Breakfast Martini: l’evoluzione della specie

Share on Facebook Tweet about this on Twitter Share on Google+ Pin on Pinterest Email this to someone

Pubblicato in

il

Il Breakfast Martini è il famoso cocktail inventato da The Maestro Salvatore Calabrese. Paolo Topa ci racconta la storia e propone due versioni da provare

Il titolo di questo articolo non deve trarvi in inganno: quello di cui vogliamo parlare oggi non è una variante del Dry Martini, magari da bere nell’arco delle prime ore della mattina. Tutt’altro!
Si tratta di un post-dinner molto particolare, inventato da Salvatore Calabrese, uno dei bartender più conosciuti al mondo. “The Maestro” (questo il soprannome oltre Manica di questa vera e propria icona italiana del bartending) è riuscito a dar vita a un drink dotato di un equilibrio perfetto tra la componente acida (presente nel succo di limone) e quella dolce-acida della confettura d’arancia. La presenza del Cointreau, un liquore dolce con una delineata aromaticità citrica è la chiusura del cerchio.

Salvatore Calabrese è l’inventore dell’iconico cocktail breakfast Martini, ecco come è miscelato

E il Gin? In questo caso sembra essere il collante tra tutti questi elementi, capace di fungere da “armonizzatore” delle diverse componenti. In ogni caso è chiaramente un cocktail dove il nostro distillato preferito ricopre un ruolo decisivo.
Con questo articolo proviamo a proporvi un paio di varianti del Breakfast Martini, partendo però dalla ricetta originale che prevede:

  • 5 cl di Gin
  • 1,5 cl di Cointreau
  • 1,5 cl di succo di limone fresco
  • 1 bar spoon (abbondante) di Confettura d’arancia

Prima versione. Photo credit: Paolo Topa

La preparazione è molto semplice: tutti gli ingredienti vanno versati in un mixer glass, dopodiché occorre mescolare brevemente il tutto per far sciogliere la confettura d’arancia. Successivamente si shakera per una decina di secondi e si filtra in una coppa Martini gelata (qualcuno propende con tecnica “double strain” per evitare i rimasugli solidi della confettura). Garnish? Scorza d’arancia sulla superficie.

Per la prima versione abbiamo deciso di puntare su Bombay Sapphire East (la versione con citronella thailandese e pepe nero del Vietnam) e sul lime al posto del limone. Per quanto riguarda la confettura abbiamo scelto una composta di arance amare biologiche, convinti di poter smorzare leggermente la carica dolce del Cointreau. Il risultato è più che positivo: il cocktail punta sulla sua base acida, leggermente stemperata dalla dolcezza del liquore. E’ presente anche un retrogusto amaricante dato dall’arancia amara che bilancia perfettamente le sensazioni. In definitiva un post-dinner fresco, agrumato e di grande signorilità. In questo caso specifico abbiamo deciso per un unico filtraggio in coppetta e questo ha portato a una piccola parte di residuo fibroso sul fondo del bicchiere (si tratta della confettura). Gradevole e originale anche per questo!

Seconda versione. Photo credit: Paolo Topa

Per la seconda versione siamo tornati ad utilizzare il limone ma questa volta siamo stati un po’ più
coraggiosi con la scelta del Gin: il Jodhpur Reserve 2012 non è una scelta convenzionale. Si tratta di un “aged”, poco citrico e dotato di note tostate e legnose molto particolari. Cambiamo anche la confettura: questa volta ne scegliamo una di agrumi (limone, arancia e mandarino) con un tocco di zenzero (2% del totale). Questa volta proviamo il “doppio filtraggio”, per differenziarci maggiormente rispetto alla versione precedente e notare le differenze sul residuo.

Il risultato non ha rispettato purtroppo le aspettative: la parte citrica è preminente (potrebbe essere
gradito ai fans dei Sour), la complessità poco rilevante. Anche il “double strain” non è risultata una scelta oculata, privando il drink della parte più “corposa” della confettura. L’assenza della nota amara al palato si è sentita, così come i sentori aromatici del lime. Anche il Jodhpur Reserve sembra abbia abdicato (non per sua colpa) alle sue note tostate e caramellose, probabilmente schiacciate dalla parte citrica del drink.

Poco male: il Breakfast Martini rimane un cocktail eccezionale, che si basa però su delicati equilibri di sapori (dolci/acidi) e sulla scelta oculata di una confettura e di un Gin che si integri alla perfezione (Salvatore Calabrese utilizza Bombay Sapphire e Tanqueray No.10 per esempio). Provate, sperimentate e cercate di assaporare tutto il fascino di questo drink moderno ma allo stesso tempo sinuoso e signorile.

Share on Facebook Tweet about this on Twitter Share on Google+ Pin on Pinterest Email this to someone

Non ci sono ancora commenti


Condividi la tua opinione!

La tua email non verrà pubblicata.

© 2015-2019 - ilGin.it Tutti i diritti riservati