Curiosità

Il rum senza additivi sarà un trend o uno standard?

Vanessa Piromallo
February 17, 2026

Dopo anni di discussioni concentrate sul tequila, il tema degli additivi nei distillati potrebbe presto travolgere anche il mondo del rum...

Dopo anni di discussioni concentrate quasi esclusivamente sul tequila, il tema degli additivi nei distillati potrebbe presto travolgere anche il mondo del rum. È questa la previsione di Steve Jefferson, fondatore di Kuleana Rum Works, piccola distilleria artigianale con sede alle Hawaii, che da tempo ha scelto una linea produttiva senza coloranti, zuccheri o aromi aggiunti.

Nel settore tequila, il concetto di “additive-free” è diventato centrale. Il Consejo Regulador del Tequila (CRT) consente l’uso fino all’1% di additivi senza obbligo di dichiarazione in etichetta. Proprio per rispondere a questa pratica era nata l’Additive Free Alliance, un’organizzazione indipendente che certifica i produttori che non utilizzano additivi. Tuttavia, nel marzo 2025, il CRT ha intentato una causa contro l’Alliance, accusandola di “fuorviare il pubblico”. Un segnale chiaro di quanto il tema sia diventato sensibile e strategico.

Finora, il rum è rimasto ai margini di questo dibattito. Anche perché le regole sugli additivi variano molto da paese a paese. In gran parte del mondo, compresi Caraibi, Stati Uniti, Regno Unito ed Unione Europea, è consentito l’uso del caramello per correggere il colore. In alcune giurisdizioni è ammessa anche l’aggiunta di zucchero dopo la distillazione. Aromi artificiali sono permessi, purché il prodotto venga etichettato come “flavoured” o “spiced”. Fanno eccezione alcune categorie più tutelate, come i rum agricole o quelli a denominazione di origine, che prevedono disciplinari più stringenti.

Secondo Jefferson, però, il contesto sta cambiando rapidamente. “Le aspettative dei consumatori stanno evolvendo velocemente in tutto il comparto spirits”, afferma. “Le persone vogliono trasparenza e premiano chi protegge il sapore naturale, invece di mascherarlo. Additive-free non è una moda: sta diventando uno standard. E ora il rum deve affrontare questo cambiamento”.

In una lettera aperta, Jefferson propone una definizione semplice: uno spirito additive-free non contiene coloranti né aromi aggiunti. “Non mettiamo nulla nel rum dopo che esce dall’alambicco”, scrive. “Se è trasparente, è non invecchiato. Se è ambrato, il colore arriva esclusivamente dal tempo passato in botti ex Bourbon o Cognac. Nient’altro. La maggior parte dei rum ‘gold’ e ‘dark’ sul mercato, invece, si affida al colorante per ottenere la tonalità”.

Il nodo centrale resta la verifica. Al momento non esiste uno standard globale condiviso per certificare un rum come privo di additivi. Kuleana affronta la questione combinando analisi di laboratorio indipendenti e documentazione dei fornitori. I test condotti dal White Labs Analytical Lab mostrano livelli di zuccheri totali inferiori a 0,5 grammi per litro, considerati compatibili con la presenza naturale di zuccheri in un distillato senza aggiunte. Inoltre, l’azienda chiede ai produttori con cui collabora una scheda tecnica dettagliata, audit di processo e ulteriori controlli analitici per confermare l’assenza di additivi.

Se il percorso del tequila è un’indicazione, il rum potrebbe trovarsi presto sotto una lente simile. Con una differenza sostanziale: un quadro normativo più frammentato e una lunga tradizione di interventi post-distillazione. Proprio per questo, l’eventuale affermazione del concetto di “additive-free” nel rum potrebbe segnare un cambiamento profondo, non solo di comunicazione, ma di stile produttivo e di rapporto con il consumatore.

 

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