Stile di vita in America al bancone del bar

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Quattro chiacchiere davanti a un gin tonic (virtuale) con Federico Cremasco per parlare del mercato USA e delle abitudini dei consumatori

Vanessa: Ciao Federico! Vorrei cominciare parlando di un fatto che mi ha colpito molto parlando con esperti di spirits e bartender americani e che ho riscontrato anche viaggiando a New York e San Francisco: c’è un’attenzione molto maggiore, quasi patologica mi viene da dire, per il conteggio delle calorie nei cocktail e quindi molti consumatori americani tendono a privilegiare cocktail poco alcolici e a basso contenuto calorico. Cosa ne pensi?

Federico: Questa tendenza l’ho riscontrata soprattutto in California. New York è più modaiola e danno importanza al packaging; è un approccio molto diverso da quello californiano dove vogliono sapere sempre la percentuale di zucchero e se si fa uso di coloranti e conservanti.

Ogni zona dell’America è differente, per esempio ho visto che invece negli stati centrali, in Texas, nel Michigan c’è più attenzione per i prodotti a km 0, soprattutto per quel che concerne il cibo. C’è attenzione anche nel beverage alle calorie, ma in Texas troviamo consumatori che vogliono bere bene, ma non così pignoli come in California, dove pensa che mi hanno addirittura chiesto a quale altitudine sono coltivate le botaniche che utilizzo!

San Francisco, California

Vanessa: Parlavamo la volta scorsa dell’importanza delle ricerche di mercato. Sicuramente tutte le differenze fra i vari Stati – non solo a livello burocratico, ma anche di consumo – sono da tenere in conto quando si vuole esportare i propri prodotti negli USA.

Federico: Certamente! Sapendo quanto sia importante avere determinati dati mando i campioni dei miei prodotti nei laboratori di analisi così da anticipare le richieste degli uffici doganali americani e accorciare i tempi, di per sé già abbastanza lunghi. E lo faccio anche per le vendite, perché molti importatori vogliono sapere questi dati, per loro sono chicche importanti da raccontare e le usano per spiegare perché un cliente dovrebbe comprare quel prodotto e non quell’altro, quindi costituiscono un supporto per venditori.

Federico Cremasco

Vanessa: Sì, io credo che sia molto importante pensare a priori a come si possa raccontare il proprio prodotto in modi differenti per renderlo interessante anche per i mercati dove le abitudini di consumo e i dettagli a cui la gente pone attenzione sono differenti.

Federico: I consumatori chiedono ai bartender dettagli che a noi possono sembrare poco interessanti e vogliono da loro cose particolari. Per stabilirsi in un nuovo mercato la cosa più importante di tutte è che il proprio prodotto entra nella cocktail list dei bar. Fornire al bartender le specifiche del prodotto, la ricetta esatta e altri particolari distintivi lo aiuta a creare cocktail con quel prodotto e quindi si hanno più possibilità di entrare nella lista.

Un’idea è quella di provare a proporre abbinamenti tra il drink e i cibi. Negli altri paesi è abitudine accompagnare il cibo a bevande diverse, non solo il cappuccino… ma anche drink aromatizzati e cocktail. Nel consigliare come utilizzare il prodotto quindi si può cercare di abbinare un piatto e un drink. Negli USA interessa meno il Gin Tonic rispetto ad altri paesi, forse anche perché i prezzi sono allineati a quelli delle miscelazioni più complesse.

Rispetto a quello che dicevi c’è anche una soluzione alternativa, ma è molto complicata e dispendiosa: modificare il prodotto a seconda della nazione e delle tendenze diffuse in essa. Ci sono alcune grandi aziende che hanno molteplici ricette differenti dello stesso prodotto, ma è chiaro che per farlo c’è bisogno di disponibilità economica sia per lo sviluppo delle ricette sia per l’effettuazione di analisi di mercato più approfondite. Probabilmente per la maggior parte dei produttori la cosa migliore da fare è capire come far usare il proprio prodotto a seconda del gusto del paese.

Gamma Fred Jerbis

Vanessa: La cosa più difficile è mettere da parte i pregiudizi e basarsi sui dati, avere rispetto delle culture e delle usanze differenti e trovare il modo per adattare l’uso e il racconto del proprio prodotto ai consumatori di paesi diversi.

Federico: Tutto deve essere pianificato e progettato. Come dicevo l’altra volta in America ho riscontrato una grande apertura e una bella accoglienza verso chi viene a proporre qualcosa di nuovo. Quando ti rechi da un potenziale acquirente per spiegare il tuo prodotto proveranno sicuramente ad utilizzarlo e se trovano un aiuto da parte del produttore con consigli che vadano oltre al Gin Tonic per andare incontro a diversi palati è ancora meglio. E ancor di più se il produttore fornisce indicazioni specifiche sul grado alcolico, il tenore zuccherino, le calorie eccetera. In questo modo si riesce ad andare incontro al mercato e a far capire meglio la qualità del prodotto sotto ogni punto di vista, facilitando il lavoro del distributore. Grazie al rapporto umano tutti cercheranno di trovare un modo per proporre il tuo prodotto e avrai quindi maggiori possibilità di successo. Se non hai disponibilità economica, in America puoi fare il “porta a porta” e verrai ascoltato e vedrai che cercheranno subito di abbinare qualcosa, di usare il tuo prodotto. Il fatto che non siano interessati quanto noi ai cocktail tradizionali e non diano così tanta importanza alle ricette da manuale è un vantaggio in più.

 

Vanessa: Grazie, Federico, per la bella chiacchierata. Concludiamo con un riassunto veloce dei tuoi consigli?

Federico: Quindi, cosa è utile fare? Omaggiare bottiglie, avere un brand ambassador, aggiornare la rete degli agenti con i dettagli sul prodotto e meglio se dando anche consigli per l’uso nei cocktail e per il food pairing. Avere una bella immagine e che sia coerente. Eseguire analisi di laboratorio, ma avvalersi anche di un’agenzia che fornisca analisi di mercato. Studiare e darsi da fare. Camminare tanto, ma un passo per volta.

 

Articolo precedente: https://ilgin.it/curiosita/consigli-e-considerazioni-per-pianificare-lesportazione-dei-prodotti/

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