Lasciami l’ultimo valzer: un ritratto di Zelda Sayre Fitzgerald

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Il ritratto di Zelda Sayre Fitzgerald, un’icona dei reggenti anni ’20, moglie dello scrittore del Grande Gatsby, donna dalla forte personalità…

 

E’ il 10 marzo 1948.
All’Highland Hospital, durante la notte, un incendio divampa dalle cucine e si propaga con grande velocità in tutta la struttura divorandola nel fuoco.
E’ un sanatorio in cui vengono ricoverati pazienti affetti da gravi crisi psichiche.
Tra i ricoverati che vi entrano ed escono di continuo c’è anche Zelda Fitzgerald, la quale mentre il focolaio imperversa, è reclusa in una stanza, in attesa della terapia elettrica anticonvulsioni.
Nessuno si accorge di lei o che sta attendendo legata ad un lettino prima di iniziare la terapia.
Sembra la trama di un film dell’orrore invece muore proprio così tragicamente e a soli 47 anni l’autrice del romanzo autobiografico Lasciami l’ultimo valzer.

“Non ho mai conosciuto una donna che si esprimesse con tanta grazia e originalità” F.S. Fitzgerald sulla moglie Zelda

Nata nel 1900, l’americana Zelda Sayre che in vita sarà sempre conosciuta come la moglie di Francis Scott Fitzgerald, è stata una pubblicista e scrittrice, vera icona dei ruggenti anni 20.

Faceva parlare molto di sé soprattutto per i suoi atteggiamenti mascolini e anticonformisti che in più occasioni urtavano lo stesso marito.

L’autore del Grande Gatsby la conobbe durante un ballo innamorandosi immediatamente della sua personalità, tanto da ispirarsi ad essa nel creare molti dei personaggi femminili protagonisti dei suoi romanzi. Basti pensare a Tenera è la notte, che ha spesso richiami alla personalità e purtroppo anche alla malattia mentale di Zelda.

Tra un attacco di convulsioni o schizofrenia e l’altro, Zelda viveva intensamente ogni giornata della propria vita sia con o senza suo marito, spesso più un peso con la sua personalità invadente che un sollievo per la povera scrittrice sempre più in difficoltà a competere in quei tempi con l’immagine del marito. Ma quando stavano insieme pubblicamente davano il massimo di sé e si facevano notare come la coppia più glamour e più innovativa del momento.

Scott e Zelda diventarono in poco tempo delle celebrità a New York, sia per il successo riscosso da Di qua dal Paradiso che per il loro comportamento selvaggio. Spezzo ubriachi entrambi Zelda, una volta, si immerse nella fontana di Union Square senza vestiti.

Amici di Dorothy Parker questa ricordò la coppia positivamente: “Sembra che siano entrambi appena usciti del sole: la loro gioventù è impressionante”.

La loro esistenza pure, scandita dall’alcol, dai debiti e da una vita tanto folle quanto irresponsabile, tanto che i due erano descritti dai giornali di New York come gli emblemi della giovinezza e del successo, ragazzi terribili dell’età detta del jazz, spesso ritratti o fotografati con un buon bicchiere di gin in mano che Zelda amava particolarmente.

L’alcool diventerà un serio problema anche per lei ma allo stesso tempo Zelda riusciva ad occuparsi di letteratura, danza, pittura, diventando anche molto brava, sebbene il successo vero e proprio come artista si vedrà dopo la sua morte, grazie a lavori attenti di critici e intellettuali che ne conoscevano molto bene l’opera e lo stile.

Il marito non era granché come suo ammiratore e sponsor, anzi spesso soffriva di invidia verso Zelda e di gelosia verso le sue conquiste maschili e femminili) che riusciva a fare con molta facilità.

Le piccole vendette di Zelda, comunque, c’erano anche in vita come quando fu intervistata sul lavoro del marito e lei rispose: “Innanzitutto, ognuno deve acquistare questo libro (Belli e dannati) per i seguenti motivi estetici. Per cominciare, perché so che sulla 42esima strada per 300$ viene venduto il vestito di stoffa oro più bello che abbia mai visto; se lo comprano abbastanza persone, sempre lì è possibile acquistare un anello di platino con un cerchietto completo; inoltre, se anche questo articolo va a ruba, vi avviso che mio marito ha bisogno di un nuovo soprabito invernale, anche se con quello che ha ora se l’è cavata egregiamente negli ultimi tre anni… Mi sembra di aver intravisto in una pagina alcuni pezzi del mio diario, misteriosamente scomparso dopo il matrimonio; per non parlare dei frammenti di lettere che, seppur rielaborate non poco, mi suonano comunque familiari. Infatti, sembra che Mr. Fitzgerald – credo che il suo nome si scriva così – ritenga che il plagio inizi fra le mura domestiche”.

Il suo unico romanzo, Lasciami l’ultimo valzer, ambientato tra l’Alabama, New York, la Francia e l’Italia, è la storia di Alabama Beggs, bella e anticonvenzionale fanciulla del Sud che sposa un artista, viaggia con lui in Europa e conduce una vita relativamente infelice, cercando di mettere alla prova i suoi tormentati talenti artistici. In gran parte dolorosamente autobiografico, il romanzo di Zelda racchiude episodi della sua vita coniugale, tanti dei quali andranno a costituire come già detto la materia di Tenera è la notte. Zelda è una figura incantevole e tragica. I riflettori dei ruggenti anni venti che avevano incoronato Zelda e Scott come la coppia più scintillante di ogni serata newyorkese non riusciranno a riempire il vuoto, l’ansia di appagamento che Zelda cercherà tutta la vita di mettere a tacere attraverso la scrittura, la danza e la pittura e che la condurrà da ultimo alla schizofrenia.

Il marito, che tra alti e bassi fu sempre legato a Zelda comunque (e forse solo per fare bella figura in pubblico) di lei disse :  “Non ho mai conosciuto una donna che si esprimesse con tanta grazia e originalità”.

Brano: al piano solo “Gentle Waltz” di Oscar Peterson

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