GIN FROM ITALY (II Edizione) – Edoné (Bergamo)

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Il giner Paolo Topa ci racconta la sua esperienza a Gin From Italy, il festival dedicato al gin italiano tenutosi a Bergamo il 12 e 13 Maggio

Sabato 12 e Domenica 13 maggio 2018 si è tenuta a Bergamo la seconda edizione di “Gin From Italy”, il Festival dedicato alla magia del nostro distillato preferito, con un occhio di riguardo per le produzioni Made in Italy. (Vedi articolo di presentazione)

Gin from Italy: l’esperienza del giner Paolo Topa

Il percorso inizia con Fred Jerbis, forti della notizia che il marchio friulano ha da poco realizzato un’edizione limitata dove fra le botaniche spicca la presenza della camomilla. Lo proviamo subito nel Gin Tonic: la pulizia e la nitidezza aromatica sono di prim’ordine così come le sensazioni gustative. Si sente la camomilla intrecciarsi con il ginepro, ma è il finale leggermente mentolato a stupire e a chiudere la bevuta nel migliore dei modi. Le differenze rispetto alla versione “ordinaria” di Fred Jerbis (il gin non filtrato contenente 43 botaniche) sono notevoli. Infatti il Fred Jerbis 43 (bevuto a fine serata sempre nel G&T) si dimostra meno “piacione” e più complesso rispetto all’edizione limitata, ma ugualmente propenso a miscelarsi con successo con una tonica di qualità.

Foto: Paolo Topa

Ci spostiamo poi nello stand di Ghilardi Selezioni. Qui ci concentriamo in prima battuta su Sylvius, un gin olandese distillato in piccoli batch e dalla bottiglia estremamente accattivante. Lo proviamo liscio e non è niente male: a emergere sono le note di liquirizia e di anice con una persistenza piuttosto elevata. Sembra funzionare sia come bevuta “neat” sia in miscelazione, magari nel Dry Martini.
Visto che abbiamo apprezzato il prodotto, il ragazzo al banco ci strizza l’occhio e ci offre un altro shot aprendo una bottiglia di Gin & Jonnie Gastro Gin, un prodotto realizzato in collaborazione con un cuoco tre stelle Michelin e dalla confezione quanto meno originale. Si parte dalla stessa base di distillazione del Sylvius alla quale sono state aggiunte cinque diverse tipologie di pepe. Il risultato? Una bevuta originale, fresca e stimolante.

Foto: Paolo Topa

Ora che siamo entrati nel vivo del Festival ci dirigiamo verso lo stand di Compagnia dei Caraibi. La nostra attenzione cade sulle due versioni di Gil Gin: quella ordinaria (un compound resinoso e balsamico) e quella “speciale”, decisamente originale in quanto potenziata dalla presenza di torba calabrese. L’edizione speciale è di difficile catalogazione e si avvicina quasi alle sensazioni di un whisky scozzese. La torba si sente molto in prima battuta, mentre con l’andare della bevuta il palato si adegua equilibrando e smorzando le sensazioni. Prodotto particolare, forse non adatto ai puristi del gin e un po’ più difficile da miscelare, ma dagli evidenti pregi.

Foto: Paolo Topa

Il prossimo passo? Beh, andare a parlare con un produttore! Nello specifico con chi ha concepito Peter of Florence, marchio salito agli onori della cronaca in quanto realizzato nella prima distilleria italiana pensata e costruita per la produzione di gin. Il progetto – ci raccontano – parte da un alambicco a vapore realizzato dallo stesso ingegnere che ha progettato il sistema di produzione di Bombay Sapphire. Affrontiamo il Peter of Florence liscio, ricavandone un’ottima impressione. Si tratta di un gin legato alla tradizione, ma con uno spirito “toscano” e alcuni tocchi di classe che lo rendono balsamico e citrico al tempo stesso. Subito dopo ci facciamo un G&T: la bevuta è straordinariamente equilibrata, tutti i tasselli sembrano andare nella giusta direzione. La rosa canina si affianca al ginepro, la scorza di limone si sposa con la cassia. La confezione di questo gin? Etichetta in vero pellame fiorentino con cuciture a vista, bottiglia molto elegante e ricercata.

Foto: Paolo Topa

Facciamo un altro passo e ci spostiamo allo stand di Tom Time Gin, uscito sul mercato da poco e legato al territorio brianzolo. Qui ci raccontano come questo gin sia il risultato di un prodotto di sottrazione degli ingredienti: partiti con un numero imprecisato di tentativi, gli ideatori hanno chiuso il cerchio concentrandosi su cinque sole botaniche e dando prevalenza al rosmarino di Montevecchia. Proviamo Tom Time Gin senza esitazioni e quello che prevale è l’elemento erbaceo del rosmarino. In sottofondo anche un interessante aspetto floreale, conseguenza dell’utilizzo della regina dei prati. Si tratta di un “cold compound” di colore leggermente paglierino, ben realizzato e caratterizzato.

La nostra serata a base di gin finisce qui, non senza aver acquistato una bottiglia di The Greedy Gin: un distillato di grande personalità, erbaceo e floreale al tempo stesso con potenti richiami olfattivi e dalla grande complessità aromatica. Il cambio di look della bottiglia sembra aver prodotto anche un cambiamento nelle percezioni che – nella nuova versione – sembrano più intense al palato (con alcune gradevoli note amaricanti sul finale).

Un bilancio complessivo dell’esperienza? Positivo senza dubbio, la location era adeguata sia negli spazi che nell’organizzazione generale. Siamo certi che la terza edizione di “Gin from Italy” sarà ancora migliore!

Paolo Topa

Foto: Paolo Topa

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