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Son of a Birch, il gin del bosco come non l’avete mai sentito

Vanessa Piromallo
January 27, 2021

Appena versato nel bicchiere emergono delicate le note del ginepro, fresche e balsamiche, ma lasciando respirare il gin un poco emergono decise le peculiari note affumicate della corteccia di betulla, seguite da un delicato sottofondi di profumi boschivi. Al palato le note affumicate della betulla si uniscono al ginepro e a note speziate, per poi lasciare spazio a un forte sentore affumicato che indugia in bocca durante il lungo finale. Sentori freschi e balsamici si uniscono felicemente a quelli più caldi e speziati, mentre la sensazione affumicata fa da tratto d’unione a ogni momento della degustazione, in un gin che rimane morbido e piacevole nella bevuta in purezza. Questo è Son of a Birch, il gin del birrificio Birra del Bosco che colpisce per il suo modo davvero unico e originale di esprimere i profumi dei boschi. Ve lo raccontiamo con il suo ideatore, Marco Pederiva.

Qual è la storia di Birra del Bosco?

Birra del Bosco è stata fondata nel 2013 a San Michele All’Adige, in Trentino. Ora ci sono una ventina di birrifici nella zona, ma all’epoca eravamo circa in cinque. Abbiamo iniziato con birre classiche e poi abbiamo ampliato la produzione con stili e formati diversi, rimanendo sempre un piccolo birrificio artigianale. Infatti in azienda siamo in tre: io che mi occupo della parte commerciale, il mio socio che è mastro birraio e un ragazzo che ci supporta. Io ho iniziato con il mio vecchio socio, che ora non c’è più, facendo le birre in casa come hobby, poi questa passione si è trasformata in una sfida per trasformarla in una professione. Questo mio amore per la birra nasce dai miei viaggi in paesi dove la produzione della birra artigianale non era ancora agli inizi come in Italia e così ho scoperto questo mondo. Nel 2016 mi sono diplomato come Beer Sommelier a Monaco di Baviera e cerco sempre di mantenermi aggiornato su questo mondo in continua evoluzione, perché, anche se non ho intenzione di ingrandire l’azienda, non mi piace sedere sugli allori: siamo piccoli e agili.

Ho scelto il nome Birra del Bosco perché la montagna e i boschi sono la mia passione e ci vado nel tempo libero, soprattutto per sciare. Volevo quindi mettere sulla carta la mia personalità, il mio background. Inoltre non volevamo legarci a un territorio specifico, come è invece molto comune fare: qui siamo circondati da vigne e meleti, ma le montagne non sono lontane e sono il luogo in cui vado ogni volta che mi è possibile. Anche il logo si discosta dall’iconografia tradizionale della birra poiché si ispira allo stile delle tribù indiane del nord America, della British Columbia, luoghi che ho visitato e di cui mi sono innamorato. Ho disegnato io la figura dell’aquila pescatrice con i due salmoni tra gli artigli e penso che crei un filo conduttore coerente con la grafica e il nome di Birra del Bosco.

Come nasce Son of a Birch Gin?

L’idea di creare un gin è nata un po’ per scherzo, durante una cena, perché è un distillato evergreen che ci piace. Poi abbiamo pensato seriamente di farlo per dare più visibilità al birrificio e in effetti il gin sta avendo un grande successo, ma ci tengo a precisare che noi rimaniamo birrai. Per la produzione del gin ci siamo rivolti a Marzadro innanzitutto perché abbiamo sempre creduto nella sinergia territoriale e poi perché siamo amici con Luca e Alessandro Marzadro, rispettivamente il master distiller e il direttore commerciale dell’azienda.

Quando siamo andati a parlare con Luca Marzadro, lui ci ha chiesto: “Dove volete andare a parare con le botaniche?” Ed è stato parlando con lui che abbiamo scelto i tre ingredienti preponderanti, cioè corteccia di betulla, lamponi e cumino di montagna. Ovviamente a queste si unisce il ginepro. Abbiamo fatto diverse prove con l’impianto pilota della distilleria per calibrare i sapori fino a quando abbiamo trovato l’equilibrio che ci soddisfaceva. Il lavoro è merito di Luca Marzadro, noi abbiamo contribuito con la scelta del blend.

