Gin J7: la tradizione abruzzese diventa gin

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Francesco Iannamico ci racconta la storia della distilleria abruzzese Jannamico e del loro gin con i profumi e le essenze della Majella: Gin J7

Tanti auguri di buon Ferragosto, amici de ilGin.it! Festeggiamo lasciandovi una piacevole lettura estiva, la recensione di un gin speciale che ci è piaciuto da subito, Gin J7. Il gin nasce dall’esperienza della storica distilleria abruzzese Michele Jannamico & Figli utilizzando botaniche locali per racchiudere l’essenza della Majella nel bicchiere. Ve lo raccontiamo insieme a Francesco Iannamico.

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Ciao Francesco, la distilleria Jannamico ha una lunga storia radicata in Abruzzo, ce la racconti?

La storia del liquorificio Jannamico comincia nel 1888, o almeno questo è l’anno più probabile in quanto non esiste un vero e proprio atto di fondazione. Il cav. Francesco Jannamico aveva una stazione di posta con annesso ristoro a Villa Santa Maria, in Val di Sangro. Un luogo di passaggio di personaggi di ogni tipo, fra i quali anche monaci conoscitori delle tradizioni liquoristiche. A Francesco viene così l’idea di studiare un nuovo prodotto con cui omaggiare i suoi ospiti: il punch abruzzese, un liquore ricco di zuccheri e alcol per nutrire e riscaldare i viaggiatori, soprattutto durante i freddi inverni di montagna. In seguito Francesco viaggerà in diverse città europee per far conoscere il suo prodotto e parteciperà ad alcune fiere. Si distinse anche con una Gran menzione d’Onore all’expo di Parigi quando ci fu l’inaugurazione della Torre Eiffel.

Nel tempo l’azienda si consolida e nel 1946 nasce la distilleria di Lanciano, dove ancora oggi noi, gli eredi del mio omonimo predecessore, portiamo avanti la tradizione da lui avviata. Negli anni ‘70 viene lanciato il nostro amaro, vincitore di premi importanti. Negli anni ‘90 siamo tra i primi a produrre il Limoncello a livello industriale poiché prima era ancora perlopiù una tradizione casalinga. E l’azienda continua a crescere arrivando a oggi, con milioni di bottiglie vendute ed esportate in 14 paesi nel mondo (l’export è per noi molto importante, costituendo il 30% del fatturato).

Come nasce il Gin J7?

Il progetto  “gin” è stato avviato nel 2018. C’era molta richiesta di un gin artigianale e così il master distiller, Michelino Iannamico, ha colto la sfida di creare per la prima volta un gin distillato. Da una vita distilla radici, erbe e spezie per i nostri liquori e ha dunque messo a frutto le sue conoscenze per questo nuovo progetto (è un agronomo e direttore da produzione e lavora in distilleria da oltre 40 anni). Molti locali della zona infatti preferiscono il nostro prodotto artigianale ai soliti gin commerciali, anche perché ha un ottimo rapporto qualità-prezzo. La qualità per noi è essenziale e vogliamo che ogni nostro prodotto sia di qualità eccezionale.

Abbiamo fatto modificare e restaurare un antico alambicco in rame, in modo che si riuscisse a controllare meglio e a mantenere costanti le temperature così da preservare gli aromi delle erbe evitando di cuocerle.

J7 è il primo gin che abbiamo sviluppato, poi ne sono nati altri per conto terzi. Abbiamo in cantiere la produzione di un nostro nuovo gin agrumato (il J7 non contiene agrumi), ma ne riparleremo la primavera del prossimo anno.

Il nostro primo gin doveva avere le caratteristiche del nostro territorio e infatti Gin J7 si ispira alla montagna, ma è anche uno spirito ambivalente come ambivalente è l’Abruzzo: a mezz’ora dalla montagna si arriva alla splendida Costa dei Trabocchi, un luogo bellissimo che ora sta acquistando sempre più valore turistico in quanto molte di queste strutture costruite sul mare per i pescatori stanno diventando ristorantini di pesce fresco. Da questa zona provengono gli agrumi che utilizzeremo per il nuovo gin, grazie alla collaborazione con l’Associazione Slow Food.

Le erbe e le radici di Gin J7, invece, sono quelli tipici della Majella e creano nel bicchiere profumi e sapori di montagna: Genziana, Timo Serpillo e Pino Mugo. Chiaramente questi elementi abbondano localmente, ma per il gin usiamo solamente il nostro pino mugo. Il ginepro invece è toscano poiché non esistono certificazioni per il ginepro abruzzese. La genziana proviene dai Pirenei francesi, purtroppo ad oggi non esiste una reale produzione di questa radice nella nostra regione, ma con la collaborazione della direzione del Parco Nazionale della Majella ci stiamo battendo per crearne una.

Da cosa deriva il nome Gin J7?

