100 anni fa nasceva il Proibizionismo negli USA: cosa rimane oggi?

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Si potrebbe pensare che non ci sia nulla da festeggiare per i 100 anni del Proibizionismo, eppure per il gin è stato un momento storico importante…

Una settimana fa di cento anni fa negli Stati Uniti comincia il Proibizionismo tramite l’approvazione del Volstead Act e durerà per i successivi tredici anni. Il divieto di vendita e consumo di alcolici fu promosso dal movimento “della Temperanza”, portato avanti principalmente da gruppi religiosi, in maggioranza Metodisti, e dalle donne; il movimento fu ampiamente sostenuto anche dal Ku Klux Clan. Le conseguenze, in positivo e in negativo, del Proibizionismo hanno coinvolto anche il nostro modo attuale di bere.

Quando gli usa erano “dry”, ma solo di facciata…

Le fondamenta del movimento si basavano su problemi sociali reali, legati all’effettivo abuso dell’alcol da parte degli uomini, soprattutto fra i più poveri, ma non solo. Il suo sviluppo però divenne di tipo totalitaristico e forti interessi politici entrarono in gioco. Anche il razzismo e l’anti-Cattolicesimo ebbero un ruolo, in particolare rivolto contro italiani e irlandesi, spesso visti come ubriaconi.

Il primo Stato a bandire l’alcol fu il Kansas all’inizio del 1880, altri seguirono e nel 1914 erano già tredici. A quel punto erano tanti i politici che per attirare voti inserirono il divieto degli alcolici nel loro programma fino ad arrivare al 18° Emendamento della Costituzione proposto da Andrew Volstead nel 1917 e approvato nel 1920 che proibì la produzione, distribuzione e vendita di “liquori intossicanti”.

Sappiamo tutti però che i ruggenti anni ‘20 negli Stati uniti non sono stati affatto privi di alcol. Furono gli anni del jazz, dei cocktail, dell’alta società, della corruzione, della mafia, della liberazione sessuale e dell’emancipazione femminile. Solo a New York aprirono oltre centomila Speakeasy e altri locali illegali di questo tipo. Moonshine e bathtub gin venivano prodotti clandestinamente e serviti in questi luoghi nascosti, ma neanche troppo.

Infatti tanti cocktail e il loro modo di servirli nacquero proprio in quegli anni e probabilmente il mondo del bar non sarebbe lo stesso senza il Proibizionismo americano, il jazz, gli speakeasy. E anche la diffusione del gin forse non avrebbe raggiunto gli stessi livelli, poiché la facilità con cui poteva essere prodotto illegalmente fece sì che il suo uso aumentò notevolmente a scapito degli altri distillati di meno facile reperibilità.

Ed è così anche che il genever olandese fu dimenticato e sostituito con il gin. Dopo la Guerra Mondiale infatti i Paesi Bassi ebbero difficoltà nel produrre il proprio distillato nazionale perché grano e cereali scarseggiavano e anche l’esportazione era diventata difficile. Molti degli ormai classici cocktail a base gin presenti nel Manuale del Vero Gaudente di Jerry Thomas, pubblicato nel 1862 e tuttora considerato “la Bibbia dei drink”, in realtà erano a base del cosiddetto “gin olandese”, cioè il genever, ma venne sostituito dal gin e così è ancora oggi.

Suggeriamo un brindisi in memoria degli anni ‘20 a base di Martini oppure French 75, ma se vi sentite vintage anche un bel Sidecar è perfetto! Enjoy and God Save the Gin!

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