Gin e bar nella storia dell’arte

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Da Gin Lane alla sfida a colpi di Caffè di notte fra Gauguin e Van Gogh, passando per la deliziosa barlady di Edouard Manet…

Oggi parliamo di storia dell’arte. Due motivi: uno è che è sempre un argomento interessante, l’altro è che il tema è direttamente affine a un altro filone che abbiamo toccato in altre occasioni, ovvero quello dell’interior design, ovvero come arredare il nostro angolo bar. Avevamo già parlato di carta da parati a tema gin (qui), mentre oggi parliamo di quadri che parlino di gin o quantomeno di bar, le cui riproduzioni possano essere un bel complemento d’arredo.

Gin Lane di William Hogarth: una rappresentazione del GINepraio che fu Londra ai tempi del Gin Craze

Gin Lane, William Hogarth

Gin Lane 2016, Thomas Moore

Per dovere di completezza, dobbiamo inevitabilmente partire da quello che è oggettivamente il quadro più importante per la storia del gin, anche se effettivamente parla di un aspetto oscuro di questa storia e non è un quadro che metterei in casa, a meno che non si voglia diventare astemi. Si tratta di Gin Lane, l’incisione che William Hogarth disegnò nel 1751 in supporto del cosiddetto Gin Act, ovvero il complesso di leggi che affrontava finalmente la piaga che aveva colpito l’Inghilterra e Londra in particolare nell’era chiamata Gin Craze. Oserei definirlo la Guernica dell’alcolismo, per la sua forza espressiva, un vero e proprio memento mori, ma non mi metterei in casa un quadro che mostra una madre che fa cadere il proprio figlio per un cicchetto di pessimo gin casalingo.

Aggiungiamo poi che recentemente, nel 2016, è stato commissionato all’illustratore Thomas Moore di creare una versione moderna della Gin Lane. Appassionato di Hogarth, Moore ha accettato volentieri la sfida, mantenendo in maniera filologica l’assetto del quadro originario, ma modernizzandolo nell’estetica, sia dei personaggi che dello sfondo, che ricalca una Londra
moderna o quello che potrebbe essere un qualsiasi vicolo malfamato del Regno Unito.

Ritratto di Franciscus de le Boë al The Gin Corner

Rimanendo nella storia del gin, ecco un quadro che effettivamente campeggia sulle pareti del The Gin Corner: il ritratto di Franciscus de le Boë Sylvius, scienziato olandese a cui è stata – a quanto pare erroneamente – per anni attribuita la paternità del gin. Ok, è un mezzo falso, ma come in tutte le leggende un fondo di verità c’è e in fondo ci piace avere un santo del gin a cui votarci.

Nighthawks, Edward Hopper

Fin qui siamo sul direttamente attinente al gin, ma basta avere un po’ di fantasia per pensare a cosa poteva essere nei bicchieri de “I nottambuli” (Nighthawks) di Edward Hopper, anche se la loro forma non lascia intendere né che si tratti di Martini, come era possibile considerando l’epoca, era il 1942, né Gin Tonic, che però in quel momento non era molto in voga. Quello che però colpisce in questo quadro, non è ciò che bevono i personaggi, ma la malinconia e la solitudine dei loro volti appena accennati. A proposito di volti, una curiosità rivelata da Josephine la moglie del pittore, in una lettera indirizzata a Marion, la sorella di Edward, in cui dice: «Ed ha appena completato un’immagine molto bella — un locale per mangiare di notte con 3 figure. Night Hawks sarebbe un nome adatto. È stato lo stesso Edward a posare per i 2 uomini grazie ad uno specchio, ed io (ho posato) per la ragazza. Ci ha lavorato un mese e mezzo.»

Caffè Greco, Renato Guttuso

Emerge una forma di solitudine, pur nella folla che contraddistingue l’ambientazione anche nel Caffè Greco di Renato Guttuso. Siamo a via dei Condotti, nel cuore pulsante di Roma, in quello che è stato per decenni il caffè letterario per eccellenza della capitale (e che purtroppo di recente è stato dichiarato a rischio chiusura). Dipinto nel 1976, il Caffè Greco è uno spaccato di quell’epoca in cui si potevano trovare ancora seduti ai tavoli esponenti dell’elite culturale italiana, insieme a turisti di passaggio. Un De Chirico seduto da solo al tavolino con davanti un aperitivo è l’omaggio di Guttuso al maestro.

Bar de le Folies Bergere, Edouard Manet

Andando un po’ più indietro nella storia dell’arte troviamo un altro bar storico che faticosamente continua la sua vita, fra turisti incuriositi e ricordi degli antichi fasti. È il Bar de le Folies Bergere, immortalato da Edouard Manet nel 1881-1882. È l’ultimo quadro realizzato dal pittore da prima della sua morte e raffigura, udite udite, una barlady. Bellissima nel suo abito di fine Ottocento, benché con un’espressione un po’ mesta, la giovane al bancone è attorniata da bottiglie di champagne e di liquore, pronta per il prossimo cocktail. Per me un French 75, grazie!

L’Arlesiana, Vincent Van Gogh

Caffè di Notte ad Arles, Vincent Van Gogh

Infine una singolar tenzone a colpi di pennello fra due amici e assidui frequentatori del bar di Madame Ginoux ad Arles. Loro sono Vincent Van Gogh e Paul Gauguin e i quadri in questione sono stati dipinti fra il 1888 e il 1890. Il primo è Van Gogh, amico personale di Madame Ginoux, cui dedica un ritratto denominato l’Arlesiana. In un altro quadro, dal titolo Il caffè di notte ad Arles, però, troviamo la sua versione del bar di Madame Ginoux. Un biliardo al centro e un bancone in fondo, i tavoli tutti attorno, con avventori dall’aria tutt’altro che gioiosa, ma in fondo la predisposizione d’animo di Van Gogh, che ad Arles andava fra un ricovero in clinica psichiatrica e l’altro, non era propriamente allegra.

La sintesi fra i due quadri di Van Gogh, però, arriva dalla versione dell’amico Paul Gauguin, che ritrae Il caffè di notte ad Arles da un’altra angolazione, con una Madame Ginoux in primo piano e il biliardo e due tavoli sullo sfondo, uno con due avventori, di cui uno steso sul tavolo, l’altro con donne di abbigliate in maniera poco sobria, che si capisce fossero prostitute. Chissà se, nella mente dell’autore, il cliente del locale abbattuto su un tavolo era proprio l’amico triste Vincent.

Caffè di Notte ad Arles, Paul Gauguin

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