La “J” sta per Jannamico. E’ una lettera tipica della regione, infatti anche il nome della nostra montagna madre, la Majella, qui viene scritto in questo modo. Durante il periodo fascista la famiglia fu costretta a cambiare la “J” del cognome con la “i”, in quanto vietarono anglicismi e anche parole che potessero ricordare anglicismi, nonostante il nostro fosse un nome italiano. Ad ogni modo l’azienda ha preservato il nome originale.

Il 7 è il numero delle botaniche, infatti oltre a quelle già citate troviamo il ginepro, ovviamente, il coriandolo, il sambuco e la radice di iris. Tutte assieme catturano le essenze e i sapori della Majella.

Nella bottiglia abbiamo rappresentato la scritta J7 che si fonde con la parola gin, con le bacche e la pianta di ginepro sullo sfondo. Abbiamo voluto utilizzare una bottiglia importante, in cristallo, per custodire gli aromi del gin.

gin j7

Come è prodotto il Gin J7?

Le botaniche che caratterizzano fortemente Gin J7 sono il ginepro e il pino mugo che gli conferiscono una balsamicità importante. L’altra botanica caratteristica della zona è la genziana, che mettiamo in infusione nell’alcol e poi distilliamo in alambicco così da catturarne la quintessenza, il suo sapore complesso e terroso con note di tartufo e di radici. Quando abbiamo creato questo distillato abbiamo scoperto che si trattava di un ottimo prodotto anche in sé, non solo per il gin, un digestivo eccellente senza zuccheri aggiunti, del tutto naturale, quindi a settembre lanceremo il nostro distillato di genziana! Sarà diverso dal liquore alla genziana tipico della produzione abruzzese che già produciamo, uno dei primi prodotto industrialmente (come il limoncello, anche la genziana era principalmente prodotta in casa); ne abbiamo due versioni, una più amara e una più dolce per i ristoranti.

Le altre botaniche servono a completare la gamma dei sapori rendendo il gin più rotondo. Abbiamo il timo serpillo – il nome significa “che struscia a terra” in quanto questa varietà della pianta non si sviluppa in altezza -, tipico della zona e poi utilizziamo coriandolo, sambuco e ireos che sono botaniche tipiche dei gin classici.

La particolarità di gin J7 è che ogni ingrediente viene messo in infusione e distillato separatamente così da preservare le diverse caratteristiche: ogni parte di una pianta, ipogea ed epigea, richiede un trattamento differente, le foglie non sono come i rizomi, e c’è bisogno di tempi di infusione e temperature diverse per ottenere i loro aromi migliori. I singoli distillati vengono poi uniti secondo un preciso equilibrio per dare vita al Gin J7.

Per la creazione della ricetta definitiva abbiamo collaborato con l’AIBES. Alcuni soci hanno dei campioni creati durante la fase di sviluppo aiutandoci così nelle scelte stilistiche. Questa collaborazione ci è piaciuta molto: in un certo senso il gin è più semplice rispetto ad amari e liquori, almeno come tempi e complessità di lavorazione, ma ci aiuta ad avvicinarci ai bartender e a questo grande mondo.

Qual è il tuo cocktail preferito con Gin J7?

Da un paio di anni il Gin Tonic è il mio fine pasto ideale, soprattutto quando si mangia pesce. Amo molto anche il Collins, ma il mio preferito è il Gin Tonic. Gin J7 è poderoso nel gusto, potente: nel bicchiere si sente ed è molto persistente, quindi consiglio un’acqua tonica con bolla sottile, meglio se una dry bitter amara. Secondo me come garnish è meglio evitare gli agrumi perché coprono la balsamicità del gin, preferisco un rametto di rosmarino oppure di lavanda.

Un’altra ricetta che consiglio è il cocktail J-007, ispirato al Martini shakerato di James Bond.:

  • 3 cl Gin J7
  • 2,5cl vodka secca
  • Vermouth Lillet Blanc
  • 2 gocce di angostura bitter
  • scorza di limone
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Un’ultima domanda: è molto bello che in oltre un secolo l’azienda sia rimasta di famiglia… com’è stato crescere in una distilleria?

Sì, è bello che l’azienda sia di famiglia e siamo sempre stati qui… e in effetti anche io sono cresciuto qui. Tutti diamo una mano come possiamo. A sei anni qualche volta venivo ad aiutare a mettere i tappi sulle bottiglie!

L’ambito dei liquori è interessante di suo, fornisce sempre un argomento di conversazione con tutti. Io mi sono laureato in statistica e per qualche anno ho lavorato in aziende di consulenza, ma tutto risulta un po’ noioso, è molto meglio parlare di alcolici! La Distilleria è una passione che si sviluppa col tempo, dai ricordi d’infanzia. Sono stato richiamato dai gesti, dai profumi, dai valori che rimangono per tutta la vita crescendo in una distilleria.

Inoltre secondo me questo è il settore che rappresenta lo stile italiano di fare le cose, almeno come lo interpretiamo noi: non solo con la testa e non solo con il cuore, ma con entrambi così da ottenere risultati che rimangono come eredità. Questo mi dà lo stimolo per fare qualcosa, per migliorare e innovare ciò che c’era prima e al contempo preservare ciò che ci rappresenta.

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