Abbiamo scelto botaniche di montagna, del bosco, mantenendo il legame con il birrificio, che si chiama Birra del Bosco, e con la sua immagine. Quando abbiamo sviluppato la ricetta due anni fa tra i prodotti italiani c’erano molti gin agrumati oppure con forti note balsamiche e quindi noi abbiamo preferito sviluppare il concetto del bosco in modo differente, utilizzando la corteccia di betulla per le sue note leggermente affumicate, il cumino di montagna che è completamento diverso da quello asiatico e il lampone che è un frutto di bosco. Il risultato è un gin molto aromatico che si discosta da quello che era il trend del momento. Volevamo un gin particolare perché tanto lavoriamo su piccoli volumi e non abbiamo l’intento di farlo diventare un prodotto di massa. Son of a Birch ha un carattere sui generis e legato alla filosofia di Birra del Bosco.

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Come avete scelto il nome Son of a Birch e come è stato creato il packaging, sicuramente molto originale nell’etichetta e nella bottiglia rispetto agli altri gin?

Il nome Son of a Birch lo abbiamo creato assieme allo studio grafico che ci segue. Sono stati loro a proporci questo gioco di parole tra l’insulto in inglese e la parola “birch” che significa “betulla”. Sull’etichetta, seguendo la mia idea, hanno poi sviluppato l’immagine del Trapper (NdR: o Trappeur, cacciatori ed esploratori che percorrevano le montagne del nord America nella seconda metà del XVIII secolo e nella prima del XIX; la parola si riferisce al fatto che cacciavano animali selvatici ponendo trappole – animal trapping -). L’uomo regge un ramo di betulla come fosse un fucile, riprendendo così il nome del gin e la botanica. Il risultato mi è piaciuto perché coerente e dà un senso di spregiudicatezza.

Rispetto a quella che usiamo per le etichette delle birre, per il gin abbiamo scelto una carta più pregiata per differenziare il prodotto. Inoltre sulle birre non abbiamo mai rappresentato personaggi umani, ma solo animali. La bottiglia invece da continuità alla nostra produzione, assomiglia più a una bottiglia da birra che di gin: non solo rispecchia la nostra idea di semplicità, ma sottolinea anche il legame con Birra del Bosco, il cui nome è scritto ben chiaro nel retro dell’etichetta. Anche l’impronta che potrei definire di “rozzezza” data dal cane e dal personaggio rispecchia il nostro stile, rivolto alla nostra clientela, mediamente piuttosto giovane.

Qual è il vostro modo preferito di bere Son of a Birch Gin?

Consigliamo sempre di provare Son of a Birch in purezza prima che miscelato. Solitamente il gin non si beve liscio, ma abbiamo avuto feedback davvero positivi e ne sono contento. Nel Gin Tonic i professionisti ci suggeriscono di scegliere un’acqua tonica il più neutra possibile per non rischiare di contrastare gli aromi importanti e inusuali del gin.

Il gin ci ha permesso di lavorare con molti bartender e di fare serate di presentazioni in locali forti nella mixology dove hanno sviluppato cocktail particolari con Son of a Birch e abbiamo avuto un ottimo riscontro. L’idea iniziale era di fare solamente 300 bottiglie all’anno o poco più, ma dal lancio sul mercato a novembre 2019, utilizzando solamente la nostra rete vendita, abbiamo ottenuto un successo più grande di quello preventivato nonostante fosse un side project e siamo già alla quarta produzione arrivando a un migliaio di bottiglie prodotte nel 2020. Non vogliamo comunque espandere ulteriormente la produzione, preferiamo che rimanga un gin esclusivo, infatti è distribuito solamente da noi e su GinShop.it.

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