contrario, concentra comunicazione  e profilo sensoriale su un fiore preciso. Il riferimento alla mimosa attraversa il prodotto dal  nome al colore, dal logo alla degustazione. È una scelta che inevitabilmente divide il  pubblico più tradizionalista da chi cerca nel gin aromi meno consueti, ma gli assegna  un’identità facilmente leggibile.  

La ricetta completa resta volutamente segreta, quindi non è possibile entrare con precisione  nella costruzione botanica o stabilire quale ruolo abbiano eventuali altri ingredienti. Ciò che  è pubblico permette però di individuare i due poli aromatici dichiarati: il ginepro, necessario a  mantenere riconoscibile il carattere del gin, e la mimosa, utilizzata per costruirne la firma  floreale.  

Mimosa Dry Gin si presenta così come un gin italiano dalla personalità piuttosto definita.  Non cerca di nascondere la propria botanica distintiva: la mette in etichetta, nel bicchiere e  persino nel colore. Ed è probabilmente questo il modo più corretto di avvicinarlo. Non  aspettandosi un Dry Gin rigidamente classico, né semplicemente un gin floreale, ma un  distillato che prova a far dialogare la riconoscibilità del ginepro con un aroma che nel mondo  del gin si incontra assai meno spesso: quello dei piccoli fiori gialli che annunciano l’arrivo  della primavera.

Info e acquisti: mimosadrygin.com

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