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Cocktail Genesis: il Negroni

labarbaalbar
May 4, 2022

Esiste un mondo pre e uno post Negroni: l'invenzione di questo cocktail è la summa di tutto ciò che di buono si può miscelare per l'aperitivo.

La nostra storia comincia a Torino alla fine del 1600, dove un giovane pasticcere, Antonio Benedetto Carpano, crea un nuovo prodotto alcolico, il vermut, dall’infusione di erbe e spezie all’interno di vino bianco frizzante. La risposta della città a questo nuovo prodotto è entusiasta e la moda di berne piccoli bicchierini ghiacciati si diffonde anche nelle altre regioni. Un altro protagonista importante di questa storia è Gaspare Campari, pavese per nascita, torinese per studi alcolici (fece l’apprendista liquorista nella famosa liquoreria Bass in Piazza Castello) e milanese d’adozione. È a Milano, infatti, che il suo prodotto principale, il bitter all’Uso D’Hollanda poi conosciuto come bitter Campari, ha il massimo riscontro, sia nel nuovo caffè aperto in galleria Vittorio Emanuele sia negli altri locali dell’aperitivo meneghino. Era destino che questi due prodotti, il bitter e il vermut, si incontrassero in dosi uguali all’interno di un cocktail. Nasceva così, con chiaro omaggio alle città di produzione, il Milano-Torino.

Nel frattempo, a inizio ‘900, dall’America era arrivato uno strumento caro ai barman, il sifone del seltz, inventato per venire incontro all’abbondante consumo che si faceva negli Stati Uniti di Whisky and Soda. Anche al Milano-Torino accadde di essere allungato con soda, alla moda degli americani, dando vita a un altro cocktail intramontabile dell’aperitivo, l’Americano.

Ma ecco il momento culminante della nostra storia, la nascita del cocktail Negroni. Esistono molte versioni di questa vicenda che negli anni è sconfinata nella leggenda, ma riporteremo in questa sede una delle più accreditate. Ci spostiamo a Firenze, a cavallo tra il 1919 e il 1920, e più precisamente al caffè Casoni di via Tornabuoni. Qui esercita il mestiere il barman Fosco Scarselli ed ha tra gli avventori più affezionati un giovane e distinto uomo d’affari, il Conte Camillo Negroni, bon vivant e vivace viaggiatore. Un giorno il Conte propose al barman l’aggiunta di un po’ di gin al cocktail Americano, in omaggio alle sue trasferte londinesi. Il nuovo drink piacque molto al giovane Negroni e anche agli altri avventori presero l’uso di domandare un “Americano alla moda del Conte Negroni”.

All’epoca il drink era servito molto freddo, ma senza ghiaccio e vedeva la contemporanea presenza di gin e seltz. La modica quantità del drink spiega come il Conte ne bevesse anche una ventina al giorno, quantità impensabile oggi con gli attuali dosaggi. Nel tempo il seltz nella ricetta scomparve e rimasero solo bitter, vermut e gin in parti uguali, in un bicchiere con ghiaccio, ingrediente oramai più facilmente reperibile. Anche il nome cambiò per attestarsi nell’iconico “Negroni”.

Elephant Sloe Gin Negroni

Ovviamente la ricetta del Negroni si presta a infinite e successive variazioni, con tequila, mezcal o vodka. La più famosa però rimane anche la più “sbagliata”. Per il finale di questa storia facciamo un ulteriore salto temporale, nella Milano degli anni Sessanta, dove aveva aperto un American Bar, il bar Basso, ottimo servizio e bicchieri da cocktail fatti realizzare apposta in una vetreria di Murano. Ad uno dei giovani barman, il neo-assunto Mirko Stocchetto, viene chiesto un Negroni, per combattere la canicola di quel giorno estivo. Preso dall’emozione, dopo aver versato nel bicchiere bitter e vermut, al posto della bottiglia di gin, afferra e versa una bottiglia di spumante. Resosi conto dell’errore e non volendo rischiare il posto di lavoro, sorrise e servì al cliente un “Negroni Sbagliato”: meno alcolico e quindi più adatto alle alte temperature dell’estate meneghina. Fu un ulteriore tassello di una fortuna inarrestabile che dura sino ad oggi e che ha portato questo pezzetto d’Italia nella drink list di quasi tutti i locali del mondo.

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